Domenica, giorno di grandi pulizie. Dopo un viaggio ai cassonetti (200m in salita e ritorno) per l'indifferenziato, mi incarico delle montagne di carta che si sono accumulate in casa nostra, cominciando con un altro viaggio ai cassonetti (200m in salita) in compagnia del nostro bidone per la raccolta differenziata della carta.

Arrivare in cima e scoprire il cassonetto pieno non mette di buonumore. Dopo l'iniziale momento di scoraggiamento e qualche imprecazione, scopro però che a riempire il cassonetto fino all'orlo non è la tipica carta straccia, ma sono libri.

Libri. Il cassonetto è pieno di libri. Segue un momento di incredulità e sorpresa. Infilo la mano nella larga bocca del cassonetto, tiro fuori qualche volume, poi qualche altro volume, insomma fino a quanti penso di poterne riportare a casa ammassati sul coperchio del fido bidone. Occhieggio nel cassonetto, c'è di tutto: agende, carpette, libri di fantascienza, gialli, mi sembra di intravedere qualche fumetto, altra letteratura, qualche libro molto voluminoso e difficile da identificare.

Ancora sconvolto dalla sorpresa —ed un po' incazzato per non essermi potuto liberare della carta— torno a casa per annunciare alla moglie che sta preparando la cena che la carta non potremo buttarla oggi, perché il cassonetto è pieno. Di libri.

Che genere di libri? — Mah, guarda, ne ho preso qualcuno. — Andiamo subito a prendere gli altri!

Così, la nuova sorprendente scoperta prende priorità su tutto: si molla la preparazione della cena (e del pranzo del giorno dopo), per andare a cercare di recuperare quanti più libri possibile. È in questo genere di situazioni, dopotutto, che si riscopre la grande affinità di pensiero.

Ne approfittiamo per portare su il bidone per la raccolta differenziata del vetro, per cogliere due piccioni con una fava (svuotarlo, ed avere un capiente contenitore per tenere i libri). Ma dopo il primo viaggio, ci rendiamo conto che l'impresa è titanica: non possiamo andare avanti così. Ci affacciamo allora in casa dei miei, dopo troviamo solo mio padre (peccato, ci avrebbe fatto comodo ulteriore manovalanza), la cui reazione alla notizia è “vediamo quante casse posso liberare” (casse da reimpiegare, ovviamente, nel recupero dei libri). E qui si vede che certe cose sono di famiglia.

Alla fine ci vogliono due macchine, tre ore e quattro persone per completare l'operazione di salvataggio: quando ormai la nostra nuova Panda sembrava non volerne più, è infatti arrivata mia madre, in macchina, subito intercettata in cima alla via per comunicarle la notizia e chiederle di rimanere lì per far sì che potessimo usare anche la macchina dei miei per il trasporto dei volumi che restavano —va be', saranno un'altra manciata di volumi, avrà pensato mia madre. Povera illusa.

E non siamo nemmeno arrivati a prenderli tutti: abbiamo lasciato una decina o poco più di gialli in fondo al cassonetto, ritenendo che dopo ore di recupero, quel fondo non meritasse lo sforzo necessario. Sono grandi, questi cassonetti, eh. E dopo quelli, abbiamo scoperto che in realtà quelli che non erano entrati nel cassonetto della carta erano stati buttati nel rifiuto indifferenziato; ma lì abbiamo desistito.

Il risultato è dato da un tinello (il nostro) e un salotto (dei miei) stracolmi di libri polverosi impilati a caso, da pulire con cura, catalogare, e poi distribuire: qualche doppione in più non fa male, quando ci sono quattro figli a cui lasciare un'eredità anche bibliotecaria, e tutto il resto potrà essere dato a qualche zio appassionato di gialli, o al limite a Mani Tese, che accetta sempre donazioni in buono stato (come questi libri) per il suo mercatino dell'usato.

Riflessioni

Chi mai e perché mai ha fatto qualcosa del genere? Le ipotesi più credibili sono un trasloco e/o la morte di qualcuno; ma la varietà delle opere presenti fa pensare ad una biblioteca di almeno due persone, con interessi diversi: figli che si disfano dei libri dei genitori?

È un'idea che (come si può capire dallo sforzo comune fatto da me e dai miei per recuperare il recuperabile) a noi risulta aliena, ma che purtroppo non è tanto incredibile. Rimane da chiedersi perché buttarli nella spazzatura piuttosto che donarli a qualche biblioteca, o a qualche ente (come il già citato Mani Tese); erano davvero tanto di fretta da non poter cercare a chi darli, o semplicemente non avevano nessun interesse?

Personalmente propendo per la seconda, anche se non posso fare a meno di lodare la scelta di buttarli nel cassonetto della carta, e la folle pazienza necessaria per infilarli uno ad uno (a meno anche loro non abbiano trovato il modo, come noi abbiamo fatto per il recupero, di aprire la serratura del coperchio del cassonetto).

Ancora, c'è qualcosa di tragicomico nel trovarsi a ‘rovistare’ tra i cassonetti per recuperare libri. Davvero la sopravvivenza della letteratura è ormai al livello del barbonismo?

E sì, pensiamo che solo un pazzo potrebbe fare una cosa del genere (buttare i libri). Ma a ben pensarci, siamo forse meno pazzi noi (anche se sono sicuro che c'è chi ci capirà) a perdere tanto tempo e fare tanta fatica per recuperare quei libri, per non parlare di quello che ci aspetta ancora per ripulirli e decidere cosa farne?