Nello scrivere l'articolo sull'andare di corpo, ho avuto non poche difficoltà nella scelta del titolo. Non per una questione di pruderie, quanto per le molteplici possibilità con diversi giochi di parole che mi sono venute in mente, nonché le straordinarie scoperte sul lessico latino fatte alla ricerca del titolo migliore.

Inizialmente, mi ero orientato su qualcosa che si appoggiasse a defæcatio, parafrasando il noto proverbio exscusatio non petita, accusatio manifesta; l'idea era quindi che il titolo terminasse in defæcatio manifesta, eventualmente con una opportuna scelta per la premessa, al fine di rendere più evidente il nesso con il proverbio.

Non trovando una buona idea per la premessa ed insoddisfatto dalla semplice conclusione delle due parole, avviato ormai sulla strada del latino, ho pensato di rivolgermi alla classica forma dei titoli delle opere che ci sono state tramandate, con un iniziale concetto di de defæcatio, terrificante per la balbuziente allitterazione.

E qui il colpo di genio: togliamo il de da defæcatio! De fæcatio sarebbe un'ottima scelta, nascondendo brillantemente defæcatio nel titolo stesso, senza dirlo. Ma quanto sono bravo. Senonché.

Se non che, fæcatio a quanto pare in latino non esiste. Benché la cosa sia a posteriori ovvia, ricordandosi i più elementari criteri di formazione delle parole latine derivate, sul momento la scoperta mi ha indubbiamente lasciato alquanto deluso, soprattutto perché venuta con allegati una serie di fattoidi che inizialmente ho trovato quasi scoraggianti.

Ho scoperto così che la defæcatio come da noi intesa è un termine tardo, che non si trova nel latino classico, dove faeces indicava la feccia (piuttosto che le feci).

(A sproposito, sto scoprendo ora che murga, il termine con cui nella Magna Grecia si indica la feccia dell'olio d'oliva, non è italiano. Che modi sono?)

È così quindi che, deluso e depresso, mi sono accontentato di un banale de cacatio. E posso dirlo che non regge minimamente il confronto con le altre mie brillanti idee?