Mentre gli studenti che sono andati al bagno cominciano a tornare, il professore si guarda intorno perplesso. Forse anche la collega era in bagno? Ma prima ancora, è entrata affatto in trattoria?

L'uomo riesce a ricordare chiaramente lo sguardo che si sono scambiati mentre lui si affacciava dalla trattoria per invitare gli studenti a entrare, e riesce a ricordare con uguale precisione di non averla più vista fuori, prima di chiudere la porta.

È successo qualcosa in quel fatidico momento di distrazione in cui ha cercato di raccomandare agli studenti di aspettare; o la collega gli è passata sotto il naso senza che lui se ne accorgesse, o è sparita in quel momento. Sparita dove?

«C'è qualcun altro in bagno?» «No, professore.» L'uomo tira fuori il foglio per le presenze. «Augusto.» chiama; si guarda intorno, gli studenti si guardano intorno; «Non c'è.» dice qualcuno. «Cominciamo bene,» mormora l'uomo, annotando il foglio «Bertaglia.» «Presente.» Un sospiro di sollievo.

  • Augusto ✗
  • Bertaglia ✓
  • Bertone ✓
  • Bolani ✓
  • Faenza ✓
  • Gargani ✓
  • Gorigno ✓
  • Lomatto ✓
  • Licitra ✓
  • Malloni ✓
  • Sacchinelli ✓
  • Stefani ✓
  • Torre ✗
  • Veneziano ✗

Abbassando il foglio delle presenze, ritrovandosi sotto gli sguardi tra lo spaventato e il curioso degli studenti, il professore si sente prendere dal panico. Manca un terzo dei ragazzi che gli erano stati affidati, è sparita la collega; l'unico, magro appiglio è la speranza che i tre studenti mancanti siano con la collega —sì, ma dove?

Il peso dell'assurda situazione, la responsabilità della cura di quella decina di ragazzi seduti in giro sui tavoli, la mancanza di un appoggio, di un aiuto, di qualsivoglia consiglio lo colpiscono in pieno. Sgomento, si guarda intorno sperduto, incurante del fatto che i suoi studenti possano vedere il suo smarrimento.

Accanto al registratore di cassa, dietro il bancone, c'è un telefono. Sarebbe una di quelle cose quotidiane a cui, in giorni normali, non si presterebbe minimamente attenzione, ma per il professore è come se qualcuno gli avesse tirato un salvagente.

Con movimenti controllati, per evitare di precipitarcisi sopra come un assatanato, il professore fa il giro del bancone, alza la cornetta, ascolta il familiare suono del telefono in attesa, e finalmente compone il numero per le emergenze.

Il problema del crearsi aspettative, del nutrire speranza è quanto più doloroso diventa il crollo quando la realtà ci ricorda il nostro posto nella crudele realtà.

I ragazzi non hanno nessun problema ad indovinare quanto (poco) successo abbia avuto il tentativo del professore di mettersi in contatto con qualcuno: basta loro vedere la fiamma dell'entusiasmo che si era brevemente accesa sul suo volto morire rapidamente, la pesantezza con cui l'uomo abbassa la cornetta, la rialza, tenta un nuovo numero.

Sulla sala scende il silenzio della preoccupazione, mentre ciascuno di loro si rende conto che il fuori programma non è più qualcosa da affrontare spensieratamente, non è più solo il fastidio di una notte scomoda passata cercando di dormire in pullman; la mancanza di connettività non è più soltanto l'incapacità di aggiornare il proprio stato sui social network; qualcosa di molto più grande, e di molto più grave, sta succedendo intorno a loro, e nessuno di loro ha idea di cosa.

«Professore.» «Hm.» «Cosa … cosa sta succedendo?» la voce della ragazza è timida, trattenuta dalla paura di infrangere quel silenzio, provocare chissà quale reazione.

Il professore annuisce. «Siamo …» cerca le parole più giuste «… siamo isolati dal resto del mondo.» conclude. Non sono le parole giuste, ma lui non sa trovare le parole giuste; la collega era brava, sì, sapeva calmare, tranquillizzare, pacificare. Lui ha con sé solo la forza bruta della realtà, dura spigolosa sconsolata.

Ma non sembra esserci bisogno di tranquillizzare. Forse perché ancora troppo sconvolti dalla loro presa di coscienza della situazione, nessuno dei ragazzi esplode in uno scatto di rabbia o di frustrazione, in una crisi isterica. Esteriormente calmi, aspettano.

Anche il professore aspetta. Aspetta di aver raccolto abbastanza forza di volontà per prendere in mano la situazione, per poterla valutare con serenità, senza panico, valutando gli eventi e scegliendo il corso che loro, professore e studenti, dovranno tenere per il futuro.

Adesso, l'atteggiamento che l'aveva sorpreso nella collega, quella calma rassegnata, assume un nuovo colore, un nuovo significato. Sei in una situazione che ha dell'assurdo, ogni cosa sembra andare per il verso sbagliato; c'è una soluzione? se no, allora di che ti preoccupi? se sì, allora di che ti preoccupi?

Respirare. Se c'è una soluzione, non è nell'angoscia che la potremo trovare. Se non c'è una soluzione, non sarà con l'angoscia che tireremo avanti. Abbiamo un tetto sopra la testa a proteggerci dalla pioggia, quattro solide mura a proteggerci dal vento. Abbiamo acqua corrente in bagno, elettricità (va bene, quanto dureranno? non lo sappiamo, non importa; ma avremo il buon senso di non abusare dell'ospitalità di questo luogo).

Siamo in una trattoria. Potrebbero persino esserci da mangiare.