Diciamocelo, i blochi multibase “Dienes” sono solo costruzioni camuffate da sistema educativo per la matematica. O viceversa.


Sono un nostalgico. Una delle cose che ho sempre vissuto male del passare del tempo e del mutare delle cose è stata l'unicità (anche solo generazionale) delle mie esperienze, il fatto che i miei figli non avrebbero potuto conoscere le stesse persone, vedere gli stessi posti, vivere le stesse esperienze: non perché sia mai stata mia intenzione “costringerli” a ripetere la mia vita, quanto perché mi sembrava che poter loro offire “almeno questo” fosse, in qualche senso, un “minimo insindacabile”. Ed il fatto che le persone invecchiano, i luoghi cambiano (e quasi sempre in peggio), e che certi momenti storici (nel bene e nel male) sono (almeno nell'arco della nostra vita cosciente1) unici mi ha sempre creato una certa angoscia. I miei figli non conosceranno certe persone, non potranno esperire certi luoghi, certi contesti, all'apice del loro splendore. (Ne avranno alti, i loro, mi auguro; ma perché non anche quelli di cui ho potuto godere io?)

Sono un nostalgico, dicevo. Quando e dove possibile, cerco di dare ai miei figli almeno quello che ho avuto io (a volte, purtroppo, nel male come nel bene). E (vista anche la loro età, al momento) questo si manifesta spesso nella ricerca per i giochi ed i giocattoli della mia infanzia, come le costruzioni INCAS della GiavToys (è stata una grande gioia per me scoprire che li fabbricano ancora). Mia madre mi ha sorpreso qualche Natale fo ripescando dai meandri di chissà dove quel che rimane delle mie vecchie INCAS: ho pianto come un vitello2 per tutto il pomeriggio.

Sono un nostalgico, per l'appunto, e per qualche motivo mi sono venuti in mente recentemente quelli che ero sicuro fossero blocchi appartenenti ad uno dei tanti giochi didattici con cui mi hanno cresciuto i miei genitori: blocchi, “fette” e “aste” di varie dimensioni, con ben visibili suddivisioni a cubetti.

È stato sorprendentemente difficile trovare il nome di questi “giocattoli educativi”: multibase. Poi a complicare la ricerca ci si sono messe la polisemia del termine, ed il suo uso come nome di alcune compagnie in Regno Unito ed India. Ed infine, il fatto che la mia memoria di aste e basi di varie dimensioni si scontrava con la preponderanza delle confezioni limitate alla base 10: perché, allora, chiamarli multibase?

Alla fine ho trovato su Borgione (e dove se no?) una confezione non troppo dissimile da quella della mia memoria. Oggi finalmente è arrivata; non è quella della mia memoria, i blocchi sono meno rifiniti di quelli della mia memoria, ed i pezzi multipli (aste, basi e blocchi che siano) hanno suddivisioni tracciate con il colore e non incise come in quelli della memoria. Ma sono comunque loro, e sono stato ben contento di poterci tornare a giocare con i miei figli.

Giocare? Sí, giocare. È vero, la loro funzione dovrebbe essere diversa (imparare le quattro operazioni; chiave di ricerca utile, per chi fosse interessato, è BAM: Blocchi Aritmetici Multibase, per aiutare nella disambiguazione; il metodo è anche noto come metodo Dienes, dal matematico che l'ha sviluppato, partendo dall'idea delle perle colorate delle potenze del metodo Montessori.) Ma chi può resistere alla tentazione di usarle come costruzioni?


  1. ricordiamo le riflessioni sulla ciclicità del tempo nel film porno romanzo filosofico L'insostenibile leggerezza dell'essere. ↩

  2. direi anche per la stazza, ma ho recentemente scoperto che questo modo di dire è solo una perversione del detto originario che aveva come (s)oggetto “una vite tagliata”. ↩