All'inizio è solo un'intuizione, amorfa, incompleta, solo una sensazione che nidifica in fondo alla mente, in qualche angolo poco illuminato. Ogni tanto riemerge, per conto proprio o sotto qualche stimolo esterno, ed ogni volta è più nitida, più definita, ma soprattutto più convincente. Infine sboccia, una vera e propria idea, anche se forse non ancora un progetto, e comincia a richiamare la tua attenzione in continuazione, ti rendi conto che, per quanto folle, la sua realizzazione è qualcosa a cui non puoi non dedicarti.

Sono le idee migliori, quelle che ti rivoluzionano la vita; come il progetto delle Custodi, il primo dopo anni di silenzio, di mente spenta, morta, resuscitata, dapprima con discrezione, dal fortuito incontro con la Prima.

La mente che torna nuovamente in azione, with a vengeance, un'esplosione di creatività, le piccole discrete indagini per collaborazioni apparentemente insignificanti, fino a trovare le persone giuste, l'architetto, la biologa, persino il capo mastro: tutte rigorosamente donne, loro stesse future Custodi, segnate per il futuro da quanto fosse stimolante discutere con loro il progetto, farsi aiutare a dargli una forma solida, funzionante.

E poi seguire il progetto, vederlo concretizzarsi un passo per volta, scheletri irriconoscibili dapprima, e poco per volta sempre più loro, davvero, finalmente. Il progetto forse più importante, perché con questo ricominciava, finalmente, la mia vita.

È una sorpresa che io sia preoccupato?

Solo una volta ho avuto necessità di chiedermi quanto avrebbe potuto essere diversa la mia vita se mi fosse mancato, volta per volta, il coraggio o la forza di volontà di perseguirle, queste grandi idee. Come avrei potuto pensare ad altro, quando la mia vita aveva raggiunto un punto morto, strappata con crudele violenza dalla sua condizione quasi onirica? Ed allora era inevitabile pensare che forse sarebbe stato meglio avere avuto una vita normale, modesta, discreta, invisibile, non più per scelta, ma per uniformità con lo sfondo.

Ma già prima dello strappo c'era qualcosa che mi diceva che sarebbe finita male, e a tutt'oggi mi dico che quella sensazione di disagio era guidata sostanzialmente da un unico fattore, la latente coscienza che le cose mi stessero sfuggendo di mano. Ed ora non posso non dirmi che è lo stesso fattore, con in più l'esperienza pregressa, a parlarmi di un disastro che non mancherà di arrivare.

Fuori dal mio controllo. Come non posso essere preoccupato?

Eppure non riesco a non guardarne il progresso con la stessa curiosità, forse persino con lo stesso entusiasmo, che se fosse un mio personale progetto. È inevitabile, in un certo senso. Dopo tutto, sto anche assistendo a come il mio più importante progetto interagisce con una situazione nuova, estranea seppure non più esterna, come finora è stato, ma interna.

Ed in tutto questo sono io, forse, quello che sta reagendo peggio. La Prima, l'unica ad avere manifestato preoccupazione per la giovane età del soggetto, è ormai serena. Le altre hanno accettato la bambina con entusiasmo quasi sospetto: fossi in vena di psicologia spicciola, scommetterei sull'emergere dell'istinto materno.

So che la mattina raggiunge Hiromi nel bosco, che dopo pranzo spesso passa da Lena, che la sera si addormenta su un libro. So che mi evita, per quanto le è possibile; è impossibile non notare come ostenti di ignorarmi, nelle immancabili occasioni in cui ci ritroviamo nella stessa stanza: e confesso che questa sua ostentazione rende tanto più difficile resistere alla tentazione di imporle di tanto in tanto la mia presenza, giusto per sfregio.

Ma alla fine mi dà anche soddisfazione vederla immergersi con cautela, lentamente, giorno dopo giorno, nella sottile rete impalpabile delle Custodi, dalle piccole collaborazioni quotidiane ai momenti di compagnia: attardarsi dopo pranzo, aiutando a sparecchiare, a pulire la cucina; aiutare a raccogliere o distribuire la biancheria, prima e dopo i lavaggi; affacciarsi curiosa in cucina al momento della preparazione del pasto; essere la scusa, spesso inconsapevole, per un incremento nella produzione dolciaria, per rivedere film, per riascoltare musica.

Apprezzo la discrezione con cui le Custodi accolgono i suoi dubbi, le sue paure, le sue confessioni; so che con alcune si è aperta più che con altre, e posso, per ora, convivere con la curiosità, lasciare le mie donne libere dal dilemma: tradire l'implicita fiducia che ella ha concesso loro, obbedire ad una mia richiesta.

Mi basta saperla sempre più serena, meno confusa, meno spaventata, meno combattuta. Bastano davvero due, tre settimane per cominciare una vita nuova?