Corridoio dopo corridoio, la donna la porta in giro facendole prendere dimestichezza con la struttura dell'abitazione. “Casa”, l'aveva chiamata lei, ma nella mente della bambina l'estensione dell'edificio la promuove dapprima a villa, poi a condominio.

E forse quest'ultima scelta non è troppo lontano dalla verità: le stanze adibite a residenza delle Custodi sono come mini-appartamenti, con servizio; a queste si aggiungono gli ambienti comuni: altri bagni, cucina, lavanderia, una palestra, persino un cinema, e poi la biblioteca … La bambina si perde in quello splendore, guardandosi intorno pregustando le ore che avrebbe potuto trascorrere lì.

Periodicamente, la donna le mostra dove si trovano sulla mappa nel tablet. Le fa notare i diversi colori delle porte, che distinguono gli ambienti pubblici da quelli privati, da quelli ad accesso limitato: le famose porte nere.

Le porte sembrano in legno, con una forma un po' antiquata, due larghi pannelli quadrati in una cornice comune che somiglia ad un otto squadrato. Ma la donna le mostra come poggiare la mano al pannello superiore ne manifesta la vera natura, uno schermo con indicazioni su cosa si trova dall'altro lato.

Le porte nere sono rare, e per lo più impenetrabili. Apparentemente chiuse a chiave, rispondono all'interrogazione palmare con un semplice simbolo di divieto. L'unica delle porte che la donna ha il diritto di aprire emette un debole, ma chiaramente udibile, segnale acustico all'approssimarsi della bambina.

«È tutta così? Un enorme computer?»

Alla domanda della bambina, la donna risponde con una scrollata di spalle: «Domotica, la chiamano. Ma per i dettagli, dovrai chiedere al padrone.»

«Come fa sapere che sono io? È per via del braccialetto?» «Sì, immagino che ci sia anche quello; ma anche la mano, credo che venga riconosciuta.» «Quindi non basterebbe, che so, che usassi il tuo?» «Il braccialetto? Oh, non credo. Sono individuali, e ‘riconoscono’ la proprietaria. E non è una buona idea toglierlo.»

Dalla terrazza, il loro sguardo può spaziare sull'immenso terreno che circonda la villa, e la bambina rimane un po' sorpresa dalla ricca diversità dell'appezzamento. Si chiede quante delle cose che hanno consumato a pranzo siano state prodotte lì, e per un attimo dimentica il discorso.

Poi la reazione del braccialetto ad uno dei suoi gesti la riporta alla propria situazione. «Con questo» osservò «lui sa sempre tutto di voi: dove vi trovate, cosa state facendo.» Dopo un po' aggiunge: «E secondo me ci sono telecamere sparse in giro per tutta la casa.» La bambina si volta verso la donna, ma lo sguardo stupito di lei non le dice nulla. «I braccialetti» chiede ancora «funzionano anche fuori di qui?»

Con l'approssimarsi della sera, si è alzato un po' di vento, la temperatura ha cominciato ad abbassarsi. La donna ha un brivido, poi annuisce «Sì, è vero, con questo lui può sempre sapere dove ci troviamo. Non so se sa cosa facciamo, ma può sapere se siamo in pericolo. E non so se ci sono telecamere in tutta la casa; se ci sono, sono ben nascoste. Ma dubito che sia control freak a tal punto.»

«Cosa succede se una Custode vuole andare via?» «Lo comunica, e va via. E sì, restituisce il tablet e il braccialetto. Nulla di più, nulla di meno.» «È mai successo?» «Un paio di volte.»

Il silenzio dà loro una pausa, poi la donna chiede: «Vuoi andare via?» La bambina non risponde subito. Poi, con voce assente «Non servirebbe a nulla.» una nuova pausa «Aspetterò la scadenza legale del mentoraggio.» ancora qualche secondo di silenzio, poi si volta verso la donna «E no, non tenterò di fuggire dopo essermi tolta il braccialetto.»

I loro sguardi si perdono l'uno nell'altro per lunghi minuti di silenzio, e la donna vede in quello della bambina una domanda che non riesce a interpretare. Ma è la bambina stessa a verbalizzarla: «Perché restate qui?»

La donna rimane stupita, e la sua risposta si fa attendere. Quando infine parla, non vi è nessuna decisione nella sua voce: «Perché … non so, non posso rispondere per tutte le altre, ma per me … perché è il posto migliore in cui sia stata finora, e non credo che esistano posti in cui potrei stare meglio.» e poi, con un mormorio che la bambina percepisce appena «E perché Dora è qui.»

«Dora?» «La mia compagna.» la bambina non capisce il senso di quel termine in quel contesto —per lei ha ancora una valenza scolastica— ma non indaga. A colpirla è più il fatto che in qualche modo il motivo della permanenza delle Custodi in quel punto rimane confuso, o al più limitato a un “non c'è di meglio”.

«È una prigione.» la bambina parla senza rabbia, senza rancore, senza sorpresa; una semplice constatazione «Una prigione con barre dorate, ma pur sempre una prigione.»