Il risultato più interessante delle elezioni politiche di qualche giorno fa non è, in sé e per sé, lo strepitoso successo del Movimento 5 Stelle (che abbiamo già visto), quanto piuttosto quello (ancora tutto da vedere) del come il Movimento riuscirà a gestire questo proprio successo.

In questo momento, il Movimento (specificamente nelle persone dei suoi rappresentanti in Parlamento) si trova davanti ad una scelta ‘semplice’ (la più semplice di tutte, una scelta binaria: dare o non dare la fiducia al governo che potrebbe emergere dall'attuale situazione di stallo), eppure piuttosto impegnativa.

La cosa più interessante emersa finora è che il Movimento non è una informe massa di uniforme pensiero, cosa che depone sicuramente a favore della salute (nonché della sanità) del Movimento. Vi sono, in particolare, quelli favorevoli alla, diciamo così, ‘apertura’ nei confronti di Bersani e della sua coalizione, e quelli assolutamente contrari.

Non dare

Il primo e più importante esponente della posizione del ‘non dare’ è Beppe Grillo stesso, in questo articolo (nei commenti al quale trova spazio e voce anche la corrente opposta).

Nello specifico articolo, come già osservato da molti in Rete, la cosa più grottesta e quasi contraddittoria è questa affermazione che il M5S non darà la fiducia al governo, ma voterà a favore di eventuali leggi che seguano il manifesto del M5S stesso. La cosa non è grottesta tanto per il fatto di non essere un do ut des, ma un semplice “dammi dammi dammi”, quanto perché sembra ignorare due cose molto importanti.

La prima è che senza un appoggio, anche solo esterno, al governo Bersani, tale governo semplicemente non ci sarebbe, a meno di un'alleanza di Bersani con il centrodestra, suicidio politico (come ho già detto) del PD.

(Verrebbe quasi da pensare che questa ostruzione verso il PD sia intenzionale proprio per spingere il PD al suicidio, cosa in cui Grillo spera ardentemente, per poter ottenere alle prossime elezioni una vittoria schiacciante. In altre parole, sembra una scelta più per gli interessi di Grillo (e di chi per lui, vedi Casaleggio) che per quelli di chiunque altro.)

La seconda cosa su cui quell'articolo di Grillo sorvola bellamente è che leggi non le fa il governo, ma il Parlamento. E qualunque forza politica presente in Parlamento può proporre le leggi in questione. In altre parole, il M5S in Parlamento non ha motivo di aspettare che ‘Bersani’ proponga leggi che perseguano gli obiettivi del manifesto del Movimento: i rappresentati in Parlamento del M5S potrebbero (anzi, oserei dire dovrebbero) prendersi carico loro stessi di proporre tali leggi.

Sembrerebbe quindi quasi, dall'esposizione di Grillo, che il M5S non dovrebbe partecipare attivamente alla politica del Paese, ma sempicemente come ‘osservatore esterno’, senza responsabilità dirette, e con l'unica funzione di appoggiare o ostacolare iniziative di altri, a seconda della loro affinità con il manifesto del Movimento. Su questo apparente atteggiamento tornerò più avanti.

È importante notare che l'opposizione alla fiducia ad un governo Bersani non è posizione solo di Grillo (Casaleggio ed il loro echelon): la stessa posizione è tenuta anche da una larga fetta di aderenti al Movimento stesso, tra cui si distinguono, se vogliamo così, due “estremi”.

Grillini

Da un lato abbiamo i fanatici grillini, membri del Movimento totalmente incapaci di iniziativa personale, pronti ad accettare ogni e qualsiasi direttiva venga dall'alto (da Grillo & co.), a difendere ogni loro posizione, nonché a cambiare posizione con lo stesso entusiasmo non appena la posizione “dall'alto” cambi anch'essa.

Sono questi gli affezionati belluini che invadono i blog che osano dire alcunché ‘contro’ Grillo, a difesa del loro eroe (manifestando peraltro nel frattempo scarsa comprensione del testo, scarso controllo della lingua italiana e spesso una crassa ignoranza delle cose di cui si parla, come ad esempio gli aspetti più elementari della logica, o i meccanismi tecnici della politica). Sono facilmente riconoscibili grazie alla loro incapacità ad andare poco più oltre degli slogan gridati da Grillo.

Delusi

All'altro estremo, ma sempre dalla stessa parte, troviamo invece i ‘delusi’, i transfughi, coloro che hanno votato il M5S per ‘protesta’, per punire la loro usuale “parte politica” (più spesso il PD che il PDL, ma comunque a noi qui interessano solo quelli che hanno voluto punire il PD, appunto).

Sono persone a cui di Grillo in sé e per sé non importa molto, se non per il fatto che abbia organizzato una “nuova” alternativa, qualcosa che ha permesso loro di non astenersi, senza comunque votare nessuna delle due altre maggiori forze politiche, e che magari credono nello “svecchiamento” della politica.

Ma sopattutto, appunto, hanno voluto punire (il PD), per averli traditi negli ultimi venti anni, e sono anzi rimasti delusi dal fatto che a seguirli in questa loro spedizioni ‘punitiva’ siano stati in “così pochi”.

Ovviamente, la punizione non è stata sufficiente, se la coalizione di Bersani è comunque riuscita ad arrivare ad una maggioranza relativa (e quindi assoluta, grazie al premio) alla Camera.

Per costoro, un appoggio del M5S ad un governo Bersani sarebbe un tradimento della fiducia che hanno voluto dare all'alternativa: il loro obiettivo è la punizione del PD, e finché il PD non sarà sufficientemente punito (ad esempio sparendo dalla faccia della politica italiana) non bisogna demordere.

Dare

Ma veniamo ora all'altra parte del Movimento, quella che invece ritene che un appoggio esterno ad un governo Bersani sia una cosa da prendere in considerazione.

A giudicare dai commenti al suddetto articolo di Beppe Grillo, è gente che ha vissuto con entusiasmo il successo del M5S e proprio in considerazione di questo successo ritiene che sia opportuno rimboccarsi le maniche e cominciare a ‘sporcarsi’ le mani con la politica vera.

Le osservazioni fatte nei commenti sono a volte sorprendentemente banali, dove la sorpresa non è nella loro banalità, ma che nonostante la loro banalità debbano essere fatte per correggere il vaffanculismo grillino, come ad esempio sul fatto che prima di parlare delle votazioni sulle singole leggi occorre dare la fiducia, e che non dare la fiducia significa forzare il PD a cercare un appoggio nel PDL.

Certo sarebbe interessante vedere quanti di quei commenti vengano da appartenenti al Movimento e quanti siano invece esterni al Movimento stesso (tra coloro che si dichiarano ve ne sono da un lato come dall'altro). È comunque un dato importante che non solo quei commenti non siano stati censurati (cosa al quale Grillo non è purtroppo estraneo), ma sono anche i più votati. Possiamo leggere anche questo come un buon segno per la salute (e la sanità) del Movimento.

La prova del fuoco

In questi giorni, in sostanza, il Movimento dimostrerà se è vero quanto dicono le malelingue (o “la propaganda mediatica della vecchia politica”), oppure no. Ricordiamo che la suddetta “propaganda mediatica” punta a mostrare il Movimento come una semplice estensione ‘di massa’ del volere politico di Grillo (e Casaleggio), incapace di prendere decisioni indipendenti, incapace di affrontare qualunque tema senza attendere (e seguire) le direttive dall'alto, nonostante il tambureggiare su democrazia, una testa un voto e compagnia bella.

Ad appoggiare questa tesi, la suddetta “propaganda” del “vecchio sistema” porta documentati esempi di scarsa trasparenza nell'apparato decisionale, “editti bulgari” su chi può apparire in televisione, quando e di cosa può e non può parlare, testimonianze di gente che ha avuto esperienza all'interno del Movimento per poi preferire scapparsene, quando non ne è stata direttamente espulsa per mancata adesione al Grillo-pensiero.

Tutto questo, dicevamo, è una semplificata sintesi di quello che “propaganda” del “vecchio sistema” dice. Queste affermazioni sono ovviamente bollate, dai sostenitorei del Movimento, come falsità (anche quando ben documentate) diffuse con l'unico scopo di sminuire la dirompente forza rivoluzionaria del Movimento: il Sistema ha ‘paura’ di Grillo e —non potendo ignorarlo— si difende diffamandolo. Questa la tesi grillina.

Grillini vs Movimento 5 Stelle

Forse nessun momento come quello attuale sarà indicativo più di ogni altro della vera natura del M5S: è semplicemente una massa di grillini| incapaci di esprimere altro che il Grillo-pensiero, o è effettivamente un Movimento democratico, capace di agire anche contro il Grillo-pensiero, pur riconoscendo in Grillo un capace e meritevole catalizzatore?

Per inciso, la risposta a questa domanda sarà non banale, in quanto intervengono almeno due strati nelle decisioni che prenderà il Movimento: uno, che potremmo definire ‘di base’, è quello del dibattito all'interno del Movimento stesso per giungere alla decisione finale sul dare o non dare l'appoggio esterno (o con partecipazione diretta) ad un governo Bersani; l'altro è quella dell'azione dei suoi rappresentanti.

Peraltro, mentre una decisione finale a favore della fiducia al governo Bersani indicherebbe con ben poche possibilità di dubbio la capacità del Movimento di agire indipendentemente dal Grillo-pensiero, non è detto, viceversa, che una decisione finale contro la fiducia al governo indichi una posizione del Movimento succube al Grillo-pensiero: dopo tutto, se una posizione contraria a quella di Grillo ne è evidentemente indipendente, una posizione che corrisponda alla sua potrebbe ugualente esserlo (indipendente).

Nella valutazione delle future azioni del Movimento sarebbe quindi utile sapere non solo quanti sono d'accordo Grillo, ma anche perché lo siano: quanta è gente che è sempre stata d'accordo con lui, cambiando come una banderuola al vento seguendo la mutevolezza del Grillo-pensiero, difendendolo anche nelle sue contraddizioni, e quanta è gente che è anche stata capace di prendere le distanze da certi aspetti contraddittori del Grillo-pensiero, e che però su questa posizione si trova d'accordo con lui?

La ‘stratificazione’ dei livelli decisionali del Movimento è importante per capire secondo quali criteri agiranno i suoi esponenti in Parlamento: si limiteranno a seguire le direttive di Grillo, o attenderanno una consultazione (democratica) dell'intera base del Movimento? Nel secono caso, come verrà presa la decisione? Si voterà sul dare o non dare la fiducia, ed i rappresentanti in Parlamento voteranno compatti seguendo la scelta della maggioranza della loro base? O, in un certo senso più democraticamente, esprimeranno al loro interno la molteplicità di opinioni interna al movimento (ad esempio, se il 60% degli iscritti al M5S deciderà per dare la fiducia, il 60% dei rappresentanti in Parlamento voterà la fiducia)?

Ed infine, se vi sarà effettivamente la consultazione, chi vi potrà partecipare, e chi verificherà il corretto espletamento della votazione?

Atteggiamenti

Vorrei infine spendere due parole su una questione che è legata al dilemma «Siamo uomini o grillini?» che il Movimento si trova ad affrontare in questi giorni, una questione che è quella dell'atteggiamento di Grillo e del Movimento.

Nei commenti al già citato articolo in cui Grillo propone (o impone) che il M5S non dia la fiducia ad un governo Bersani, alcuni tra i commenti più votati rimproverano a Grillo un comportamento ipocrita e da “primadonna”: dopo anni di insulti di ogni tipo buttati a tutte le parti politiche, infatti, l'articolo sembra scritto come se Grillo si fosse personalmente offeso per i presunti insulti di Bersani, e come se fosse questo il motivo per non dare appoggio al governo Bersani.

Personalmente, non mi trovo d'accordo con questa accusa di ipocrisia rivolta a Grillo, pur trovando generalmente il suo atteggiamento puerile e superficiale. Nello specifico, non condivido l'accuasa di ipocrisia perché, se è vero che Grillo ha praticamente costruito l'intero proprio personaggio politico sull'insulto —con una certa continuità con la propria precedente figura di comico— è anche vero che Grillo non ha poi porto la mano a nessuno degli insultati.

D'altronde, è invece incontestabile il protagonismo di Grillo in quell'articolo. Il Movimento dovrebbe forse non dialogare con chi accusa Grillo? Ad una conclusione del genere si può giungere solo se si ritiene che il Movimento sia semplicemente un'estensione del Grillo-pensiero; altrimenti, le critiche mosse a Grillo non sono necessariamente critiche mosse al Movimento, e possono semmai essere un incentivo a rimarcare questa indipendenza. Ma non sorprende che questa differenza tra Grillo e il Movimento sia qualcosa che Grillo stesso cerchi in tutti i modi di offuscare e far dimenticare.

Ma ben più grave del protagnismo di Grillo è, a mio parere, il tipo di atteggiamento politico che trapela nelle ultime righe dell'articolo, e sono lieto di vedere che anche in questo caso tra i commenti all'articolo vi siano critiche in tal senso.

Come già detto sopra, infatti, dall'articolo di Grillo trapela un atteggiamento sostanzialmente passivo nei confronti della politica. E no, non è adducibile come scusa il fatto che in un eventuale governo Bersani il M5S è solo una delle forze d'opposizione.

Una forza politica che ha davvero a cuore l'interesse del Paese piuttosto che una propria manìa di protagnismo non può avere un atteggiamento così passivo in alcuna circostanza. Deve, invece, cercare di assumere un ruolo attivo in ogni occasione che gli venga presentata.

Ogni singola forza politica presente in Parlamento può attivamente proporre. È evidente che una forza politica di maggioranza avrà la strada spianata sia per la calendarizzazione, sia nelle possibilità di vedere approvate le proprie proposte, ma questa non può essere una scusa per non provare nemmeno.

Questa, dopo tutto, è proprio la differenza tra una forza politica che ha interesse a cambiare il Paese, ed una che ha invece come unico obiettivo quello di vincere le elezioni per un egoistico primeggiare.

(E per inciso, queste considerazioni prescindono dal particolare attuale equilibrio in Parlamento: se anche la coalizione di Bersani avesse avuto la maggioranza anche al Senato, e non avesse quindi avuto bisogno di aprire al M5S, le considerazioni si applicherebbero tali e quali.)

Il mio timore (se così si può definire) è che i rappresentanti parlamentari del M5S possano non avere, diciamo, la spina dorsale o il coraggio necessari per proporre attivamente nuove leggi nell'ambito del manifesto del M5S, a prescindere da quanto l'ambiente in cui si troveranno a muoversi sia loro (s)favorevole; purtroppo, l'atteggiamento più passivo suggerito delle parole di Grillo non li aiuta certamente in questo senso.

Mi auguro però sinceramente (per loro in primis, e per tutto il Movimento) che nonostante la loro ingenuità ed inesperienza i parlamentari del M5S si sappiano comunque fare carico della responsabilità che comporta il (tentare di) portare avanti le istanze del Movimento stesso. È questa, dopo tutto, la migliore occasione che hanno per dimostrare la serietà dell'impegno del Movimento, oltre le belle parole.