In questi giorni ha suscitato un certo scalpore negli Stati Uniti la (presunta?) classificazione dei veterani e dei militari morti in guerra come “losers” e “suckers” (“perdenti” e “coglioni”) da parte dell'attuale presidente USA, Donald John Trump.

Sdegno nei confronti dell'opinione di Trump, con grande adunata (virtuale e simbolica) a supporto delle vittime degli insulti, non sono mancate: prevedibilmente in gran parte dagli oppositori del POTUS, ma il fatto che a due giorni dalla notizia siano arrivate le smentite è indicativo di quanto la notizia possa essere “politicamente pericolosa” per lo stesso, soprattutto in prossimità delle prossime elezioni.

D'altra parte non è certo una novità l'ambiguità della posizione del partito Repubblicano statunitense nei confronti delle forze militari nazionali: da un lato grande entusiasmo per questo strumento essenziale per le politiche (apertamente o implicitamente) espansionistiche/imperialistiche degli Stati Uniti, dall'altro scarsa attenzione per gli esseri umani che incarnano questo strumento.

È vero che l'ambiguità non manca neanche dall'altro lato (almeno per quanto riguarda la base, se non necessariamente gli esponenti politici), ma se non altro è un'ambiguità meno iporcita: da un lato opposizione all'espansionismo militare e contrasto al famoso military-industrial complex contro cui mise in guardia Eisenhower, dal'altro maggiore attenzione (almeno a parole) alle loro esigenze.

Non è comunque mio interesse qui discutere delle rispettive posizioni (ideologiche) sul ruolo e l'importanza del personale militare, né della discrepanza tra cittadini e politica, o dell'opportunismo dei critici. Voglio invece spingere una riflessione, forse (un po') impopolare, sul (presunto?) giudizio manifestato da Trump:

Non ha tutti i torti

Vi sono almeno due valide motivazioni a supporto del suddetto giudizio: una soggettiva (nella prospettiva del soggetto che l'ha presumibilmente emesso), ed una oggettiva (o quanto meno analizzabile al di fuori della prospettiva trumpiana).

Cominciamo con la prospettiva soggettiva, ed in particolare dal rapporto tra Trump ed il servizio militare, o per la precisione della mancanza dello stesso —cosa nella quale, c'è da dire, Trump non è molto diverso da altri esponenti del suo (attuale) partito . Non dovrebbe sorprendere che nella prospettiva di qualcuno che, nel periodo della guerra del Vietnam, è riuscito ad evitare (vuoi per caso, vuoi grazie agli agganci giusti) il servizio militare (attivo), coloro che hanno invece attraversato lo stesso periodo “sul campo”, riportando a casa (quando fortunati abbastanza da riuscire a tornare a casa) menomazioni fisiche e mentali, siano dei “perdenti”, dei “coglioni”.

Anche a volerle considerare vittime (delle loro circostanze, del sistema socioeconomico e politico degli Stati Uniti, della perversione geopolitica della cosiddetta guerra fredda, o checchessia), infatti, è indubbio che nella vita non li si possa considerare vincenti (cosa hanno “vinto”, con la loro partecipazione alla guerra?). o scaltri o smaliziati. Persino gli eventuali atti di eroismo (nei confronti dei proprî commilitoni o nei confronti della popolazione invasa che sia) non potrebbero spostare un giudizio del genere, rimanendovi sostanzialmente ortogonali (si può, dopo tutto, essere contemporaneamente eroi e fessi).

Ma possiamo andare oltre: sorvoliamo la questione della guerra del Vietnam e della ridotta o mancante esperienza militare del soggetto. Possiamo dire, oggettivamente, che la scelta di entrare nelle forze armate (quando questa sia una scelta, e quindi non certo nel caso del servizio di leva) si possa considerare una scelta vincente, una scelta furba?

Con la possibile eccezione di chi riesca a fare carriera, raggiungendo (quanto per merito, quanto per “nascita”?) i vertici piú alti, di cui possa poi godere i beneficî senza correre particolar rischi, cosa c'è mai da “vincente” nella scelta? È difficile pensare a motivazioni che non portino a giudizi negativi.

Lo fai per disperazione, perché non riesci a trovare niente di meglio, ne hai bisogno per pagarti gli studi? Sei un disperato, uno sfigato, un perdente.

Lo fai perché credi alla retorica del servizo reso alla nazione, o dell'aiuto alle nazioni dove ti porta l'intervento, all'esportazione della civilità e del nostro benessere? Sei un illuso, un fesso che non riesce (o non vuole) vedere alla realtà dietro gli interventi militari odierni: sei qualcuno che dietro la pretesa ideologica viene mandato a morire (a spese pubbliche) per favorire gli interessi di qualche grossa compagnia privata.

Lo fai perché ti piace l'idea di andare a picchiare ed ammazzare gente? Sei uno stronzo, un farabutto. (che va be', tecnicamente non rientra nella categoria di “losers” e “suckers”, ma non è certo un complimento.

In definitiva, nel diagramma proposto da Cipolla nel suo famoso saggio sulla stupidità umana, le uniche posizioni occupati dai membri delle forze dell'ordine sono quelle degli sprovveduti (sfruttati a beneficio di altri, ma a scapito del proprio), degli stupidi (sfruttati a danno di altri —a cui portano la guerra— sempre senza beneficio proprio), e dai banditi (che dal far danno agli altri traggono giovamento e soddisfazione).

Dov'è l'errore?

Quindi diciamocelo. Il problema con l'opinione di Trump sui militari non è che sia sbagliata. Il problema è che è un pensiero indelicato, e nella sua indelicatezza può —comprensibilmente— offendere.

E soprattutto il problema è che è un'indelicatezza rivolta alle persone sbagliate. Perché il problema non è che la carne da macello sia costitutita sostanzialmente da sfigati e perdenti che non posso sperare di fare di meglio, e da fessi e sprovveduti imbottiti di (e imboniti da) buone intenzioni. Il problema è che il militare sia la migliore occasione a cui sfigati e perdenti possono aspirare, perché intorno non c'è niente di meglio, e/o perché altrimenti non hanno nessuna speranza di pagarsi un'università (cosa comune negli USA) che apra loro prospettive migliori. E il problema è l'uso e l'abuso di forza militare per tutto ciò che non è pura e semplice difesa da forze armate nemiche durante un'invasione.

Se vogliamo mandare al macello gente per difendere interessi privati, almeno mandiamoci solo gli stronzi.