Un sospiro di sollievo sconvolge il petto della bambina quando finalmente la macchina attraversa i cancelli della villa e copre rapidamente la distanza fino alla rimessa. Con malcelata fretta, la bambina salta già dalla macchina, togliendosi le scarpe con un gesto ormai automatico entrando in casa. Si dirige quasi correndo in camera propria, dove si libera finalmente di zaino ed indumenti. Sopprime l'impulso di andare a farsi un lungo, caldo bagno, ben conscia della fame che la morde da dentro e del fatto che le altre Custodi saranno ormai già a pranzo, aspettando forse solo lei; si limita quindi a lavarsi le mani e sciacquarsi frettolosamente il viso nel bagno in camera, prima di precipitarsi a raggiungere la mensa.

A confermare i suoi timori e la sua fretta, le Custodi sono già lì, sedute a tavola, i piatti pieni. «Scusate, scusate, scusate il ritardo.» con una vocina che non riesce a riconoscere nemmeno lei stessa, la bambina si affretta verso il proprio posto, accanto alla gigantessa che si scosta per aiutarla ad accomodarsi. «Scusate» ripete ancora, sedendosi finalmente.

La gigantessa le riempie il piatto. «To'. Non c'è nulla come un bel piatto per rifarsi da una pessima giornata.» La bambina solleva lo sguardo, sorpresa; la Custode le fa l'occhiolino.

Adele si guarda intorno; forse Valentina ha già raccontato loro? Eppure la giovane non sembra essere lì al tavolo. La bambina si vergogna un po' della propria reazione in macchina, adesso, e si sente in colpa per l'imbarazzo in cui la mette l'idea di dover parlare ad estranei della propria situazione, sentendo il proprio imbarazzo come un insulto per quelle donne, la loro gentilezza, la loro disponibilità.

La bambina soffoca i propri pensieri concentrandosi sul cibo. È stanca, ha fame, ha incrociato lo sguardo dell'uomo, quel solito sguardo fisso, attento, eppur perso in chissà quali pensieri. Che cosa vuole da me?

Alla fine del pasto, quanto tutte le Custodi si alzano per aiutare a sistemare prima di lasciare la sala, rimangono seduti solo loro due, l'uomo con il proprio sguardo fisso sulla bambina, la bambina con il proprio sguardo fisso sul tavolo. E quando infine rimangono soli, l'uomo si alza, la raggiunge, le si siede accanto, ma rivolto nella direzione opposta.

Nel silenzio che segue, la bambina attende, facendo dondolare le gambe, gettando ogni tanto un sguardo all'uomo, cercando di muovere la testa il meno possibile, per non darlo a vedere.

«Non sei tenuta a rispondere.» dice infine l'uomo. La sua voce la coglie di sorpresa, il tono, ed ancora di più le sue parole; non le è subito chiaro a cosa si riferiscano, e nel silenzio che segue la bambina si aspetta una domanda. Invece, l'uomo continua: «Impara a dire di no. “Non mi va di parlarne” è una risposta perfettamente legittima, ed un modo cortese di dire che la domanda non è opportuna.»

La bambina sente il cuore pulsarle violentemente in petto. Non le è difficile immaginare che Valentina abbia raccontato all'uomo del suo sfogo in macchina, ed ora, ecco, sta per arrivare il rimprovero.

Ma l'uomo continua con lo stesso tono mesto. «Non so quanto questo possa aiutarti: non risponde davvero alla tua domanda su come parlare della tua situazione, non ti aiuta nemmeno a sentirti meglio tu stessa; ma è importante che tu sappia difenderti. L'indiscrezione è una violenza. Le parole verranno, quando avrai la giusta confidenza, quando sarai finalmente a tuo agio.»

Con un sospiro, l'uomo si alza. «“Nella vita degli altri si entra in punta di piedi.”» conclude.

«Come te, quindi.» la bambina si morde il labbro appena finita la frase. Da dove le è uscita? Non si volta, non vede la reazione dell'uomo. Sente solo il feroce battito del suo stesso cuore che le rimbomba nelle orecchie nel silenzio che segue.

Quando infine giunge la risposta, la voce dell'uomo è neutra, forse persino rassegnata: «Non sempre si fanno le cose che si vorrebbero fare, o nel modo in cui le si vorrebbe fare.» un attimo di vuoto, poi ancora: «E qualunque cosa io possa dire in proposito, foss'anche solo un “mi dispiace”, sarebbe inutile, o peggio, potrebbe sembrare ipocrita.»