Personalmente, mi trovo in disaccordo con la scelta di ammettere Oscar Pistorius alle Olimpiadi del 2012.

Una regola introdotta dall'IAAF nel 2007 bandisce l'utilizzo di “ogni strumento tecnico che includa molle, ruote, o altri elementi che forniscano all'utente un vantaggio su altri atleti che non utilizzano tale strumento”. La regola, benché sembri scritta espressamente per escludere Pistorius, mi sembra chiaramente condivisibile: si tratta sostanzialmente dell'equivalente nella corsa della regola che esclude l'uso delle pinne nel nuoto.

È importante osservare che il regolamento è formulato in modo da essere molto specifico: non è bandito l'utilizzo di qualunque strumento tecnico, ma soltanto di quelli forniscono un vantaggio (considerato in tal senso sleale) rispetto al “corpo libero”.

Per questo il dibattito su Pistorius si è incentrato sostanzialmente sul cercare una risposta alla domanda se effettivamente le sue protesi gli dessero un vantaggio rispetto all'utilizzo di gambe umane; i risultati di una ricerca preliminare dimostrarono che tale vantaggio era netto ed evidente, ma furono in seguito ignorati in quanto limitati alla “fase di crociare” (corsa in rettilineo dopo il raggiungimento della massima velocità), ignorando le penalità che le protesi davano invece in fase di accelerazione e nello scatto iniziale. La decisione finale fu quindi di permettere a Pistorius di competere, in quanto non era stata dimostrato un suo complessivo vantaggio rispetto agli atleti senza protesi.

Quale competizione?

Il mio disaccordo con questa decisione nasce dalla seguente riflessione. Il punto di partenza è la domanda: qual è lo scopo della competizione? (Nello specifico, si parla ovviamente della gara di corsa per i 400 metri.)

La risposta, a mio parere, è la seguente: mettere a confronto le capacità fisiche degli atleti; capacità quali: tempo di reazione (sparo/scatto), accelerazione (tempo/spazio necessari per il raggiungimento della “velocità di crociera”), resistenza (capacità di mantenere tale velocità per sufficiente tempo).

Ora, se nessuno degli atleti usa protesi, è evidente che il risultato della competizione sarà legato esclusivamente (modulo aspetti di cui parlerò più avanti) alle effettive capacità e prestazioni fisiche dell'atleta. Se un atleta ha meno scatto iniziale, è perché le sue capacità sono inferiori; se un atleta raggiunge una velocità di crociera maggiore, o è in grado di mantenerla più allungo, è perché le sue capacità sono superiori.

Per contro, con l'utilizzo di una protesi il confronto non è più (solo) tra le capacità degli atleti, ma anche tra le proprietà tecniche della protesi utilizzata; se un atleta con protesi ha meno scatto di un (altro) atleta senza protesi, bisogna tener conto del fatto che parte della differenza è dovuta alle effettive capacità dell'atleta, ma parte è dovuta alle proprietà della protesi; analoghe considerazioni nel caso in cui un atleta con protesi riesca a mantenere una velocità di crociera più alta per più tempo di un atleta senza protesi.

A prescindere dal fatto che si sappia o meno quanto la protesi influenzi le capacità dell'atleta, rimane il fatto che ammettere l'utilizzo di una protesi altera lo scopo della gara: non si tratta più di valutare le capacità degli atleti, ma diventa un confronto che comprende atleti e protesi.

Vestiti per competere

In realtà, poiché gli atleti non corrono nudi, esiste già un certo numero di fattori che influenzano le prestazioni degli atleti e che prescindono, in larga misura, dalle loro capacità fisiche.

Il fattore più importante è certamente la calzatura: proprietà di presa ed elasticità della scarpa possono infatti un impatto non trascurabile in ogni fase della corsa. Anche in questo caso l'IAAF impone alcuni limiti sulle scarpe utilizzabili in gara, ma un certo margine rimane.

(È curioso notare anche che, viste ormai le incredibilmente piccole differenze che spesso ottengono gli atleti, non sarebbe sorprendente scoprire che anche cose come il modo in cui gli indumenti aderiscono al corpo dell'atleta, o persino il taglio di capelli, possono avere una certa influenza sull'esito della gara.)

Viene da chiedersi se per rendere la competizione più ‘pura’ non sia addirittura il caso di richiedere che gli atleti corrano a piedi nudi (l'etiope Abebe Bikila è forse il più famoso maratoneta a competere in queste condizioni).

E perché non un ritorno alle origini, quando la ginnastica si praticava nudi? (Anche se probabilmente proprio per la corsa un minimo di binding è necessario, del seno per donne, del pene per gli uomini.)

Valutazione d'impatto

Tornando alla questione delle protesi, vi è in realtà un metodo per valutare l'impatto che le protesi possono avere sulle prestazioni degli atleti; la soluzione, ovviamente, è quella di mettere a confronto le prestazioni dello stesso atleta, con e senza le protesi.

Prima che a qualcuno venga la perversa idea di mozzare le gambe a qualcuno per fare gli esperimenti, vorrei ricordare che Chell, la protagonista di Portal, ha delle protesi alle gambe, pur essendo fisicamente integra; nel gioco le protesi, non dissimili nel design da quelle utilizzate da Pistorius, hanno la funzione di assorbire parte dell'energia cinetica in caso di caduta verticale, evitando danni alle gambe (o al resto del corpo) del soggetto.

Una soluzione del genere1 sarebbe possibile anche per gli atleti; si potrebbe così valutare, per uno stesso atleta (con adeguato allenamento anche all'uso della protesi), quanto le sue prestazioni cambino con l'utilizzo della protesi, nelle varie fasi della gara.

Ovviamente, per avere una buona valutazione dell'impatto della protesi sarebbe necessario uno studio statistico valido, che coinvolga un adeguato numero di atleti, e ripetute corse con e senza le protesi.

Competizioni dedicate

Ma oltre alla valutazione dell'eventuale vantaggio o svantaggio dell'utilizzo di protesi nella corsa, c'è un approccio molto più elegante al problema.

La mia obiezione, infatti, pertiene l'ammissione di Pistorius a competere nei 400 metri “a corpo libero”. Nulla vieta però l'istituzione di una gara di corsa “con strumenti”, non dissimile dalle gare di nuoto pinnato distinte dalle gare di nuoto semplice. Invece delle biciclette, gli strumenti sarebbero protesi per le gambe o altri simili supplementi.

In una tale competizione, in cui le protesi siano utilizzati da tutti gli atleti, un eventuale vantaggio di Pistorius sarebbe solo nei confronti di atleti di identica costituzione, per via della differenza di peso all'effettiva mancanza (di parte) delle gambe, ma la cosa non sarebbe diversa dalle normali differenze di peso tra gli atleti. La competizione sarebbe fair, e distinta da quella senza strumenti.

Una diversa prospettiva

Il caso Pistorius può anche essere visto da una prospettiva filosoficamente molto diversa, ovvero quella del postumano; in tal senso, la lotta di Pistorius per il riconoscimento del proprio diritto a competere fuori dalle Paralimpiadi costituisce di fatto una lotta perché la sua situazione non sia più giudicata un handicap; per gli entusiasti, Pistorius è piuttosto uno dei primi esempi di postumano, un ibrido tra uomo e macchina.

Anche con questa prospettiva, in realtà, la sua partecipazione alle Olimpiadi rimane quanto meno dubbia; se già uomini e donne competono in gare separate, infatti, non si capisce perché umani e postumani possano invece competere nelle stesse gare.

C'è di peggio, anzi: con questa prospettiva, infatti, l'ammissione di Pistorius alle Olimpiadi non sarebbe nemmeno ammissibile con una gara di corsa in cui sia ammesso l'utilizzi di protesi, perché rimane, insuperabile, la divisione di categoria.

E allora forse non è ancora al momento di proclamare “The age of Pistorius”.


  1. non proprio, in realtà, giacché la roba nel primo Portal è stata impiantata chirurgicamente, richiedendo la sostituzione (di parte) del ginocchio del soggetto; per l'atletica non sarebbero ovviamente necessarî gli accorgimenti richiesti dalla necessità di assorbire l'energia di cadute da altezze folli, quindi l'intervento chirurgico non sarebbe necessario. ↩