Un fondamentalista cristiano di estrema destra, massone, nazionalista e xenofobo ammazza un centinaio di persone, buona parte delle quali inseguendole una ad una con metodico sangue freddo, sparando quante volte necessario per avere l'impressione che siano effettivamente morte.

Dopo le primissime reazioni con un gran vociare contro Isla̅m, arabi ed immigrazione (prima di scoprire che il terrorista era un ariano cristiano), le nobili anime xenofobe italiote hanno deciso di salvare capra e cavoli condannando senza troppo clamore il gesto, e giustificandone le motivazioni.

Sì, è vero —si legge dagli articoli sul Giornale a firma di Magdi Allam (un individuo che della propria conversione al cristianesimo ha fatto un business, con interessato beneplacito della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana) alle parole di Borghezio— il gesto di Breivik è stato un gesto estremo, magari eccessivo, ma il pensiero che ci sta dietro non è sbagliato: occorre difendere la nostra identità culturale cristiana dall'invasione dei barbari, dal multiculturalismo, dall'Isla̅m. È quindi colpa di questa perversa tendenza al multiculturalismo, all'apertura agli altri (ed in particolare ad arabi e mussulmani) se poi succedono queste cose.

Un modo di ragionare, questo, tutt'altro che raro da trovare in giro. È colpa dei negri se i razzisti li massacrano. È colpa dei gay se gli omofobi li ammazzano. È colpa delle donne se gli uomini le stuprano. Il colpevole non è l'aggressore, ma la vittima.

Un modo di ragionare, questo, che porta a decaloghi antistupro in cui la difesa delle donne passa dalla soppressione della loro libertà: attente a dove andate (specie se non accompagnate da un valente cavaliere), attente a cosa indossate (non vorrete mica provocare l'appetito sessuale di qualche aggressore). Dopo tutto, nessuno ha mai stuprato una donna in burka che sappia camminare i suoi bravi tre passi dietro il proprio padrone.

Oops.

Non so perché, ma mi sembra che questi xenofobi ragionino esattamente come quelli che non vorrebbero tra i piedi.