Oggi mio figlio commenta, a proposito dei creeper di Minecraft: «non sono veramente dei mostri, è solo che si spaventano quando ti vedono».

(Per chi non avesse dimestichezza con il videogioco, i creeper sono uno dei principali “avversari” in Minecraft, e sono caratterizzati dalla loro tendenza ad esplodere quando in prossimità del giocatore.)

Al di là della discutibile accuratezza dell'osservazione (i creeper sono in realtà piuttosto aggressivi, correndo attivamente verso il giocatore quando lo vedono), ho trovato affascinante che già a sette anni mio figlio fosse in grado di dare questo tipo di interpretazioni dei dati (per quanto inesatti) a sua disposizione. Non siamo ancora all'homo homini lupus, ma siamo sulla buona strada: la natura che si protegge contro la minaccia umana.

Mi viene inevitabile domandarmi quanto sia una questione “educativa” (ce lo stiamo crescendo bene), e quanto semplicemente indole naturale, una certa capacità di inversione nell'interpretazione dei ruoli: non necessariamente il protagonista è il buono, non necessariamente chi vince ha ragione, non necessariamente l'aggressore è il colpevole. Anche se, sinceramente, questa sua capacità rasenta a volte livelli da psicopatia: stiamo parlando, dopo tutto, del bambino che a 3 anni con le Duplo costruiva i ponti con le trappole per far sí che l'Orco riuscisse finalmente a catturare e a mangiarsi i Tre Capri Rochi.