Idoli e cani

Mi sono appena accorto che il verbo «idolatrare» contiene al suo interno la parola «latrare», ed ho trovato la cosa estremamente appropriata (specialmente nel contesto in cui me ne sono accorto): come i cani dimostrano questa sconfinata adorazione nei confronti dei loro padroni, cosí gli idolatri manifestano una inviolabile ammirazione per i loro idoli.

E guai a toccarglieli! Qualunque cosa possa essere interpretata anche solo come un guardare sospetto l'oggetto della loro venerazione scatena in loro un abbaiare rauco e rabbioso contro chi ha osato: è proprio il caso di dire che idolatrano.

Nuovo Conio #8: omocondria

L'omofobia è una brutta bestia, ma è bene avere a disposizione altri termini per meglio catturare la varietà di forme e di gradi che l'antipatia all'omosessualità può assumere.

o|mo|con|drì|a s.f. NL stato psichico morboso prevalentemente nevrotico, che conduce a temere qualsiasi azione possa manifestare una (presunta o reale) omosessualità latente
chiave di ricerca: omocondria
o|mo|con|drì|a|co agg., s.m. NL che, chi è affetto da omocondria
chiave di ricerca: omocondriaco

(Anche in questo caso, non posso reclamare la partenità del termine, che mi arriva dal Twitter.)

Sciarada #3

Se del cavallo è la famiglia il primo
il secondo invece è in quella mia
ed il tutto infin la notte
ed il giorno rende uguali

equino / zio = equinozio

Sciarada #2

Frase doppia (8 3 5)

IL CALCIATORE PUÒ PASSARE

permessi per Messi

Sciarada #1

Il primo inver mi rassomiglia
il secondo al famoso dio bifronte
e il tutto si grattugia
su molti primi piatti.

parmi / Giano = parmigiano

Temporarily permanent

There's a famous saying that goes something like this:

Nothing is more permanent than the temporary.

In these days of quarantine and other “temporary” solutions that may not only have very long lasting effects, but may as well become permanent themselves, I've been trying to look for its source (for these kind of proverbs, possibly a hopeless task; but still) to quip and play around with it.

From ancient Greek?

An interesting hint comes from a poem by A. E. Stallings, titled After a Greek Proverb, that references the Greek:

Ουδέν μονιμότερον του προσωρινού

Now, this is modern Greek, as hinted by the monotonic ortography, but I wanted to go further back in time, rather than shifting regions.

I've thus spent some time trying to deconstruct the (modern) Greek proverb and “rebuild” a hypothetical Ancient Greek version.

The beginning is easy: Ουδέν didn't change much from Ancient Greek οὐδέν (neuter nominative signular of οὐδείς, and thus “nothing” as subject of the sentence).

Μονιμότερον is the (declensed) comparative of μόνιμος (steady, stable, fixed), just as in Ancient Greek. So far, so good.

The verb is missing, but that's acceptable in Ancient Greek as well, so the only remaining part is the comparative term, (declensed) προσωρινός, modern Greek for temporary, provisional.

Now, this is problematic because I can't find this term in any Ancient Greek dictionary, which leads me to suspect that they used a different term to express the concept. So I've asked this site to lend me a hand in the (reverse) search, that has led me to words such as πρόσκαιρος and ὑπόχρονος.

So I'm guessing the Ancient Greek version would be something like:

Οὐδέν μονιμότερον του ὑπόχρονου.

But does it even make sense to do it this way? Was it even a proverb in ancient times yet?


I've seen similar proverbs attributed to the Russian culture. I've read variants in the words of American economists talking about government action, and in the aphorisms of Italian journalists talking about social customs. Is it just a universal constant?

Read all over

I'm not a native English speaker and neither is my wife, but since we don't live in an English-speaking country and our kids are still too young, English is the language we use when we want to talk in front of them about things we don't want them to understand.

My English is also better than hers, so sometimes I do correct her, as I know it's appreciated. This is how my wife recently discovered that the simple past and past participle of «read» sound exactly like «red». I also took the opportunity to mention that this is the pun behind the riddle:

«What is black and white and red all over?»

To which she replied:

«A penguin.»


(The classic answer is actually «a newspaper», because it's black and white, and read all over.)


So my obvious reaction:

«What? What's red in a penguin? The beak?»

And she:

«Penguins are books

Damn.

She got me. She got me good.


(To make things worse, the penguin answer is also horribly close to the anti-joke answer to the riddle: a badger in a blender.)

Numerazioni, ordinali e Wu Ming

I Wu Ming sono un gruppo di (attualmente) cinque autori che, nel far riferimento l'uno all'altro, vanno per numerazione: Wu Ming 1, Wu Ming 2, Wu Ming 3 (fuoriuscito), Wu Ming 4, Wu Ming 5.

Il problema dell'usare i numeri naturali per la loro denominazione è la mentalità umana e la sua tendenza all'ordinamento, sí che Wu Ming 1 verrebbe inevitabilmente primo, e Wu Ming 5 inevitabilmente ultimo.

Non conoscendo i dettagli cronografici della storia della formazione del gruppo (costola di Luther Blisset) né i ruoli dei suoi membri nelle attività del gruppo, non saprei dire se l'ordinamento abbia un suo valore (cronologico, volumetrico, o chissà che) o se sia invece possibile fonte di ambiguità all'interno di un gruppo che sarebbe altrimenti paritario.

Un problema simile è nato con la famosa proposta di sostituire i termini “padre” e “madre” con Genitore 1 e Genitore 2 nei moduli che sarebbe stati altrimenti discriminatori nei confronti delle coppie omosessuali: chi, infatti sarebbe stato il primo e chi il secondo genitore?

Per la questione dei genitori, era stato umoristicamente proposto in alcuni ambienti di usare piuttosto qualcosa come Genitore A e Genitore 1, sí che ambo i genitori fossero considerabili “ordinalmente primi”, seppur distinguibili.

Il giochino è interessante, ma fin dove si può portare? Ad esempio, se volessimo usare una strategia simile per i Wu Ming, potremmo trovare un numero sufficiente di distinzioni? Tipo: Wu Ming 1, Wu Ming A, Wu Ming α, Wu Ming I (che sarebbe il numerale romano, in questo contesto) … e poi? Mi manca un elemento, una serie usata tipicamente per le enumerazioni, da cui estrarre il primo elemento da assegnare al rimanente Wu Ming.

Storpionimi

Giocare con le parole, con reminescenze da Sfiga all'OK corral. Anche, un sito, una pagina su FriendFeed ed infine il tag.

Qui raccoglierò le mie creazioni.

Manta Rei

Pesce d'acqua dolce che non nuota mai nello stesso fiume.

Religioni selettive

Fotti fotti, che Dio perdona Totti.

Towel May

Mese dedicato alla Guida Galattica per gli Autostoppisti.

Toner Day

Giorno in cui si cambiano le cartucce delle stampanti.

I Lupin meno conosciuti
Astenio Lupin

fratello minore del piú famoso Arsenio, ogni volta che prova a seguirlo in una delle sue rocambolesche avventure deve fermarsi dopo poco, senza fiato.

Astemio Lupin

aspirante ladro d'alto bordo, viene sempre scoperto quando gira per le sale durante i gala, nonostante i migliori travestimenti, essendo l'unico con in mano una coppa di acqua frizzante invece che di champagne.

Irpinio Lupin

un disastro.

Conoscenza perfetta

Vorrei aprire una nuova rubrica (o sezione), su matematica e dintorni. Ho anche già pronti un paio di argomenti da trattare (e in questa rubrica probabilmente migreranno anche altri contenuti già scritti), ma mi trovo davanti ad un insormontabile problema: il nome.

La principale difficoltà sta nel trovare un singolo termine, possibilmente d'impatto, che possa sintetizzare lo spirito della sezione. Potrei effettivamente chiamarla semplicemente ‘Matematica’, ma suona banale, persino riduttivo. Mi piacerebbe qualcosa di più ‘spinto’.

Il sottotitolo sarebbe, con la tipica modestia che caratterizza il pensiero matematico, «Conoscenza perfetta» (e sui perché e sui percome di questa scelta ne discuterò poi o nella sezione stessa o nelle riflessioni). Non è necessario che il nome sia sullo stesso tema, ma se lo fosse non mi dispiacerebbe.

Ovviamente, termini che indicano una conoscenza, e soprattutto una conoscenza perfetta, esistono un po' in tutte le lingue. Purtroppo, la maggior parte di questi termini ha un valore molto specifico di carattere mistico e/o religioso: comprensibilmente, d'altra parte, visto che la “vera conoscenza” è sempre stata prerogativa (presunta) dell'esoterismo, e benché la matematica rimanga (nuovamente) largamente esoterica, è anche vero che questa arte o disciplina che dir si voglia raramente ha avuto la pretesa di avere un risvolto essoterico che potesse ammaliare la gente (controesempio immediato viene certamente da Pitagora).

Mi trovo così con l'inusuale dubbio su quale religione saccheggiare, a quale pensiero rubare il termine, chi offendere con la mia perversione della parola per loro (probabilmente) sacra. Devo dire che non mi dispiacerebbe usare qualcosa come Gnosi o il sanscrito Jñāna. Ma forse sarebbe più opportuno abbandonare il misticismo, e riprendere possesso di un termine ingiustamente rubato dalla filosofia, come episteme?

E volendo invece restare sul mistico, non sarebbe forse meglio guardare proprio al già citato controesempio, alla scuola pitagorica? Potrei quindi cercare il termine tra quelli relativa all'armonia; o a rami specifici della matematica, indistinti ai tempi, come aritmetica o geometria. Eppure non so quanta ricchezza possa dare scavare tra le radici, magari nell'etimologia, tornando alla natura partitiva del numero.

Decisions, decisions, decisions.

Aggiornamento del 14 aprile 2013: alla fine ho deciso per mathesis, un filino meno scontato di matematica ed in uso corrente limitato (la Società italiana di scienze matematiche e fisiche e poco altro). E se mai mi venisse un'idea migliore, sarà sempre possibile spostare il tutto e sfruttare il buon vecchio HTTP response code 301 Moved Permanently.

Smalltown Boy George Michael

È la più lunga “catena omosessuale della musica” (o dovrei chiamarlo trenino?) che sono riuscito a formare, coinvolgendo Smalltown Boy (“popolare inno gay”), Boy George e George Michael.

Sono dovuto ricorrere all'apposita pagina su Wikipedia per cercare un modo di continuare la catena, ma non conoscendo nessuno dei cantanti citati facenti di primo nome Michael, non me la sono sentita di aggiungerli.

Nuovo Conio #7: orgoglione

Non posso vantare certo la paternità del termine; ma visto che il suo uso comincia a diffondersi, è decisamente arrivato il momento di farlo entrare di diritto nella nostra lingua.

or|go|gliò|ne s.m. NL individuo orgoglioso per motivi futili, o per cose di cui ci si dovrebbe vergognare
chiave di ricerca: orgoglione

Mi è stato fatto notare che il termine è prevalentemente usato in senso autoironico. Non sono però sicuro se (ed eventualmente come) tale connotazione debba (o possa) essere evidenziata nella definizione. Per il momento la lascerò qui come “nota d'uso”.

Nuovo Conio #6: porcellame

Le idee che ti vengono scendendo al lavoro a piedi:

por|cel||me s.m. NL 1 raccolta di materiale pornografico 2 grande quantità di cibo goloso ma non salutare
chiave di ricerca: porcellame
Nuovo Conio #5: atterzettare

L'italiano non sembra tenere in considerazione i gruppi con più di due persone quanto quelli con due persone. Oh sì, certo, esistono trii e terzetti e quartetti eccetera, ma, diciamo, non so mai stati importanti come le coppie, al punto da abusare le parole relative alla coppia anche quando di coppia non si tratta.

Ho deciso di porre fine a questi numerismi:

at|ter|zet||re v.tr. (io atterzétto) NL mettere in trii o terzetti, unire a tre a tre: atterzettare immagini, parole e musica
chiave di ricerca: atterzettare

La cosa che mi chiedevo era la seguente: aqquartettare di dovrebbe scrivere con due q o con cq?

Nuovo Conio #4: bipondimensura

I vizi diffusi meritano un termine singolo che li indichi:

bi|pon|di|men||ra s.f. NL attitudine all'uso di due pesi e due misure, ad usare criteri diversi per valutare situazioni simili, a valutare ingiustamente
chiave di ricerca: bipondimensura
Car « car », c'est cur

(Con buona pace della mia professoressa di francese).

Cercavo un monosillabo per “perché” (ed in italiano ci sarebbe il “ché”, che però nel parlato non è che si usi tanto) perché ero ossessionato dal parlare/canticchiare metricamente al ritmo di Little Boxes, ed invece la prima cosa che m'è venuta in mente è stato che i francesi hanno il pourquoi interrogativo (why, mi fa eco l'Affine), hanno il parce que (because, mi fa eco l'Affine) ed hanno il car; e l'Affine osserva che è tipo il cur latino.

Epifania.

Però è letta, quella parola latina, all'inglese, in francese.


Aggiornamento delle 19.00: mi fa presente la mamma che cur in latino è interrogativo. Peccato.

Porche varianti

Stavolta non si parla del porco magnificato da Majore (a cui avevo già accennato, ma si propone qualche interessante variante, come l'uso del plurale “porchi” invece del più tradizionale “porci”, nell'uso aggettivale del suino: come ad esempio il porco pasto che si sta organizzando per stasera, che di suino non ha nulla (ah, no, ci sarà anche la bresaola), ma è comunque corredato da alimenti “porchi”: dalle Pringles alla fonduta al cioccolato. E poi i pensieri.

Ovviamente, tutto ciò è possibile anche perché sono, dopo tutto, un porco senza fondo.

Nuovo Conio #3: gaffaggine

Recenti situazioni mi portano a credere che la mia capacità di dire cose con un certo valore che vengono poi interpretate in tutt'altro modo non mi sia unica, e che per di più sia carattere ereditario, un carattere per il quale conieremo il seguente termine, sul modello di goffaggine:

gaf|fàg|gi|ne s.f. NL attitudine a fare gaffe: ho la gaffaggine di un gaffeur professionista
chiave di ricerca: gaffaggine
Mondegreen #1: Perché i bagni sono sempre in fondo a destra?

Leggo di una canzone dei Creedence Clearwater Revival che si chiama Bad Moon Rising, in cui si ripete il verso there's a bad moon on the rise che spesso viene frainteso come there's a bathroom on the right (ed ascoltando la canzone posso confermare: “suona” davvero così).

Questo fenomeno si chiama (in inglese) mondegreen, termine creato dalla scrittrice americana Sylvia Wright che narra di come da piccola sentiva l'ultimo verso della ballata Bonny Earl o'Murray (and ha'e laid him on the green) come and Lady Mondegreen.

Il fenomeno capita anche in italiano: ricordo ad esempio che quando con la Sorella Minore cercammo di trascrivere il testo di La mia banda suona il rock di Ivano Fossati io ero convinto che dicesse “ci vedrete in prima line(a)” anzicché “in crinoline”.

Domanda: esiste anche in italiano un nome specifico per questa specie di paronimia? Se sì, quale? Se no, quale potremmo scegliere?

Se avete qualche mondegreen da condividere, potete sfruttare questo topic su Vineland, aperto all'uopo. (Non occorre registrarsi, ma perché non farlo?)

Quasi una poesia

Sul canale IRC di Marforio si cazzeggia. Ultimamente, lo sport è cercare di indovinare le parole “pensate” (pescate dal De Mauro) da rbot per giocare ad Abaco Zuzzurellone.

Il gioco, per chi non lo sapesse, consiste nell'indovinare la parola pensata dal “gestore”, tirando ad indovinare. Ogni volta che la parola non viene indovinata, si usa la parola tentata per restringere l'intervallo delle parole concesse. Esempio:

Gestore [ha pensato: ‘rosa’]: abaco zuzzurellone
Giocatore 1: pista
Gestore: pista zuzzurellone
Giocatore 2: sarto
Gestore: pista sarto
Giocatore 3: rantolo
Gestore: rantolo sarto
(etc)

Il bot a noi funge da gestore, e si tira ad indovinare le parole (talvolte assurde) che esso sceglie per noi. Così, mi sono appena accorto che r-tto ammette tutte le vocali. E viene fuori quasi un componimento poetico:

ratto
retto
ritto
rotto
rutto

Nuovo Conio #2: quandunque

Un altro termine che secondo me non dovrebbe mancare dal lessico italiano è “quandunque”, che sarebbe sostanzialmente l'equivalente temporale di ovunque ed un po' come l'ormai obsoleto e letterario uso di quantunque. I francesi risolvono tutto con perifrasi: “n'importe quand/où/quoi/qui”, noi abbiamo anche chiunque e qualunque: per par condicio, ci serve anche questo:

quan|dùn|que cong. NL quando, in qualunque momento in cui, ogni volta che: si coniano nuovi termini q. ce ne sia la necessità
chiave di ricerca: quandunque

Noto però con una breve ricerca su Google che il Vocabolario dell'Accademia della Crusca cita la voce (nella doppia grafia “quandunque” e “quandunche”). Più che di neologismo di tratterà quindi stavolta di archeologia?

Nuovo Conio #1: infragilire

Scopro che il De Mauro non conosce il termine “infragilire”; poiché il significato è ovvio, propongo qualcosa come la seguente (sul modello di inacidire):

in|fra|gi||re v.tr. NL rendere fragile [quadro 56]
chiave di ricerca: infragilire

Ed ovviamente il riflessivo:

in|fra|gi||rsi v.pronom.intr. NL diventare fragile: mi sono infragilito
chiave di ricerca: infragilirsi

Ovviamente tutto il mondo lo usa già da un pezzo, quindi non è veramente un neologismo, ma chi se ne.

Diluvio universale

Nel vero spirito autunnale, la giornata di oggi è caratterizzata dal “diluvio universale”, più comunemente nota come azzuppa viddani; è quella pioggerellina fina, quasi impercettibile, invisibile, silenziosa. Si esce di casa sotto un cielo plumbeo ma con strane luminescenze, e si arriva alla macchina zuppi fradici, senza nemmeno rendersi conto di cosa ci abbia bagnati.

E poi si perde mezz'ora per trovare posto in cittadella.

Me la sono chiamata? Giusto ieri sera pensavo che mi sarebbe piaciuto avere un Segway HT …