Crisi. Euforia. Angoscia. Entusiasmo. Un'altalena di emozioni, di sensazioni. Ogni poche ore una risalita, poi un crollo improvviso, il terreno che le sfugge da sotto i piedi. Confusione. I libri, la famiglia, i notiziari, i film, il mondo come cominciava a pensare che fosse, no, è tutto da ripensare, è tutto molto meglio, è tutto molto peggio. Le piccole idee che cominciava ad avere, e nemmeno il tempo di farle maturare, è già il momento di ripensarle.

Spiazzata da quelle semplici domande di Hiromi, domande a cui non sa, no, non può saper rispondere, la bambina si ritrova al pranzo senza parole, assorbita da quel dilemma che le pare insensato, come se la risposta dovesse essere tanto ovvia da non poter essere espressa, ma al contempo sentendo che il fatto che non si possa rispondere tanto semplicemente sia un indizio di qualcosa di molto meno ovvio, e forse inafferrabile, nascosto dietro la semplicità di quelle domande.

E l'uomo seduto lì, a capotavola, con Hiromi che gli si siede accanto, dopo un inchino senza parole; e Adele non può fare a meno di odiarlo un altro po', quasi con gelosia: la infastidisce la presenza dell'uomo, ma ancora di più la indispettisce quell'ossequio che Hiromi gli riserva, e che la bambina sente quasi come un tradimento nei proprî confronti.

Cerca il posto più lontano, all'altro estremo del tavolo, nascosta dietro la montagna di carne della gigantessa che le sorride, la accoglie festosa, le serve porzioni esagerate che stavolta lei si ritrova a mangiare senza problemi, spinta dall'immensa fame di cui si era quasi dimenticata.

La bambina non può fare a meno di domandarsi se tutte quelle donne la pensino così sull'essere liberi, se è per questo che si trovano bene lì, che anche avendo la possibilità di andarsene preferiscono restare.

“Così”.

Così come?

Davvero quelle domande di Hiromi erano un modo per farle riconsiderare l'importanza dell'essere liberi? O erano forse solo una provocazione, un modo per metterla in difficoltà, per costringerla a pensare? O una battuta, come quella sulla durezza dell'allenamento che la aspettava?

Nuovamente la bambina prende coscienza di quanto poco sappia di quella donna, di quelle donne, e nuovamente questo fa emergere quella sensazione di isolamento, di solitudine che la coglie quando si trova tra loro; eppure è con loro che dovrà vivere i suoi prossimi anni, è un dato di fatto a cui ormai si è quasi abituata, e sa che quelle donne sono lì che la aspettano, pronte, disponibili, amichevoli. E l'altalena compie una nuova oscillazione.

Ma perché dovrebbe trovarsi, lei, alla sua età, in una situazione del genere? E queste donne, cosa mai ne possono sapere di cosa significa per lei vivere lì? È una scelta, per loro, non una costrizione.

E certo, per loro è anche una scelta facile, come potrebbero non scegliere di restare lì, unite come sono in quella specie di grande famiglia? Anche lei, se avesse potuto scegliere, avrebbe preferito restare con la famiglia. Dolore, di nuovo. Per quanto tempo ancora le farà male?

La bambina si alza da tavola, scappa in camera, si butta sul letto, a piangere nel buio, a lungo, fino a dimenticare il trascorrere del tempo, raggomitolarsi quasi nel sonno. Ed è solo quando finalmente ritrova un po' di calma che percepisce la presenza seduta ai piedi del letto, che aspetta, paziente, vegliando.

Lena le si sdraia accanto, la abbraccia, senza turbare il silenzio che le circonda, lasciando che la bambina trovi nella semplicità di quelle emozioni consolazione dai pensieri che la tormentano.