Adele si sveglia l'indomani da un sonno irrequieto, ma meno tormentato di quello della notte precedente. Rimane sdraiata al letto, attraversata da una sensazione di futilità, di vuoto che anche dopo il riposo la mantiene priva di energie, come se la forza vitale le fosse stata succhiata via, svanita con la sua vecchia vita di scuola, libri (molti), giochi (pochi).

Davanti a lei, ora, il vuoto assoluto di una nuova vita, una vita priva di indicazioni, di direttive, di tutto; una vita da imparare a vivere partendo da zero; senza famiglia, senza appoggio, senza nemmeno una quotidianità definita. Il vuoto assoluto.

Qualche piccolo frammento lo può raccogliere dal giorno prima, a partire dalla stanza che la circonda, quella stanza che, pur non essendole ancora familiare, già non le è più estranea.

La bambina si alza, seguita dalla stessa strana luce artificiale, incorporea della mattina precedente, e gira per la stanza, prendendone le misure con i propri passi, toccandone i mobili per prendere dimestichezza; mobili vuoti, per lo più, salvo il tablet poggiato sulla scrivania, il sari regalatole da Priyā adagiato su una sedia, gli indumenti con cui è arrivata la notte precedente piegati in un cassetto.

Rivederli le procura una fitta, le riporta alla mente la sensazione di atroce disperazione che aveva pervaso la sua famiglia, quei vestiti che tanto le erano alieni e che tanto il padre aveva insistito perché lei li indossasse, per essere “più preziosa”. Ed ora le parole del padre, le sue lacrime, quei vestiti, le danno un senso di disgusto. Richiude i cassetti con violenza, torna a sedersi a bordo del letto, lo sguardo perso nel vuoto.

C'è un grande specchio nella parete di fronte alla porta, talmente largo da sembrare una finestra. La bambina si avvicina, lo sfiora timidamente; contemplando la propria immagine, si trova a chiedersi cosa ci faccia lei lì, con quella faccia, con quell'incertezza sulla sua vita futura, sulla sua vita di ora.

Lo specchio è caldo al tocco; non scottante, non fastidiso, ma decisamente a temperatura più alta di quella della stanza; incuriosita, la bambina lascia scorrere le dita lungo il bordo inferiore, per ritrarre la mano con un sobbalzo quando lo specchio sembra spezzarsi in sottili lame verticali che, ruotando dietro il vetro, lasciando finalmente passare la luce del giorno.

Dopo la sorpresa iniziale, la bambina torna a far scorrere le dita avanti e indietro lungo il bordo di quella che adesso è diventata una finestra, incantata dai listelli che ruotano nella direzione in cui scivola la sua mano, svanendo nel nulla quando perpendicolari al vetro, tornando a trasformarlo in uno specchio quando completamente chiusi.

Soddisfatta, Adele torna a far sparire i listelli, lasciando che la luce del giorno inondi la sua stanza, e si sente già meglio. Riesce persino a vedere, adesso, le tre ante in cui è divisa la finestra, e le maniglie a incasso nella cornice di ciascuna di queste, con cui può farle scorrere l'una sull'altra.

La fresca aria mattutina porta dalla finestra sottili profumi che la bambina stenta a riconoscere, ma che le danno una crescente sensazione di sollievo, poi quasi di gioia. Davanti alla finestra, ad occhi chiusi, la testa reclinata all'indietro, Adele respira a pieni polmoni, in pace con il mondo.

Piccoli pensieri cominciano a farsi strada in lei, sensazioni che le sembrano quasi sciocche, ma che allo stesso tempo le danno un piccolo brivido di esaltazione. Vive quel piccolo gesto, la semplice apertura di quella finestra, come un gesto di liberazione, un'infrazione alla sensazione di clausura che quella casa immensa, con i suoi corridoi ben ordinati, la sua illuminazione indefinita, le stanze immerse nella penombra, le ha dato finora. Mai come adesso in vita sua la bambina ha sentito il bisogno di aria fresca, luce, spazi aperte. Dov'è finita la sua voglia di chiudersi in una stanza, lontana dal mondo, a leggere i suoi libri?

Affacciata alla finestra, Adele contempla gli spazi che le si aprono davanti, giardino, campi coltivati, alberi da frutta; si chiede fin dove si estenda la proprietà, chi se ne prenda cura, e come; pensa che le piacerebbe farsi una corsa fino a quegli alberi laggiù; e perché non dovrebbe farlo? in questa nuova vita, dalla quotidianità indefinita, dove nessuno le ha detto cosa fare, nessuno le ha detto nemmeno cosa non fare.

Con la fame che la spinge ad allontanarsi dalla finestra per raggiungere la porta, la bambina comincia a pianificare confusi progetti per la giornata che la attende. Si ferma un attimo, in corridoio, davanti alla porta di Lena, combattuta tra il desiderio di quella compagnia che ieri ha sentito così affine e la timidezza contro il richiamare su di sé l'attenzione di una persona che a stento conosce.

Senza più il coraggio della paura del giorno prima, senza ancora la dimestichezza della quotidianità, la bambina decide di soprassedere, e riparte alla volta della cucina.