Breve storia della socialità su Internet

Rispetto ad altre forme di comunicazione di massa, Internet si è sempre contraddistinta per la sua natura “da molti a molti”: sia in forma sincrona (IRC) sia asincrona (mailing list, newsgroup, forum) Internet ha sempre offerto la possibilità a tutti di raggiungere tutti. Fino ai tardi anni '90, per la maggior parte degli utenti questa possibilità era offerta in contesti che avevano molto della piazza e poco dell'individuale: pochi potevano permettersi una presenza fissa su internet con siti personali.

A cambiare questo sono stati la nascita dei blog (pagine personali in forma diaristica), il passaggio dalla loro cura manuale allo sviluppo di strumenti più o meno automatici per la loro gestione, ed infine il diffondersi di piattaforme che offrivano ‘a chiunque’ la possibilità di (ed in particolare lo spazio web necessario per) tenerne uno (LiveJournal, Blogger, i nazionali Splinder o ilCannocchiale, ed infine l'attualmente famosissimo WordPress).

Si avvia così un processo di individualizzazione di Internet, in cui il singolo assume (per il soggetto stesso) un peso sempre maggiore e le comunità cominciano a disgregarsi. Ai blog si affiancano siti in cui la pubblicazione e la condivisione del proprio (in forme non solo o non prevalentemente testuali) è il punto centrale: disegni (DeviantART), foto (Flickr, Zooomr), filmati (YouTube, Vimeo).

Per il singolo diventa sempre più facile pubblicarsi, ma sempre più difficile trovare e farsi trovare: il ruolo un tempo assunto principalmente dalle comunità che si aggrega(va)no in luoghi virtuali ben definiti (canali IRC a tema, gruppi specifici nell'immensa gerarchia dei newsgroup) viene progressivamente sostituito, in maniera oltremodo inefficiente, dalla rete di conoscenze (reali o virtuali).

L'apice di questo processo è la nascita dei cosiddetti social network, siti la cui spina dorsale non è più composta dai contenuti, bensì dai membri e dai modi in cui questi sono legati tra loro, invertendo così il rapporto tra utenti e contenuti che invece domina i servizi precedentemente menzionati.

Social network ed altre piattaforme

I social network non sono monchi della possibilità di pubblicare contenuti; anzi, un punto di forza su cui fanno leva per attirare utenti è la facilità con cui ‘tutto’ (testi, foto, video) può essere messo online, e soprattutto condiviso. Le possibilità offerte per la pubblicazione dei contenuti sono spesso di qualità nettamente inferiore a quelle offerte da piattaforme dedicate, ma sono per lo più sufficientemente buone (e soprattutto semplici) per l'utenza obiettivo preferenziale di questi servizi, con in più la comodità della centralizzazione.

Il social network si propaga facendo leva sulla natura sociale dell'animale umano, e la possibilità di condividere è lo strumento principale della nuova socialità virtuale. Così il social network diffonde la propria presenza oltre i limiti del proprio sito, e diventa lo strumento principale di diffusione anche di contenuti esterni. Prima dell'avvento dei social network, per un sito era importante essere ben indicizzato da un buon motore di ricerca; dopo l'avvento dei social network, per un sito diventa importante poter essere condiviso sui social network.

Ma la principale caratteristica che differenzia il social network dalle altre piattaforme è l'inversione dei rapporti tra utenti, prodotti, servizi e clienti. Mentre le altre piattaforme offrono servizi ai propri utenti, che sono anche i clienti, nei social network i servizi offerti pubblicamente sono solo un'esca per attirare utenti, le cui reti di connessioni ed i cui contenuti condivisi sono il prodotto da vendere ai clienti (principalmente, agenzie di pubblicità).

Il sottoscritto nella rete sociale

Già prima dell'avvento dei social network, i molti passaggi dell'evoluzione delle forme principali di interazione su Internet mi hanno lasciato molto tiepido. Non essendo quello che si definirebbe un early adopter, sono arrivato tardi su IRC (su cui permango tuttora), sui newsgroup e sulle mailing list (tra i quali rimango, e solo molto moderatamente attivo, solo su alcuni gruppi di interesse tecnico molto specifico), sui forum (che ho smesso quasi interamente di seguire). Ho aperto tardi un blog, e la mia presenza sui social network è pressoché inesistente.

Ogni approccio ad una nuova forma di interazione ha avuto origini e motivazioni ben precisi: persino i primi accessi ad internet (ben prima dell'arrivo della banda larga, quando ci si collegava a 56k —se andava bene— bloccando l'uso del telefono) furono motivati (ricordo che la prima connessione, usando uno di quei floppy di ‘prova internet per 15 giorni’, la feci per cercare un walkthrough per Myst, e stiamo quindi parlando dei primi anni '90).

I social network, invece, sfuggono tuttora al mio interesse: vuoi per la mia natura asociale (pardon: ‘selettiva’), vuoi per la mia totale estraneità (non priva di un certo disgusto) a quel vacuo entusiasmo per il numero di amici ed a quella passione quasi ossessivo-compulsiva per la condivisione sfrenata di ogni aspetto della propria vita nonché di quella degli altri tanto amplificata dai social network, vuoi per quella modaiolità intrinseca persino nella scelta dell'“ambiente” (ieri tutti su MySpace, oggi tutti su Facebook, domani tutti chissà dove), mi sono sempre sentito estraneo a queste forme di socialità virtuale.

Eccezionale veramente

Non nego tuttavia che alcuni aspetti del social networking possono essere utili, in determinati contesti o in particolari forme.

LinkedIn

In ambito lavorativo, ad esempio, il ‘grafo sociale’ di un individuo, le persone che conosce (ed il suo giudizio su di loro) e quelle che lo conoscono (ed il loro giudizio su di lui) hanno spesso un'importanza non inferiore a quella delle qualifiche dell'individuo stesso (soprattutto quando il lavoro scarseggia e per qualità e per quantità).

Con quest'ottica mi sono iscritto a LinkedIn, social network incentrato sul lavoro, i cui utenti sono definiti dalla professione, dall'azienda per cui lavorano e da quelle per cui hanno lavorato, dall'istruzione che hanno ricevuto. Uno scarno profilo ed una curata selezione di contatti costituiscono la mia ‘partecipazione’ al social network.

FriendFeed

L'altro aspetto che può rivelarsi utile dei social network è la centralità, ma piuttosto che incarnata in un ‘luogo unico’ per la pubblicazione dei contenuti, una centralità vista come punto di raccolta di contenuti pubblicati altrove.

Prima dei social network, lo strumento più comodo per seguire gli aggiornamenti di contenuti dei vari blog, siti di fotografia e quant'altro era l'utilizzo dei famosi feed; se della stessa persone si seguiva il blog, i video su YouTube, le foto su FlickR e quant'altro, ci si iscriveva a ciascuno dei feed separatamente. In questo, almeno una centralizzazione dei feed di tutti gli account sparsi per l'Internet avrebbe fatto comodo.

Ed è proprio su questo che ha puntato FriendFeed, ed è stato proprio questa sua principale caratteristica di aggregatore di contenuti, contenuti per i quali la scelta della piattaforma di appoggio rimane in mano agli utenti, che mi ha attirato.

Il profilo dell'utente FriendFeed è composto sostanzialmente dall'elenco dei feed che il social network si prenderà cura di controllare e raggruppare, per diffonderli poi automaticamente ai seguaci, ovvero a coloro che sono ‘iscritti’ all'account dell'utente. Per chi seguisse gente non iscritta a FriendFeed, questo social network permette anche la creazione di ‘amici immaginari’: nuovamente, nient'altro che elenchi di feed esterni raccolti a rappresentare un'unica persona virtuale.

Il punto chiave in tutto ciò è che FriendFeed non controlla i contenuti, ma aiuta molto a gestirli. D'altronde, non tutti i suoi utenti la vedono così, e non sono in pochi ad usare FriendFeed scrivendo messaggi e caricando foto direttamente sul social network.

La storia evolutiva di FriendFeed è stata intensa quanto breve, e si è conclusa con il suo acquisto, nel giro di meno di due anni, da parte di Facebook, mossa che per quanto favorevole agli sviluppatori di FriendFeed ha sostanzialmente sospeso, a tempo indeterminato, ogni speranza di sviluppo delle sue funzioni.

Così, ad esempio, difficilmente verrà aggiunto a FriendFeed il supporto per nuovi servizi e nuove piattaforme; difficilmente verrà migliorata la gestione della privacy, limitata alla possibilità di rendere privato il proprio account, senza ad esempio un'integrazione con la capacità di raggruppare gli amici in liste; difficilmente verrà migliorata la gestione dei gruppi, aggiungendo ad esempio la possibilità di pubblicare alcuni servizi direttamente su gruppi specifici.

Se l'approccio di FriendFeed ad una rete sociale rimane, a mio parere, il più intelligente e corretto, esso non sembra convincere coloro che invece vedono in quello tradizionale il modo migliore per sfruttare la ‘risorsa utente’. Così Google, nel suo ennesimo approccio al social network, dopo il fallimento di Wave e Buzz, opta per la strategià ‘à la Facebook’ in Google+: ed è questo, a mio parere, il grande errore di questo gigante della Rete che su altri fronti ha avuto invece tanti successi.

L'unica novità che Google+ offre in più rispetto a Facebook è infatti la gestione delle cerchie, e benché sia sorprendente che sulla rete sociale ci sia voluto tanto perché la distinzione tra gruppi di contatti molto diversi da loro fosse così ben integrata con il resto della piattaforma, non potrà mai essere questa la killer feature con cui Google+ potrà diventare per Facebook quello che Facebook è stato per MySpace.

Nel mio mondo ideal

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