Mia sorella torna dal bagno con un ghigno crudelmente soddisfatto stampato sulla faccia. Accomodandosi al suo posto, ci informa del fatto che qualche furbone è riuscito a ricavare un buco, non piú largo di un mignolo in verità, sulla parete d una delle toilette femminili.

«E sí,» conclude, dita tese, polpastrelli di una mano a sfiorare quelli dell'altra «c'era qualcuno dietro, e sí, dubito abbia apprezzato la spruzzatina di peperoncino che ho pensato di regalargli. Almeno a giudicare dal trambusto.»

C'è sincera, sadica cattiveria nella sua voce, il piacere dell'aver inflitto dolore a qualcuno, supportato dalla convinzione dell'essere stata nel giusto nel farlo.

«È la prima volta in vita mia che vengo a sapere di una cosa del genere che esiste davvero.» commenta la mia ragazza «Finora pensavo sinceramente fossero cose da libri, o da porno. Voglio dire, nemmeno a scuola, o nei campeggi, mi era mai capitato.»

«Nei porno sinceramente i buchi sono in genere piú larghi.» commenta suo fratello, accorgendosi solo dalle risate della tavolata del possibile doppio senso. «No, non in quel senso, siete dei cretini.» sbuffa, soffocando anche lui una mezza risatina. «Intendevo i glory hole, visto che ci deve passare …»

«Ah, io sono attrezzata anche per quello!» interviene mia sorella, stendendo un braccio, indice sollevato, a richiamare l'attenzione di tutti. Tira fuori dalla borsa un anello di metallo con due manici di gomma, mostrandolo in giro con una certa soddisfazione.

«È una … molletta?» chiede la mia ragazza.

«È uno di quei cosi che si usano per bloccare i pesi sul bilanciere.» risponde suo fratello.

«Esatto! Qualcuno mi fa lo scherzetto di farmi spuntare un pistolone mentre sono al cesso, gli metto questo.» stringe i manici allargando l'anello, lo passa intorno a due dita tese unite, molla i manici «E poi ti ci voglio vedere a uscire di là senza tagliartelo.»

Di nuovo quella sincera, sadica cattiveria. E sono meravigliato dalla geniale semplicità dell'idea: la molla può stringere abbastanza da bloccare la circolazione e mantenere l'erezione, ed i manici impedirebbero alla ‘vittima’ di ritirare l'arnese dal buco.

Immagino mia sorella giustiziera mascherata che va in giro di notte nei piú sordidi cessi pubblici ad incastrare, fisicamente, i pervertiti alle pareti. C'è qualcosa di magicamente malato nella scena, eppure —vedendola sbandierare cosí la sua trovata— non di totalmente incredibile.

E quando infine dai bagni maschili emerge un individuo che con affettata disinvoltura cerca di nascondere il viso arrossato, il capello umido che tradisce una disperata sciacquata di faccia, è il sadismo con cui mia sorella lo fissa, aprendo e chiudendo la molla come un'aragosta le chele prima di gustare il pasto che mi fa capire che forse è un bene per l'umanità che da noi bagni pubblici non ce ne siano nemmeno.