Nana non può fare a meno di notare l'espressione abbattuta stampata sul volto della bambina quando questa rientra in camera. La bambina solleva appena il capo, come ad assicurarsi della sua identità, quindi le corre incontro, nascondendo il volto contro il petto della donna.

La bambina non piange, e già questo solleva Nana dalla preoccupazione di quello che possa essere successo. Quando infine la bambina solleva il capo, è con più serenità che la donna le chiede come sia andata.

Adele distoglie lo sguardo. «L'ho … li ho disturbati. Era con …» deve riflettere per ricordarsi il nome della Custode «Valentina? Credo.» giocherella con le dita, guardandosele «Non stavano … cioè, non credo, però … insomma, lui le ha chiesto di uscire e lei non era contenta, comunque.»

Nana sospira. Non le è difficile immaginare cosa sia successo, e soprattutto come Valentina abbia preso l'interruzione, ma non può credere che sia solo questo il motivo dello sconforto della bambina; ed è la stessa a continuare, dopo un momento di silenzio.

«Lui non …» inizia, per poi subito fermarsi; non sa nemmeno come spiegarsi, vorrebbe chiedere, senza averne davvero il coraggio «sembrava … non contento di mandarmi a scuola.» I suoi occhi, finora rimasti fissi sulle mani che si tormentavano a vicenda, si sollevano a cercare quelli della donna. «Sembrava stesse per mettersi a piangere.»

Nana sospira nuovamente. L'indifferenza con cui l'uomo aveva delegato quelle incombenze, dalla ricerca di una scuola alla comunicazione della notizia alla bambina, le era sembrata l'ennesima manifestazione di quel disprezzo, o forse ribrezzo, che sempre l'uomo manifesta per le questioni del mondo esterno; ed ora le torna invece in mente quello che l'uomo le ha raccontato ormai quasi un mese fa.

Un brivido le percorre la schiena. Si pente di aver spinto la bambina ad andare a parlare col gan'ka, sebbene quell'incontro sembri aver rasserenato la bambina, o quanto meno averla distratta dai pensieri che le avevano reso l'idea del ritorno a scuola tanto drammatica.

La bambina, che ha trovato sconvolgente quella manifestazione di emozioni da parte dell'uomo, trova ora sospetto, ed un po' preoccupante, il prolungarsi del silenzio della Custode. Intuisce che c'è qualcosa di grave, ma ben più grande di lei, alla base di quelle preoccupazioni, e se questo pensiero da un lato la tranquillizza sulla propria responsabilità, dall'altro la spinge a cerca un via d'uscita, una distrazione da quella catena di malumori.

«Quindi tornerò a scuola.» lo dice con calma, sebbene il suo tono non riesce a nascondere un'ombra di rassegnazione; ed il fatto che queste sue parole sembrano riportare il sorriso sulle labbra di Nana la rasserena.

«Dobbiamo andare a fare la spesa, allora.» le ricorda la donna.