Li soprani der Monno vecchio

C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
«Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo:
Io, si vve fo impiccà nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
quello nun pò avé mmai vosce in capitolo».

Co st’editto annò er Boja pe ccuriero,
interroganno tutti in zur tenore;
e arisposeno tutti: «È vvero, è vvero».

Giuseppe Gioacchino Belli, Sonetti romaneschi

Il terzo verso del sonetto del Belli è stato reso famoso da Monicelli, che mette quelle parole in bocca al Marchese del Grillo nell'omonimo film che vede Alberto Sordi interprete del protagonista.

È una di quelle convergenze cosmiche che andrebbe analizzate: Alberto Sordi, i cui film sono usati da Nanni Moretti come exemplum della piaga qualunquista che affligge l'Italia da sempre, recita qui il ruolo di un personaggio che in comune con l'oggetto di questo articolo ha ben più che un'affinità onomastica.

L'oggetto in questione è, come immagino sia abbastanza ovvio, Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe, ex-comico, trascinatore di folle, co-fondatore del MoVimento 5 Stelle (di seguito: M5S) e detentore del rispettivo marchio registrato.

Come immagino sia abbastanza evidente dal titolo, non potrò scindere lo studio della figura (ormai sostanzialmente sociopolitica) di Grillo da quello del M5S, in relazione non solo al ruolo di Grillo all'interno del movimento, ma con una prospettiva anche più generale. Nell'ambito del discorso sarà inevitabile, probabilmente, menzionare almeno alcune delle idee che il M5S starebbe portando avanti, ma mi preme sottolineare che l'obiettivo di questo articolo non è dibattere su quelle idee (cosa che mi riservo di fare eventualmente in altra sede), quanto piuttosto analizzare il suo modus (operandi quanto existendi).

In quello che segue, mi capiterà inoltre più di una volta di parlare del M5S come del MoVimento ‘di’ Grillo. L'espressione, sono sicuro, darà fastidio a molti sostenitori del MoVimento, ma come per l'uso del termine ‘grillini’, essa è basata su alcune considerazioni cui ho già accennato altrove, e che approfondirò qui stesso più avanti.

D'altra parte, questo articolo non è certo rivolto ai grillini: nell'analisi che seguirà non mancheranno infatti critiche, anche in negativo, dell'operato di Grillo nonché di alcuni aspetti organizzativi del M5S, ed i sostenitori di Grillo e del M5S si sono finora dimostrati assolutamente incapaci di recepire alcuna critica: ogni pensiero negativo su Grillo e sul suo MoVimento è infatti immediatamente classificato come ‘propaganda’ —frutto delle menzogne diffuse per cercare di gettare in cattiva luce questa presunta nuova forza rivoluzionaria che minaccia il potere e lo statu quo— come se per loro fosse inconcepibile essere critici dell'uno come dell'altro.

Anche di questo parlerò (inevitabilmente) più avanti.

La questione lessicale

Una delle principali difficoltà nella comunicazione con i sostenitori del M5S, nonché più in generale nel parlare del M5S giace nella manipolazione linguistica cui il MoVimento è internamente sottoposto, con promotore Grillo stesso (o chi per lui) ed entusiasta adesione da parte dei grillini.

Questa alterazione prende varie forme (per alcune delle quali porterò a breve qualche esempio) che per un osservatore esterno sono accomunate da una discrepanza tra la loro effettiva applicabilità (o meno) al MoVimento (secondo il significato comune delle parole) e l'uso che ne fa il MoVimento stesso.

La prima di queste forme di riprogrammazione linguistica consiste nella restrizione di significato di termini di uso comune e significato ben preciso, per evitare che essi si applichino al M5S.

Ad esempio, benché di fatto il M5S sia una associazione a fini politici, con uno statuto e delle regole (e quindi un partito), nel Grillo-linguaggio è tutto l'opposto: il MoVimento è una non Associazione, come indicato nel Non Statuto, e tra le (non?) regole dello statuto è dichiarato che il M5S non è un partito.

(Peraltro, se il M5S non fosse un partito e non avesse uno statuto, si porrebbe un interessante paradosso: non avrebbe diritto ai rimborsi elettorali che hanno sostituito il finanziamento pubblico ai partiti, e non potrebbe quindi rinunciarvi —punto chiave, invece, della loro campagna.)

Che queste scelte siano null'altro che una strategia comunicativa, un artificio retorico (sulle motivazioni del quale tornerò più avanti), risulta evidente da come queste scelte semantiche trovino spazio in altri documenti ufficiali del M5S. Ad esempio, il secondo punto del secondo capitolo (“Programma e Statuto”) del Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento recita (al 12 marzo 2013):

I parlamentari sono tenuti al rispetto dello Statuto, riferito come “Non Statuto”

Alle restrizioni di significato atte ad escludere il M5S da certi termini che invece gli si confanno si affianca un comportamento lessicale opposto: il MoVimento fa infatti proprî termini e concetti che nella realtà dei fatti non gli si applicano. A parole, ad esempio, il M5S dovrebbe essere caratterizzato da aspetti chiave quali democrazia diretta, parità (uno vale uno), trasparenza. Nei fatti, però, nessuno di questi concetti sembra trovare la dovuta applicazione nei meccanismi interni al M5S.

Per finire, dopo ciò che è, ma che non viene chiamato con il proprio nome (anzi, per il quale si insiste sulla negazione della sua essenza), e dopo ciò che non è, ma sul quale si insiste come se fosse, abbiamo anche ciò che è, ma che viene chiamato con un nome diverso (slittamenti di significato).

È questo il caso ad esempio dei ruoli di personaggi di spicco (e non) nell'ambito del M5S, come ad esempio l'uso del termine ‘portavoce’ per Grillo (uso del quale ho già parlato altrove), o di ‘guru’ per Casaleggio.

Su questi e su altri ruoli che connotano (o dovrebbero connotare) il MoVimento tornerò più avanti. Al momento, mi limiterò a concludere questo paragrafo con la seguente osservazione.

Questo gioco a ridefinire i termini per simulare e dissimulare la realtà della natura del M5S, del ruolo dei suoi fondatori, nonché del funzionamento stesso del M5S, riscuote indubbiamente il dovuto successo tra i suoi sostenitori. Per tutti gli altri, è solo uno dei tanti, importanti, segni di una certa orwellianità del grillismo.

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Memoria storica e parallelismi

A guardare dall'esterno il M5S e la sua espansione non si può fare a meno di tracciare paralleli con altri partiti e movimenti politici della storia, italiana e non, passata e recente. A meno di non credere sulla parola alla presunta spinta innovativa e rivoluzionaria di Grillo e del MoVimento, infatti, è inevitabile riconoscere, nel linguaggio come nei comportamenti di Grillo e dei grillini, modi e parole che di nuovo ed originale hanno ben poco.

Non notare questi paralleli, a mio parere, significa quanto meno difettare di memoria storica, memoria peraltro non necessariamente poco recente. D'altra parte, posso capire che nel disperato bisogno di cambiamento si preferisca soprassedere a quanto il nuovo somigli al vecchio, per aggrapparsi piuttosto alle presunte differenze —se non altro di programma— nella speranza che almeno questa sia la volta buona, che le idee proposte siano veramente nuove, e che chi le propugna le voglia davvero appoggiare.

C'è anche in questo qualcosa di paradossale: Grillo ed i grillini giocano pesantemente sul qualunquismo populista del “sono tutti uguali”, del PD-meno-elle uguale al PDL, sottolineandone le somiglianze ad ogni piè sospinto ed evitando accuratamente di menzionarne le differenze; guai però a ripetere con loro lo stesso giochetto, e sottolineare le somiglianze (generalmente non lusinghiere) tra loro ed altri partiti, estinti o esistenti che siano.

Il fascismo

Non pochi hanno notato quanti aspetti del M5S ricordino il fascismo.

{ Assenza di presa di distanza dal fascismo storico. Posizioni nettamente fasciste o pro-fascismo. Atteggiamenti fascistoidi. }

{ Qualunquismo, populismo, Te lo meriti Alberto Sordi. }

Queste scelte {retoriche} si inquadrano bene nella strategia comunicativa di Grillo, che propone una visione manichea e semplicistica del quadro politico italiana, visione che grazie appunto alla propria natura manichea, semplicistica e —diciamolo— qualunquista è di grande appeal allo stomaco degli elettori stufi e/o delusi, presentando un mondo semplice, in cui ‘gli altri’ sono ‘tutti uguali’, la scelta offerta da quelli è fittizia, mentre ‘loro’ sono diversi, la forza rivoluzionaria che potrà cambiare tutto.

La Lega

Sinceramente, benché non mi trovi particolarmente in disaccordo con certi paralleli —sebbene l'ascesa e la diffusione del M5S a me ricordano più quelle del nazismo in Germania che quelle del fascismo in Italia— ritengo che non sia nemmeno necessario andare così indietro nel tempo per trovare paralleli tra il M5S ed altre formazioni politiche.

Mi ricordo ad esempio la Lega Nord delle origini, quella esplosa in piena Tangentopoli, quella forcaiola, quella che sosteneva che i politici (gli altri) erano tutti ladri e corrotti, quella che rappresentava, o diceva di rappresentare, gli interessi del popolo padano contro Roma Ladrona.

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Il berlusconismo

Un paragone che dà un certo fastidio ai grillini è quello con i berlusconiani. L'idea ai grillini fa ribrezzo perché nella loro semplice partizione del mondo, loro (i grillini) stanno da una parte, e tutti gli altri (in particolare PD e PDL) stanno dall'altra: un confronto è inconcepibile, se non per contrasto.

D'altra parte, ben pochi andrebbero a cercare somiglianze tra il programma del M5S e quello che il PDL ha fatto in questi anni: la somiglianza tra i due gruppi riguarda infatti piuttosto il comportamento, il modus operandi (loro e di chi li pilota). Ma questo a loro non sembra dare fastidio; di più, sembrano non accorgersi affatto di questo parallelismo, per quanto sia evidente dall'esterno.

{ Grillo come Berlusconi, il fascino del trascinatore, Internet come la televisione, le voci contrarie tacciate di essere propaganda del duo PD-PDL. Esempi “dall'altra sponda” di ridefinizione dei termini: “il partito di Repubblica” }

Varie ed eventuali

{ Il comico e il guru. }

{ Vedere anche la roba già in Diaria. }

{ Riferimenti e concetti già espressi da altri negli articoli segnati su delicious. }

{ Il falso e l'ignoranza. }

Ruoli

In parlamento

{ Ignoranza e incompetenza dei rappresentanti in parlamento. La strategia del demerito. Manipolabilità. Uno (Grillo, o chi per lui) vale tanti (quanti sono i suoi rappresentanti in Parlamento). }

{ L'articolo 67:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Comodo quando Fini sega Berlusconi, pericoloso quando significa che i parlamentari 5S possono fare di testa loro e non quello che dice loro il Movimento —o chi per esso (Grillo/Casaleggio).

Perché Grillo non appoggerà mai un ritorno al più democratico —e meno governabile— meccanismo del proporzionale con uninominale secco. }

La massa: sostenitori, elettori, iscritti

{ Il ruolo di chi vota M5S e di chi è iscritto al Movimento. Democrazia interna. Trasparenza. }

{ Grillini vs attivisti 5S. }

{ Sostenitori: cambiare a qualunque costo, anche a coso del fascismo. }

Portavoci e burattinai

{ Grillo e Casaleggio. }