La bambina percepisce appena, ma distintamente, un odore di incenso, e da questo capisce, prima ancora di controllare il nome sulla porta, di essere arrivata. Bussa delicatamente, poi appena più forte, e mentre attende risposta si chiede se avrebbe dovuto avvertire in qualche modo, se quella mezza frase detta a pranzo contasse davvero come invito …

Ed intanto la porta si apre, e la bambina viene travolta dagli odori, stavolta più intensi, di incenso e spezie, con la sensazione che non sia solo la stanza ad esserne pregna, ma anche il corpo della donna che le sta davanti.

«Oh, eccoti, dunque, vieni, vieni,» la donna si fa da parte per farla entrare, le chiude la porta alle spalle «temevo che decidessi di non venire, alla fine. Vieni, vieni, entra, entra.»

Immersa in una penombra mantenuta da piccole candele sparse in giro in maniera apparentemente casuale, la stanza è attraversata da larghe falde di tessuto con toni arancioni, azzurri, verdi; la bambina accarezza affascinata quelle ali leggere, a volte quasi impalpabili, mentre ne percorre la labirintica suddivisione degli spazi seguendo la donna.

Nella penombra la bambina scorge un'alcova, un'altra donna lì stesa e forse dormiente, il cui corpo dalla carnagione pallida sembra emergere dal nulla; un sole blu stilizzato (due cerchi concentrici, fiamme ondulate a rappresentare i raggi) ne adornano la spalla.

«Oh, e per inciso, io sono Priyā. E tu?» «Adele.» la bambina risponde in un mormorio, non per timidezza, stavolta, ma per timore di svegliare la donna che dorme. «Oh, non ti preoccupare per lei, non la sveglierebbero nemmeno le cannonate. Pensiamo a te piuttosto. Hai già pensato a un disegno?»

La domanda coglie la bambina di sorpresa: aveva accettato l'invito più per la bellezza del disegno che ornava il corpo di Priyā che per altro, ed ora non sa cosa proporre per sé. Quando Adele trova infine il coraggio di rispondere con un debole «no, veramente no … non ci avevo pensato …», la donna prontamente risponde «Poco male. In attesa che ti venga un'idea ti insegno come preparare il colore; e se non ti viene in mente nessuna idea … ah, lo so! ma prima vediamo se trovi un'idea tua.»

La bambina perde la cognizione del tempo mentre la donna le illustra il ciclo di vita del colore, partendo dalle piante (le mostra l'henna, l'indaco, l'idraste), la creazione delle paste cromatiche; le offre del té (“a quest'ora si dovrebbe sempre prendere del té”), e le spiega come serva anche nella preparazione dei colori.

Affascinata e confusa, la bambina scopre che la stanza da letto sfocia in un vero e proprio laboratorio, dove la luce è già più intensa e tavoli e scaffali sono carichi di prodotti in vari stadi di preparazione (“e siccome devi farli riposare per alcune ore, nel frattempo puoi cominciare a preparare gli altri”).

«Vedo che hai trovato una nuova vittima.» la frase, un po' biasciacata, fa sobbalzare la bambina. «Oh, ben svegliata.» Priyā si volta verso l'alcova, fa le presentazioni «Adele, Aryana, Aryana, Adele.» La donna sul letto risponde con un vago gesto del braccio al saluto della bambina; sorride, poi, e chiede «Cosa ti farai disegnare?»

Nuovamente, la bambina si trova a non saper rispondere alla domanda, ed è nuovamente Priyā ad intervenire: «bene, visto che non hai un'idea, so io cosa ci vuole per te. È una cosa piccola e semplice, ma di buon auspicio quando si comincia una nuova vita.»

Pochi minuti dopo, la bambina si trova ad ammirare il disegno, una linea ondulata che le percorre il polso e dalla quale si diparte, ad ogni cresta e ad ogni valle, un germoglio.

«E adesso aspetteremo che asciughi. Cosa possiamo fare nel frattempo? Ah! Lo so!» Priyā si alza e si dirige verso uno degli scaffali in fondo al laboratorio. Aryana scoppia a ridere: «Lo sapevo, lo sapevo.»

Adele si guarda intorno, un po' preoccupata, ma Priyā e già tornata, con in braccio una pila di tessuti colorati. «Vuoi provare un sari?» chiede, ed allo sguardo interrogativo della bambina prende il primo dei tessuti e con rapidi gesti se lo avvolge attorno.

«Sono troppo grandi per lei.» interviene ancora Aryana. «Scommettiamo?» poi, rivolta alla bambina, a voce più bassa «Non farle caso, è una lagnona. Vieni, scegliamone uno insieme, ti insegno come si indossano.»