Dormo. Sono sveglio. È cosí dagli anni in cui ho completato gli studi, quando, incoraggiato dalla compagnia degli altri partecipanti al Progetto, ho cominciato a coltivare il sonno frazionato. Ad attirarmi all'epoca era stata la possibilità di avere tempo, quantità indescrivibili di tempo a disposizione per tutto, senza però soffrire dei classici problemi di chi dorme poco. Disciplina, ritmi regolari seppure inusuali, e transizioni rapide dalla veglia al sonno, e viceversa.

Sono sveglio. Mi concedo qualche secondo prima di alzarmi, contemplando il soffitto, anche se serve solo a farmi chiedere se in un periodo come questo non sarebbe meglio, piuttosto, tornare ai cicli di sonno tradizionali. Nei periodi di grande attività, le tre, quattro ore guadagnate con il sonno frazionato, sono imperdibili ausilî, per di piú accompagnate da quella spinta creativa derivante dalla sensazione di sogno cosciente con cui si comincia a percepire la realtà; ma nei momenti di fiacca, è innegabile, quelle supplementari ore coscienti servono a poco altro che a concedere spazio alla mente per perdersi in tortuosi pensieri, oscuri meandri poco raccomandabili.

Sono sveglio. Mi volto su un fianco. Hiromi è ancora lí, inginocchiata sul pavimento, accanto a letto, volgendomi le spalle. Non reagisce al pur evidente fruscío delle lenzuola al mio movimento. Non si muove, il suo respiro non cambia ritmo. Medita? Medita.

Mi sento un po' infantile, ma non posso resistere alla tentazione. Mi alzo con cautela, cercando di non produrre alcun rumore. In piedi tra il letto ed Hiromi, ascolto il suo respiro, cercando di capire quanto profondamente sia immersa nella meditazione, quanto sia lontana dalla coscienza di questo mondo. Mi chino appena, per sentire meglio il respiro, per avvicinarmi, pronto alla mossa.

La spingo in avanti. O almeno, ci provo. Non so nemmeno se arrivo a toccarle la schiena, e lei si è già voltata, mi ha proiettato sopra di sé, facendomi involontariamente urtare un tallone contro il sommier. Accompagna la mia caduta, mi monta a cavalcioni, inchiodandomi al pavimento. So che a questo punto toccherebbe a me, dovrei cercare di liberarmi, spingerla lontano, forse invertire la posizione di controllo, ma non ho veramente voglia di procedere con una colluttazione, per quanto simulata.

Non ho voglia.