L'entusiamo della bambina si placa quando i suoi passi riecheggiano nella rimessa. La bambina si guarda intorno: l'ambiente è grande abbastanza da poter ospitare forse una decina di automobili, ma in quel momento è quasi vuoto; rimangono solo la macchina con cui l'uomo l'ha portata fin lì, ed un minipullman.

Infastidita, la bambina si avvia rapidamente verso una delle tre uscite che si aprono nelle pareti della rimessa, cercando di muoversi con cautela, come a nascondere il rumore dei proprî passi.

Fuori, le si presenta davanti il lungo viale da cui sono arrivati, dritto sparato fino al cancello che dà sulla strada. La bambina comincia a percorrerlo lentamente, lo sguardo che si perde quando sui vigneti che le si aprono a destra, quando sull'agrumento che le chiude la sinistra.

Non c'è anima viva, ed è con passo titubante che alla fine la bambina giunge a pochi passi dal cancello. Le coltivazioni finiscono, delimitate da un terrapieno, alto forse una trentina di centimetri e largo più del doppio, che le separata da ciò che per la bambina non può che essere un fossato: un solco nel terreno largo un paio di metri e dalla profondità inestimabile nascosta sotto un folto roveto. Oltre il fossato, un breve tratto di nuda terra prelude la barriera che separa la proprietà dalla strada, un muro a secco alto non più di mezzo metro su cui sono piantati, ad intervalli periodici, pali collegati da filo spinato.

Il viale su cui la bambina continua ad avanzare, in corrispondenza del fossato, è costeggiato da un muretto molto basso, come ad indicare la presenza di un ponte; sui capisaldi che ne fortificano l'inizio e la fine, la aspettano le cariatidi. La bambina ha ricordi fumosi di queste figure umane, nella notte in cui è arrivata; le ricorda che tengono il cancello aperto, ma non riesce a ricordare se l'avessero poi chiuso, se si muovessero; non riesce nemmeno a capire se siano solo statue, o persone reali, immobili come sono nella loro posizione, con quella fascia sugli occhi che potrebbe essere semplicemente ornamentale, ma anche una visiera. La loro presenza la mette a disagio: si sente osservata, e passa in mezzo a loro timorosa di vederle improvvisamente muovere, per venirle addosso, fermarla.

E invece, la bambina si ritrova infine a poggiare le mani sul freddo metallo del cancello, ad un passo dalla strada. Sente il cuore che le batte forte, mentre le cresce la sensazione di poter fare qualcosa di folle come aprire quel cancello, correre fuori in strada, scappare da lì. Le sue mani stringono forte le sbarre, ma non serve forza: il cancello si schiude quasi da solo, e le basta un mezzo passo indietro perché tra le due ante vi sia spazio abbastanza per farla passare.

La bambina, impaurita dal proprio stesso gesto, si guarda oltre le spalle, ma le cariatidi sono immobili, impassibili. Sempre con lo sguardo puntato verso di loro, la bambina scivola oltre il cancello, ed improvvisamente è sulla strada.

Potrebbe sfilarsi il bracciale, correre via. Sarebbe libera. Potrebbe tornare dalla propria famiglia, scappare via insieme a loro. Per qualche motivo, è sicura che l'uomo non le correrebbe dietro; potrebbe liberarlo dalla propria presenza, e riprendere la vita che le è stata rubata.

Ma non fa nulla di tutto questo. Rimane immobile lì, appena fuori dal cancello, a contemplare la strada, ma non fa nessun passo avanti. Lo spazio aperto che le si offre davanti non la attira. Non riesce nemmeno a pensare a cosa fare; nella sua mente vi sono solo domande, cosa? perché? dove? quando? e nessuna di queste aspetta una risposta.

Forse è il modo in cui l'uomo ha insistito sull'essere al sicuro lì, forse è la volontà con cui le Custodi vi rimangono, forse sono le parole della rossa, forse è la visione di quei brevi spaccati di vita comune che ha visto, forse non è niente di tutto questo, ma solo la sensazione di libertà che le viene dal poter ridefinire la propria vita, senza genitori, senza guardiani, senza rimproveri, senza obblighi, senza nemici: la bambina si ritrae, richiude il cancello davanti a sé, si volta verso quella che ormai sa essere la sua nuova casa.