Ogni volta che l'Etna si risveglia e le foto della sua attività (fontane di lava, colonne di cenere con riflessi dal rosa all'arancione), c'è gente che si spertica in lodi per lo splendore di queste immagini, la “maestosità” dell'evento, della natura, del vulcano.

È gente che non ha mai avuto a che fare con i postumi dell'evento: tutta la cenere che viene espulsa nell'atmosfera prima o poi torna giú (e per fortuna, visto che quando non succede è anche peggio). E torna giú sui campi, in strada, sulle macchine, sulle case. Ed a seconda dei campi, delle strade, delle macchine, (dei tetti) delle case, il fastidio che crea può essere niente, poco, o molto.

Nei casi piú gravi, si può tranquillamente parlare di danni, come i vetri delle macchine sfondati in quel di Zafferana dagli sfoghi del mese scorso, con cenere piuttosto grossolana (e quindi anche piú pesante).

Ma anche chi non subisce direttamente danni (piú o meno gravi), si ritrova quanto meno a dover gestire le quantità non indifferenti di cenere che possono venir giú a coprire strade, balconi, cortili, terrazze: e se la cenere ha i suoi vantaggi “agricoli” (dà terreno ricco, fertile), rimane un immenso fastidio. Trovarsi a spazzare, se non addirittirua a spalare, è inevitabile, dopo questi sfoghi etnei: e bisogna pure sbrigarsi, nella stagione delle piogge, per evitare che l'acqua trasformi la cenere in fango ed otturi le grondaie.

Ed altrettando ovviamente, in periodi di vivace attività, andare a spalar via la cenere un giorno significa rischiare di dover tornare tre giorni dopo, quando l'Etna avrà regalato un nuovo contributo.

Quindi abbiate la pietà di ponderare le parole, nell'esprimere la vostra meraviglia davanti a quelle foto, o vi ritrovere un invito a venire a spalar cenere su 300m² di terrazza: anche un solo centimetro di spessore sono 3m³ (tremila litri) di cenere, che con la densità della genere significa facilmente 5 tonnellate (e passa) di materiale.