γνῶθι σαυτόν
conosci te stesso
Massima delfica

Mi conosco abbastanza bene da sapere che ci sono cose che per me è meglio evitare, perché hanno la tendenza a catturarmi piú del dovuto. Come un alcolista sa (almeno razionalmente) che per lui è meglio stare lontano da vino, birra e liquori, per non rischiare di perdere (nuovamente e drammaticamente) il controllo, cosí io so di dover star lontano (anche se meno drammaticamente) da certi videogiochi.

Minetest è uno di questi.

Minetest rientra nella categoria dei “voxel games”, videogiochi ambientati in un mondo costruito da blocchi con cui il giocatore può interagire scavando, distruggendo e costruendo, genere che ha come capostipite Infiniminer, e come esponente piú famoso Minecraft.

Minetest non nasce come videogioco a sé stante, ma come motore su cui costruire giochi, anche se offre anche un videogioco (MTG: Minetest The Game) come esempio delle proprie funzionalità. Caratteristica fondamentale di Minetest è quindi l'estensibilità: è relativamente semplice costruire moduli supplementari con cui aggiungere tipi di blocchi, nuovi oggetti da costruire, o piú in generale modificare specifici aspetti del motore e dei giochi su di esso costruiti.

Già il meccanismo di base è particolarmente affascinante, per chi ha interesse per queste cose: con la possibilità di alterare profondamente il mondo circostante, e di costruire in piena fantasia e libertà, il gioco (anche il piú semplice MTG) cattura l'attenzione di chi ha passione per le costruzioni. Se a questo si aggiunge la possibilità di andare oltre i limiti esistenti anche dal punto di vista informatico, non è difficile capire come si possa cadere in un pozzo senza fondo di distrazione dalla realtà.

Per questo lo evito. O quanto meno ho cercato, a lungo, di evitarlo, pur avendo in passato persino contribuito al suo sviluppo.

Il problema, come sempre, sono i figli. Mio figlio va a scuola, ed i suoi compagni giocano a Minecraft.

Ho fatto il possibile per ritardare, mantenere sull'astratto la discussione, ma alla fine era inevitabile che succedesse. Gli ho fatto vedere Minetest, abbiamo anche avviato una partita (a cui per ora lui e la sorellina assistono solo da spettatori, benché io sia ben cosciente che presto vorranno avere una partecipazione piú attiva).

Ed ora ci sono regole ferree sulle condizioni alle quali si può fare una mezz'oretta di Minetest: tutti i compiti finiti, tutti i lavori di casa finiti, già pronti per andare a letto etc. Condizioni che —non dovranno mai saperlo— sono piú per loro che per me. Perché diciamocelo chiaro: per me ci potremmo passare le giornate, a giocare a Minetest. Insieme, persino. Ma so che non è una cosa che farebbe bene a loro, né a me.

E quindi le regole.

Ed io, lo confesso, non sempre le seguo, per me stesso, soprattutto quelle sulla durata: mi sono fatto un altro mondo su cui sperimentare per conto mio, un mondo a cui mi costringo a giocare solo quando non ho altri impegni, solo la sera, quando si è ormai a letto per dormire. Ma è cosí che ho ripreso ad andare a dormire dopo l'una. E non va bene.