Introduzione

Institutions will try to preserve the problem to which they are the solution
Le organizzazioni tendono a preservare i problemi per risolvere i quali sono stati creati
Clay Shirky, via Kevin Kelly

L'idea è semplice.

Supponiamo che un ente venga creato con lo scopo precipuo di combattere il traffico di droga in, verso e da una certa nazione. Supponiamo che chi lo dirige o ci lavori abbia un'idea geniale che possa risolvere definitivamente il problema del traffico di droga. Supponiamo anche che non vi siano ostacoli burocratici all'attuazione di questa soluzione.

Potrà mai questo ente agire per l'applicazione di questa soluzione? La risposta è no, perché una soluzione (definitiva) al problema comporterebbe la soppressione dell'ente atto a combattere il problema.

Sostanzialmente, per un ente istituito con lo specifico compito di risolvere un problema, raggiungere l'obiettivo significherebbe commettere —di fatto— un suicidio. Questo paradosso è la base del principio di Shirky.

È importante sottolineare, in piú, che —almeno fintanto che l'esistenza dell'ente è sottoposta a decisioni esterne— anche quando l'ente non abbia interesse a trovare una soluzione definitiva è comunque essenziale che mantenga almeno le parvenze della propria necessità, che conduca quindi azioni che almeno apparentemente siano mirate se non a risolvere definitivamente il problema, almeno a contrastarlo con una certa (almeno apparente) efficacia.

Al suo estremo, questo paradosso può persino trasformare una già fiacca quando non puramente fittizia lotta al problema in una sua diretta alimentazione; ad esempio, agenti antidroga che impersonano spacciatori, o una metodica opposizione alla legalizzazione di certe droghe.

Obiettivi politici

Supponiamo che un politico costruisca la propria campagna elettorale su un tema specifico, promettendo —una volta eletto— di risolvere uno specifico problema. Ci si può fidare del fatto che questo politico, una volta eletto in una posizione in cui potrebbe effettivamente risolvere efficacemente il problema, lo faccia?

Sarebbe facile rispondere con un cinico “no”, anche semplicemente basandosi su una diffusa opinione che i politici, per lo piú, mentano sulle promesse elettorali. In realtà, questo cinismo è molto meno diffuso di quanto si potrebbe pensare (nella mia esperienza: è piú diffuso a sinistra che a destra, ma non sono a conoscenza di statistiche che confermino questa mia aneddotica esperienza), e viene spesso “trascurato” quando viene toccato un tema che ci sta particolarmente a cuore, o quando una faccia nuova venga a proporsi come soluzione.

(Proprio la novità, il presentarsi come “anti-enstablishment”, è stata uno degli elementi determinanti per il successo iniziale di Berlusconi, cosí come in tempi piú recenti del Movimento 5 Stelle di Grillo & Casaleggio, nonché della rinnovata Lega Nord “italianista” ed “anti-europeista” —il tutto, ovviamente, senza trascurare la massiccia importanza degli strumenti di propaganda, la televisione vent'anni fa come Internet oggi.)

Il paradossale principio di Shirky ci dà un'interessante chiave “interpretativa” della potenziale onestà del politico, al di là di eventuali questioni di attuabilità; ci permette cioè di rispondere: ammesso e non concesso che l'obiettivo sia raggiungibile, il politico in questione mirerà davvero al suo raggiungimento?

E per trovare la risposta a questa domanda, la chiave in cui bisogna leggere la domanda è in realtà questa: una volta (ipoteticamente) raggiunto l'obiettivo, cosa rimarrebbe da fare, al politico in questione?

Una possibile risposta alla domanda sull'affidabilità del politico, nell'ottica del paradosso, è quindi la seguente: è piú credibile qualcuno sceso in politica solo per risolvere il problema, ma che potrebbe tornare a ritirarsi a vita privata raggiunto l'obiettivo (quindi dopo aver “suicidato” la propria piattaforma elettorale con il mantenimento della promessa), piuttosto che un politico di professione che non ha conosciuto altra fonte di reddito che la politica stessa: per quest'ultimo, infatti, il mantenimento è legato al proprio rimanere in politica, ed il mantenimento della promessa elettorale diventerebbe invece un argomento in meno per le elezioni successive: deleterio, soprattutto per coloro il cui corpo elettorale tende ad essere single-issue.

Osservazioni

A volte ritornano

Ovviamente, non è detto che qualcuno con una vita privata soddisfacente, sceso in politica per risolvere uno specifico problema, non cambi idea, scoprendo ad esempio che nel ruolo di politico si ritrova ad avere piú fortuna (o ricchezza o prestigio o quello che sia) che nella sua vita privata: e questo non farebbe altro che farlo rientrare nella situazione del principio di Shirky.

Finzioni

È ugualmente vero che una volta eletto con certe promesse elettorali, un politico non può —in genere— ignorarle completamente: dovrà almeno fingere di perseguire l'obiettivo preposto, dimostrando un almeno apparente raggiungimento di risultati almeno parziali —senza però mai andare veramente a fondo nella questione, e se possibile cercando anzi di ostacolare chi provi a risolvere davvero il problema. Eventuali fallimenti potranno comunque essere scaricati su alleati inaffidabili, agenti esterni, agenti interni o qualunque altra forza presunta opposta alla risoluzione del problema —specchietti per le allodole che distraggano dal reale mancato intento del politico stesso.

Scommesse

Voglio inoltre sottolineare che il principio di Shirky si applica sempre e comunque: potrebbe sembrare particolarmente rilevante nel caso di un politico che scommetta la propria carriera su una particolare vittoria politica, ma in realtà una tale scommessa è assolutamente irrilevante, ed il principio di Shirky è anzi il suo opposto: la scommessa (comunque facilmente non mantenuta) è in genere del tipo «se non riesco a far passare questa legge, mi ritiro dalla politica»; il principio di Shirky, se fosse esplicitato, sarebbe formulato piuttosto con un «se riesco a far passare questa legge, mi ritiro dalla politica, quindi non proverò veramente a far passare questa legge». Su questo spenderò qualche altra parola piú avanti.

Ipocrisia

(Non è invece legata al principio di Shirky l'ipocrisia di quelli che fanno campagne contro X (droga, pedofilia, omosessualità, etc) salvo poi essere colti con le dita nella marmellata, colpevoli proprio di ciò contro cui facevano campagna.)

Per esempio

Un esempio paradossale

Se il programma elettorale di Silvio Berlusconi fosse stato incentrato esplicitamente sulla difesa dei suoi problemi giudiziari, e possibilmente dei suoi interessi commerciali, sarebbe stato ben piú credibile della sua propaganda “anticomunista” e “liberale”, non tanto (o non solo) perché avrebbe reso espliciti i suoi veri intenti, ma anche, e soprattutto, perché avrebbe potuto dimostrare la non applicabilità del problema di Shirky: cancellati i proprî reati e riassettate le proprie finanze, avrebbe potuto tornare a fare l'imprenditore senza doversi piú occupare di politica personalmente (assumendo ovviamente in tutto questo che la sua discesa in politica non avesse ulteriori secondi, legati ad esempio ad interessi mafiosi).

Un esempio senza sbocco

Come osservato, il principio di Shirky ha un suo complementare nelle “scommesse elettorali”: un recente esempio lampante in questo senso è stato Matteo Renzi, con la sua scelta di (fingere di) giocarsi la carriera politica sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi, minacciando (o promettendo?) di non farsi piú vedere in caso di fallimento del referendum.

Possiamo constatare che nella realtà dei fatti, fallito il referendum, la sparizione di Renzi si sia limitata ad un passo indietro dal ruolo ricoperto ad allora (presidenza del Consiglio dei Ministri), ma al di là dell'ipocrisia del caso specifico quello che a noi interessa è l'analisi del paradosso in cui si andrebbe a cacciare un politico “onesto” (ovvero convintamente intenzionato a mantenere le promesse) nel fare una scommessa del genere, su una legge o riforma che sia anche il suo cavallo di battaglia elettorale (come peraltro era il caso per Renzi).

Per non cedere al principio di Shirky, il politico dovrebbe infatti sostanzialmente promettere (e mantenere!) di ritirarsi dalla politica dopo aver raggiunto l'obiettivo; con la scommessa promette (e dovrebbe mantenere!) invece di ritirarsi dalla politica se non raggiunge l'obiettivo: in fin dei conti, con una scommessa del genere un politico onesto dice semplicemente «comunque vada, mi ritiro dalla politica». Almeno in assenza di scappatoie.

Un esempio concreto

Un pilastro della campagna elettorale di Matteo Salvini prima e dopo le Elezioni politiche italiane del 2018 è stato il contrasto all'immigrazione. Vi sono varî motivi per dubitare dell'onestà della promessa di Salvini1, ma il primo di tutti è proprio il principio di Shirky.

Salvini ha come principale fonte di reddito2 la propria attività politica. In quanto tale, non può mirare davvero al raggiungimento degli obiettivi che si pone —qualunque essi siano, ed indipendentemente dalla loro effettiva realizzabilità— semplicemente perché questo comporterebbe la fine della sua carriera politica —salvo notevoli trasformismi (a cui, c'è da riconoscere, non è certo estraneo3).

È indubbiamente vero che Salvini è tutt'altro che l'unico ad essere in questa situazione (anzi, si potrebbe anche arrivare a dire che sono ben pochi —se ve ne sono affatto— i politici italiani che non condividano questa condizione con lui), ma il suo caso è particolarmente interessante non solo perché l'obiettivo sul controllo dell'immigrazione sarebbe quanto meno approcciabile, se non addirittura raggiungibile, ma anche e soprattutto perché il suo operato da Ministro degli Interni del Governo Conte è ricco di elementi caratteristici del principio di Shirky in azione. Qualche esempio:

  • prendersi meriti legati alle azioni del governo precedente;
  • l'ossessione contro le ONG “taxi del mare”, nonostante oltre il 90% degli sbarchi sia “fantasma”, o con salvataggi della Guardia Costiera italiana (specchietto per le allodole);
  • il siluramento del GICIC, Gruppo Interforze di Contrasto all'Immigrazione Clandestina (ostacolo a chi agisce per risolvere il problema);
  • l'emanazione di due decreti (Decreto Sicurezza e Decreto Sicurezza Bis) di alto impatto propagandistico e scarso o nullo impatto effettivo, quando non addirittura controproducenti (propaganda e falsa realizzazione, con amplificazione dei problemi);
  • accuse al potere giudiziario che vanifica il suo (illegale) operato (scaricabarile delle responsabilità su presunti nemici interni);
  • la reiterata mancata partecipazione agli incontri EU sulla gestione dei flussi migratori, salvo poi assegnare all'EU presunte intenzioni negative al contrasto di detti flussi (ostacolo al raggiungimento dell'obiettivo e scaricabarile delle responsabilità su presunti nemici esterni).

Sia ben chiaro che con questi esempi non è mio interesse ridurre l'operato di Salvini all'applicazione del principio di Shirky, bensí solo mostrare come già solo a questo livello si possa manifestare la sua malafede.

Scappatoie

Per concludere il discorso, possiamo vedere cosa giace oltre il principio di Shirky nella politica, ovvero quali vie d'uscita si propongano ad un politico che fosse onesto (ovvero intenzionato a mantenere le proprie promesse elettorali), ma anche cosciente della propria capacità politica, e quindi interessato a mantenere il proprio ruolo (di politico di professione).

La piú semplice delle scappatoie è quella di porsi obiettivi chiaramente irraggiungibili, ma asintoticamente approcciabili: sarebbe in tal caso possibile “vincere” ad ogni elezione avvicinandosi all'obiettivo senza fingere di star provando a raggiungerlo.

Un'idea piú sofisticata potrebbe essere quella di non manifestare subito l'intero programma elettorale, ma attuare una rivelazione progressiva: ad esempio, si potrebbe cominciare con una piattaforma elettorale costruita su una particolare riforma, e solo una volta attuata questa riforma spostare la propria piattaforma elettorale sul passo successivo.

Per mantenersi nell'ambito dell'“onesta” è ovviamente necessario che il programma elettorale, anche nella parte non manifesta, abbia una sua coerenza ideologica (e non affidare quindi il proprio “rinnovamento” elettorale al piú becero ed incoerente dei trasformismi, seguendo la “pancia” del popolo con logiche puramente numeriche). In tal caso, a parte le accuse di dissimulazione, vi sarebbe anche la possibilità di un crescere del consenso basato proprio sul raggiungimento degli obiettivi («oh, finalmente un politico che fa davvero quello che dice»).

La migliore delle soluzioni sarebbe ovviamente un approccio combinato, con un obiettivo ultimo manifesto ed utopico, e programmi elettorali realizzabili per gli infiniti passi intermedi (per questa legislatura ci concentreremo sull'aspetto X; una volta raggiunto questo obiettivo intermedio ci occuperemo dell'aspetto Y; etc).

Ma forse è chiedere troppo.

Una nota finale

L'intera esposizione è costruita sull'applicazione del principio di Shirky al singolo esponente, ma il principio è ugualmente applicabile anche al gruppo, al movimento: un partito fondato sul raggiungimento di uno specifico obiettivo tenderà a non provare davvero a raggiungerlo, poiché questo poterebbe al suo scioglimento. Direi anzi che tale tendenza diventerà tanto maggiore quanto piú tempo sarà trascorso dalla fondazione del partito; possiamo quindi prevedere tre possibili termini per un partito: il rapido raggiungimento del proprio obiettivo (e la conseguente dissoluzione del partito), l'esaurimento della spinta propulsiva verso il raggiungimento dell'obiettivo (e la conseguente dissoluzione del partito), l'innesco di meccanismi legati al principio di Shirky, ed il conseguente perdurare del partito contro i proprî interessi dichiarati.

O per dirla con le parole di Harvey Dent:

You either die a hero, or you live long enough to see yourself become the villain.

O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo

Harvey Dent in The Dark Knight

  1. a partire dalla generale inaffidabilità del soggetto, protagonista dell'apparente trasformazione della Lega Nord da partito secessionista con nemico principale l'Italia intera ed in particolare il meridione a partito nazionalista con a cuore l'interesse di tutti gli italiani contro i forestieri —del nord (EU) e del sud (Africa) ↩

  2. almeno formalmente; stiamo quindi escludendo altri aspetti quali i famosi 49 milioni di euro spariti dalle casse della Lega, o i presunti 65 milioni di euro di intrallazzi illeciti con la Russia. ↩

  3. ovviamente, si potrebbe osservare che il trasformismo di Salvini costruisce comunque sullo stesso modus elettorandi: una propaganda basata in maniera molto elementare sull'odio o sul disprezzo dell'inferiore, cambiando il presunto nemico, ma non certo la retorica. ↩