Passano lunghi secondi in cui la bambina si chiede se quell'uomo la stia prendendo in giro, o cosa; è tutto talmente confuso, contraddittorio, senza senso, in quello che l'uomo fa, in quello che l'uomo dice.

Ed ora dovrebbe essere lei a raccontargli una storia, lei che non è ancora nemmeno uscita all'età in cui le storie si assorbono, in cui ancora non si ha nulla da raccontare che infantili emulazioni di avventure mai vissute?

Ed alla fine la bambina racconta l'unica cosa che può raccontare, il proprio disagio, perché sa che le storie parlano sempre di questo: problemi, difficoltà, disagi, e la loro risoluzione.

Parla lentamente, a capo chino, fermandosi a cercare le parole. E mentre parla, odia la propria voce, che non sembra emergere mai come lei vorrebbe, ma è sempre tremante, insicura, o stridula.

Ho imparato a leggere a 4 anni, e da allora ho sempre letto. Ho letto tutto quello che mi è capitato tra le mani, i libri di scuola, le antologie, i pochi libri che avevamo in casa adatti alla mia età, e quando ho finito con quello, anche quelli non adatti alla mia età.

Ero l'unica a leggere i libri nella biblioteca della scuola. Poi ho cominciato ad andare a quella comunale. Ero un po' la loro mascotte, visto che anche lì non ci andava praticamente nessuno.

All'inizio leggevo perché nei libri scoprivo mondi meravigliosi, persone affascinanti. Poi ho incontrato i libri che insegnavano le cose delle quali gli adulti non parlavano con i bambini; ed era un modo per imparare senza avere l'imbarazzo di chiedere agli adulti.

I miei non erano troppo contenti del fatto che leggessi così tanto; dicevano che tutti quei libri mi distraevano dalla scuola, mi distraevano dalla vita, che così non mi sarei mai fatta degli amici, che sarei diventata noiosa.

Io pensavo che noiosi erano i miei compagni: parlavano di cose noiose, ridevano per cose stupide, facevano cose stupide. Ho compagne di classe che si truccano come se avessero quindici anni, e alcune di quelle di terzo raccontavano …

L'uomo si solleva sulle braccia, la bambina si zittisce di colpo, nuovamente in ansiosa attesa, senza sollevare lo sguardo.

«Tu non hai dieci anni.» commenta l'uomo.

«Undici.» ripete la bambina; le sembra strano dover insistere tanto sulla propria età, senza che l'uomo dia segno di ricordarne il valore. «Ne faccio dodici a marzo.»

«Non è quello che intendevo.» l'uomo spazza via quella risposta. «Non è …» si ferma, si perde un attimo nei suoi pensieri, poi ripate da zero: «Che classe fai?» «Seconda.» «Hai fatto la primina?» «Cioè?» «Sei andata a scuola a cinque anni.»

La bambina deve farsi i conti prima di poter rispondere. «Sì,» conferma.

«Ti piace andare a scuola?» chiede l'uomo, dopo qualche secondo. La bambina non risponde subito, incerta ella stessa. «Mi piace imparare,» conclude. «Ma non andare a scuola.» insiste l'uomo. «Dipende.» «Dai professori, dai compagni.» «Sì.»

Un nuovo intervallo di silenzio, poi è sempre l'uomo a riprendere: «E la tua vita è fatta solo di studio e letture? Niente giochi, niente amici?» «Ho … avevo un'amica. Quando abbiamo finito le elementari, suo padre ha trovato lavoro in Francia, si sono trasferiti lì. Gli altri … insomma. Con lei era bello perché disegnavamo insieme le storie dei libri che leggevamo, oppure giocavamo con le costruzioni di suo fratello. E comunque stavo bene da sola a leggere. Meglio che a farmi prendere a pallonate per strada.» poi, un improvviso ricordo «Ah, avevo imparato a giocare a dama, da mio nonno. E lui mi faceva anche gli indovinelli, che a me piacevano un sacco. Come i libri gialli.»

Trentadue cavalli bianchi
su di un monte rosso
battono, mordono
ma nessuno s'è mosso

La bambina solleva il capo all'improvviso. «Questa la conosco!» poi ride «“ma ne abbiamo sssolo sssei!”» Torna subito seria, china il capo. «Chiedo scusa.»

«In realtà lo odio.» aggiunge dopo qualche secondo ed un profondo sospiro «Nella mia classe ci sono due che sono fissati con le cose fantasy, poi anche i giochi di ruolo. Ma sono insopportabili, pensano solo a quello. Quando hanno scoperto che a me piaceva pure sembrava che fossi diventata la loro migliore amica. Poi siccome non ero fissata come loro …» butta le braccia per aria «insomma, nemmeno fossi stata un'eretica.»

«Non sei una bambina della tua età.» le parole dell'uomo sembrano giungere dal suo discorso precedentemente interrotto, come se nulla fosse stato detto. «Non parli come una bambina della tua età, né pensi come una bambina della tua età.» Il suo sguardo si fa attento, con occhi socchiusi come se cercasse di guardare oltre commenta: «Della tua età hai solo il corpo.» ed a quelle parole la bambina ha di nuovo paura.

Improvvisamente, l'uomo si volta. «Vai,» ordina, accompagando la parola con un gesto del braccio «lasciami dormire.»