La bambina riconosce la donna dal lento, morbido passo prima ancora che dai segni dell'età sul viso. Le corre incontro giù per il lungo corridoio, chiamandola «Nana!». Non sa bene nemmeno lei perché il vederla le metta tanta gioia, ma quando finalmente arriva quasi a buttarlesi addosso, è pervasa dalla stessa sensazione che si prova nel reincontrare un vecchio, caro amico con cui da tempo si sono persi i contatti.

«Cara,» la saluta la donna con semplicità, carezzandole i capelli, sorridendole «mi fa piacere vederti. Ti vedo bene, allegra, pimpante addirittura.»

La bambina si accorge che la donna si porta dietro un carrello. «Che fai?» le chiede stupita. «La biancheria.» risponde la donna. Poggia la mano sulla porta davanti a cui sono ferme, quindi la apre. La bambina la segue, la osserva mentre con rapidi gesti prende alcuni capi di biancheria dal carrello, li piega, li poggia sul letto. «Vedi se ci sono asciugamani per terra in bagno?» chiede la donna. La bambina si affaccia, torna in camera scuotendo il capo.

Stanza dopo stanza, la bambina segue la donna, in quel rito ripetuto. Di tanto in tanto ad accoglierle è una delle occupanti, che le ringrazia, prende la biancheria pulita e consegna loro quella da lavare; ma la maggior parte delle stanze sono vuote, e Adele non può fare a meno di notare la varietà di odori che le permeano, e spesso le caratterizzano: spezie, profumi, incensi diversi, e talvolta odori più umani, che però la bambina non riesce a identificare; e quando sono questi odori ad essere dominanti, Adele nota che la donna, con un sospiro di cui lei non coglie il valore, spalanca le finestre, lasciando che sole ad aria fresca invadano la stanza.

Aiutando la donna, la bambina impara la routine del cambio della biancheria, come distinguere le cose da portare a lavare e quelle da lasciare, e pure qualche trucco per piegare la biancheria più rapidamente; la donna le mostra dove trovare, su vestiti e lenzuola, le etichette che ne marcano la proprietà, le spiega l'ovvio trucco di raggruppare la biancheria per stanza già mentre la si ritira; ma in tutto questo, c'è solo una cosa che veramente sorprende la bambina: quanta biancheria vi sia.

All'iniziale stupore della donna, la bambina cerca di spiegare la propria perplessità: «be', pensavo che andando in giro sempre nude …», al che la donna non può fare a meno di ridere: «Sì, è vero, qui dentro non si fa troppo uso di indumenti.» ammette «Ma, innanzi tutto, come avrai notato, non tutte trovano confortevole la piena libertà che la maggior parte di noi apprezza. E soprattutto, non viviamo certo solo qua dentro; e allora ci servono i vestiti; e sai, anche solo una piccola cosa ciascuna … si sommano. Le lavatrici giù in lavanderia sono macchine instancabili, e sempre in movimento.»

E parlando sono arrivate davanti alla porta della stanza di Adele. La bambina non può fare a meno di notare che hanno saltato la stanza di Lena, ma prima che abbia il tempo di chiedere, e sono tante le cose che vorrebbe chiedere sulla sua vicina, si accorge che Nana è entrata in camera sua, ed ha iniziato a svuotare l'ultima delle ceste, allineando sul letto una tuta, un paio di jeans, una gonna, una camicia, un paio di magliette, mutandine, canottiere.

È tutta roba molto semplice, ma mentre la donna spiega che per il momento hanno preso solo queste, giusto perché lei potesse avere qualcosa da indossare, e che poi sarebbero andati a fare compere, secondo i suoi gusti e le sue necessità, e che per ora però si sarebbe dovuta provare quelle cose, la bambina si sente cadere in pianto. E quando la donna la abbraccia, sorpresa, per consolarla, carezzandole i capelli e mormorando ripetutamente «piccola, piccola», Adele esplode in singhiozzi, ricambiando l'abbraccio della donna e balbettandole in grembo spezzoni confusi di parole e frasi senza senso, in un tentativo di esprimere qualcosa che è riconoscenza, sorpresa, perplessa incredulità.

E dopo lo sfogo la bambina può finalmente provare quegli indumenti, uno per uno, e rimane stupita da come le calzino a pennello, come la vestano con precisione. «Mi stanno … mi stanno benissimo! È incredibile, è meraviglioso!» «Mi fa piacere,» risponde la donna con un pacato sorriso «così intanto hai qualcosa da mettere. Poi, uno di questi giorni, andiamo a farti un guardaroba più serio. Ah, ed ecco, ovviamente ci sono anche queste.» La donna si prende, dall'ultimo del ripiano del carrello, quattro scatole «Ecco qua. Scarpe, un paio di ciabatte, un paio di pantofole. Dovrai provarti anche queste.» E mentre la bambina è indaffarata con le calzature, la donna ripone con calma i nuovi indumenti nei cassetti, e senza grossa pubblicità porta via quelli con cui la bambina era arriva tra loro.

Quando finalmente la donna la saluta, Adele si ritrova infine vestita in maglietta, tuta e scarpe da ginnastica, ricordandosi del parco che l'aspetta fuori.