Successo stredditoso

Non posso dire che questo sito riceva grandi visite. Nel quotidiano, saranno una manciata, nemmeno una decina. Quando pubblico qualcosa di nuovo generalmente si arriva intorno alla ventina, giusto nel giorno della pubblicazione o in quello immediatamente successivo, generalmente da chi mi segue via feed o via FriendFeed.

Le uniche volte in cui le visite hanno superato il centinaio è stato quando ho condiviso qualcosa su reddit, come la mia prima recensione sul Transformer Infinity o l'articolo sull'Elian script. In tutto questo il mio articolo su Open Street Map è un po' un'eccezione, essendo forse il mio unico articolo “di successo” non pubblicizato da me, ma da altri.

Poi ho condiviso questa breve raccolta di visualizzazioni della serie geometrica di ragione 1/2 su /r/math. È andata bene.

Bene, per intenderci, significa sull'ordine delle due, tremila visite al giorno, per un paio di giorni. Avevo trovato già emozionante i picchi da un centinaio di visite in precedenza, ma vedere completamente sparire il grafico storico delle visite, schiacciato da un ulteriore ordine di grandezza, è stata decisamente un'altra esperienza. Mi è persino venuto il sospetto che la mia misera linea domestica potesse avere problemi a servire le pagine (anzi, la pagina, sostanzialmente) al ritmo richiesto.

Benché non tutti abbiano gradito (dopo tutto, è visualizzazione, non matematica), l'articolo è comunque piaciuto, e non sono mancati suggerimenti su possibili miglioramenti, che non mancherò di apportare alla prossima passata di tempo libero. (L'articolo sembra abbia persino raggiunto Facebook, anche se vai a capire come si faccia a risalire a chi l'ha ivi condiviso.)

Non posso non dire di essere abbastanza fiero del risultato (e voglio dire, con quello che mi è costato codificare a mano le figure e le animazioni … son soddifazioni). È stato un successone, almeno tra il pubblico a cui era mirato.

E qui viene da pensare.

Non scrivo, in genere, “per gli altri”. Scrivo per soddisfare una personale esigenza espressiva, benché non manchi, ovviamente, l'intento pubblico, la presunta esistenza di uno o piú lettori: lettori che, però, non mi vado (generalmente) a cercare, lettori che mi aspetto arrivino a me, di propria iniziativa o guidati dalle loro ricerche (dalle quali, d'altronde, non avendo mai speso tempo piú di tanto per la famosa (o infame) SEO, non è che mi possa mai aspettato chissà che risultati).

L'articolo sulla visualizzazione della serie geometrica, in questo senso, è un po' un'anomalia, nato precipuamente per essere condiviso su /r/math, come d'altra parte quello sull'Elian script era nato per essere condiviso su /r/elian; il secondo ha avuto a suo tempo un discreto successo, ma nulla di confrontabile con quest'ultima valanga di accessi.

La spiegazione è semplice: la comunità di /r/math è ben piú vasta di quella di /r/elian, e con l'accoglienza positiva del contributo, le migliaia di accessi erano inevitabili. Ed il pensiero è allora: vi sono casi in cui scrivere per altri può portare a risultati eccezionali.

Ma cosa significa in realtà “scrivere per altri”? E quanto è significativa l'“eccezionalità” in questi risultati?

Oblomov mer 30 lug 2014 21:00:00 CEST permalink
Ripassino di educazione civica

A quanto pare, la moda propagandistica del momento è quella del «governo illegittimo perché non eletto (o scelto) dal popolo». La moda a me dà molto fastidio perché è fondata (e ha lo scopo di diffondere) un concetto errato e inapplicabile allo statuto politico della Repubblica Italiana, ovvero che a legittimare il governo sia il popolo.

Falso.

Il popolo italiano non ha mai eletto un governo che sia uno nella storia d'Italia. Non l'ha eletto prima della seconda guerra mondiale, quando la scelta del governo era prerogativa del re, ma non l'ha mai eletto nemmeno dopo la seconda guerra mondiale, perché la repubblica italiana è una repubblica parlamentare.

Il popolo elegge i proprî rappresentati in parlamento, non al governo. Il governo viene formato dal presidente del Consiglio dei Ministri, che viene nominato dal Presidente della Repubblica. La nomina viene fatta dopo consultazioni con i presidenti delle Camere e le forze politiche (elette in parlamento), perché il governo dovrà poi presentarsi in parlamento e chiedere la fiducia: fiducia che il parlamento (e per suo tramite, almeno teoricamente, il popolo) potrà quindi sceglie se accordare (legittimando quindi il governo) o meno.

Reitero: il governo non viene scelto dal popolo, non secondo la nostra attuale Costituzione. Un governo è legittimo nella misura in cui ha la fiducia del parlamento, non nella misura in cui viene eletto dal popolo, per il semplice fatto che la cosa non avviene.

Il popolo elegge il parlamento, il parlamento dà (o non dà) la fiducia al governo, governo proposto dal presidente del Consiglio dei Ministri, presidente nominato dal Presidente della Repubblica.

La lezioncina di educazione civica potrebbe finire qui, se non fosse che, vista la paurosa risonanza con cui si batte la grancassa del «governo illegittimo» (nonostante abbia la fiducia del parlamento), sarebbe il caso di fermarsi un attimo e guardare bene a chi, e perché, propaganda questa idea, fondata (e che aiuta a diffondere) l'idea che il governo sia eletto dal popolo.

E si scopre subito che a farlo sono (stupore! o anche no) coloro che hanno costruito la propria fortuna politica sul culto della personalità, e che pertanto hanno un fortissimo interesse a ridisegnare la concezione che gli italiani possano avere dell'ordinamento giuridico e politico della Repubblica, preparando il terreno ad una riforma che accentui il potere del governo a discapito di quello del parlamento.

Sono quelli che hanno ridotto il potere della democrazia rappresentativa eliminando il voto di preferenza. Sono quelli che hanno ridotto il potere della democrazia rappresentativa optando per un maggioritario sempre piú maggioritario. Ma sono anche quelli che vogliono ridurre il numero dei parlamentari. Sono quelli che vogliono eliminare il bicameralismo perfetto. Sono quelli che vogliono istituire il vincolo di mandato.

Sono quelli che gridano all'(inesistente) attentato alla democrazia per distrarre ‘il popolo’ dall'attentato alla democrazia che stanno preparando loro.

Oblomov sab 15 feb 2014 15:00:00 CET permalink
Compresse

Creare una nuova sezione nel wok è sempre un problema, non tanto tecnico quanto lessicale; trovare un buon nome per la sezione, anche quando il suo scopo è chiaro e ben definito, richiede lunghe riflessioni, ponderazioni, scarti e ritorni: il nome deve essere sintetico, incisivo, possibilmente originale e/o nascondere dietro un gioco di parole. Alla scelta del titolo si aggiunge poi anche la breve che lo accompagna come sottotitolo nella pagina di indice.

Stavolta mi sono trovato a cercare un nome adeguato per una sezione che raccogliesse quelle pensate geniali (e pertanto chissà quando veritiere) che ti folgorano per strada o che, dopo lunghe riflessioni, riescono a sintetizzare un lungo e tortuoso pensiero; quelle brevi, insomma, che nella storia della letteratura e della filosofia sono state variamente chiamate aforismi, massime, minime e chi piú ne ha piú ne metta.

La scelta è infine caduta su Compresse, termine che infine riesce a indicarne la natura non meno peggio di altri favoriti piú comuni.

Se la necessità di creare la sezione è stata motivata dall'intuizione di una proporzione, l'occasione non è mancata per fare un po' di archeologia, al mio solito. In questo caso, l'operazione di recupero è stata rivolta alle brevi per le quali avevo optato di appoggiarmi all'ormai defunto Filosofando (per il quale non fornirò un collegamento, essendo il sito originale ormai perso), e l'operazione di salvataggio è stata possibile (solo?) grazie alla disponbilità del sito sull'eccelso Internet Archive.

Se non altro, l'esperienza mi ha confermato l'importanza del ‘proprio’ sito, della possibilità di farne quanto meno una copia integrale ogni volta che necessario, e sull'opportunità di non dipendere, in questo, da nessun altro che sé stessi.

Altro che Cloud.

Oblomov mar 04 feb 2014 00:20:00 CET permalink
Tempismo/1

A quanto pare ho scritto questo articolo appena in tempo: nemmeno due giorni dopo, è uscita la nuova versione dell'applicativo di Google Maps per Android, che tra le nuove salienti caratteristiche ha quella di aver rimossa la funzione per la gestione delle mappe non in linea —come se mancassero motivi per cercare un'alternativa (come OpenStreetMap).

(Poi uno dice che ha sempre ragione.)

Oblomov mer 10 lug 2013 19:50:00 CEST permalink
Leggere senza capire/1

Che cosa dice dell'intelligenza delle persone il fatto che ci sia gente che linka ai miei appunti di logica argomentativa per sostenere che da premesse false si può giungere solo a conclusioni false?

Dico, il primo paragrafo di quegli appunti serve proprio a sottolineare che la falsità delle premesse non implica la falsità delle conclusioni. Seguono a ruota, sempre in quegli appunti, esempi di come da premesse false si possa giungere a conclusioni vere, con ragionamenti logici corretti. E la gente porta quella pagina a supporto della (erronea) tesi opposta.

Voglio dire, già mostri poca intelligenza a sostenere che da falsità si possano dedurre solo falsità; ma per giunta per dimostrarlo porti ad una pagina che sostiene il contrario?

(Chissà se anche questo capita per qualche forma perversa di confirmation bias, o se è solo indice della cretinaggine della gente.)

Oblomov sab 20 apr 2013 18:45:00 CEST permalink
Ma minaccia o promette?

Il 10 marzo 2013, intorno alle 20:15, Beppe Grillo ha pubblicato su Twitter queste parole:

Qualora ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del #M5S a chi ha distrutto l'Italia, serenamente, mi ritirerò dalla politica

Come sempre quando un personaggio di potere se ne esce con una frase del genere, la prima domanda che viene in mente è: ma è una minaccia o una promessa? (Ricordiamo a tal proposito una tavola del Girighiz di Enzo Lunari del lontano 1982.)

Nel caso di Grillo, vi sono però altri interessanti fattori (lessicali e non solo) che meriterebbero di essere analizzati.

Essere in politica

Per potersi ritirare dalla politica, Grillo dovrebbe prima entrarci, in politica. Ma cosa significa ‘essere in politica’? Dopo tutto, ci sono vari modi di partecipare alla vita politica di una società, che vanno dall'ignorare completamente tutto e tutti all'impegnarsi personalmente nelle attività decisionali in cui sono coinvolte le nostre comunità, a qualunque livello (dal quartiere allo Stato e oltre), passando per una serie di gradazioni intermedie più o meno attive, quali il semplice discutere di politica (o, se vogliamo, fare ‘filosofia politica’) all'organizzare movimenti.

Uno che parla di politica è in politica? Uno che spinge altri ad occuparsi di politica è in politica? Il leader di un movimento presente nel panorama elettorale è in politica, anche se non si presenta mai personalmente per alcun ruolo attivo?

Ed infine, uno che è in politica è un politico?

Grillo finora ha potuto giocare serenamente sull'ambiguità della questione, coagulando attorno a sé un Movimento che ha riscosso un discreto successo trovando il supporto di circa un quarto della popolazione elettorale, ma non si è mai impegnato personalmente in alcun ruolo attivo, preferendo fare il burattinaio —pardon, il portavoce— del suddetto Movimento, per il quale non fa altro che insistere con sospetta tenacia su quello che lo differenzia (in teoria) dalle altre figure politiche: non è un partito, non ha uno statuto (ha un ‘non statuto’), non è fatto da politici, e lui personalmente non è il leader, il capo, il dittatore assoluto, ma soltanto ‘il portavoce’.

Ma è davvero così?

Ruoli e strategie

È quasi comico vedere gente che va a scavare nel vicinato di Grillo per cercare di metterlo in cattiva luce; è comico perché basterebbe una semplice analisi della sua persona, del suo ruolo (e di quello di Casaleggio) all'interno del Movimento, e delle idee che il Movimento stesso starebbe portando avanti, nonché del come.

Ovviamente, una tale analisi non avrebbe nessun effetto sui grillini, per i quali tutto ciò che non è un osanna del Grillo è solo propaganda della vecchia politica, menzogne buttate in pasto agli stupidi per fare sfigurare l'essere perfettissimo che li guida. Poco importa che siano vere o meno.

Mi piacerebbe parlare in dettaglio della cosa (come ho fatto già a proposito di Berlusconi), ma in questo contesto mi limiterò a parlare del problema dei ruoli, anzi —per brevità— del ruolo.

Il portavoce

Grillo sostiene di essere soltanto il portavoce del Movimento 5 Stelle, di esserne il megafono. In effetti di più, sostiene di dover essere l'unico portavoce, da cui la sua versione dell'“editto Bulgaro” per cui nessun (altro) rappresentate del M5S può parlare in televisione in nome del M5S.

Qual è il ruolo di un portavoce? Il portavoce è colui che rende pubbliche le decisioni, le opinioni, la volontà di ciò che rappresenta. Non prende decisioni di propria iniziativa, non esprime le proprie idee. Possiamo essere d'accordo con Grillo su quanto lui sostiene circa il suo ruolo nel M5S? (Alternative: è il portavoce di qualcun altro, ed il M5S è solo un paravento; oppure ancora il suo ruolo ha una portata molto più vasta di quella di semplice portavoce, ed il suo insistere su quel termine fa parte di una strategia di ridefinizione della lingua.)

La risposta alla domanda sul ruolo di Grillo non può prescindere da qualche osservazione sulla natura del Movimento 5 Stelle, e sui (presunti e reali) meccanismi decisionali in uso al suo interno.

Sappiamo ad esempio che il Movimento si è raccolto attorno alla persona ed alla figura di Grillo, e quindi alle sue idee —o a quelle di chi per lui (leggi Casaleggio). In questo senso, quando Grillo esprime(va) le sue idee esprime(va) implicitamente anche quelle del Movimento stesso.

Sappiamo anche che all'interno del Movimento ci sono (o ci sono state) voci ‘dissidenti’, e che questi elementi hanno una certa tendenza a venire espulsi o ad andarsene spontaneamente, disincantati dalla discrepanza tra le promesse della natura del M5S e la sua realtà interna. Finché a rimanere nel Movimento saranno solo (o preponderantemente) i fanatici del Grillo-pensiero, Grillo potrà continuare a dire —a buon titolo— di essere il portavoce del Movimento anche quando non esprime altro che le proprie idee —o quelle di chi per lui (leggi Casaleggio).

Per inciso, tra i fuoriusciti (espulsi o delusi) del M5S non mancano quelli che hanno criticato la mancanza di vera democrazia interna, nonostante il tanto sbandierato “uno vale uno”, nonostante la tanto sbandierata trasparenza: mancherebbe a tutt'oggi la famosa piattaforma che dovrebbe permettere a tutti gli iscritti del M5S (da almeno due anni) di partecipare attivamente alla democrazia interna, le decisioni importanti riguardanti il M5S e la direzione che dovrebbe prendere continuano ad essere prese da una cerchia molto ristretta di persone (Grillo, Casaleggio & co.), spesso a porte chiuse (anche per gli iscritti al M5S).

Per finire, sappiamo che lo stesso nome e simbolo del M5S sono marchi registrati di Beppe Grillo. Dovremmo scrivere MoVimento 5 Stelle®, mi sa.

Queste osservazioni hanno una moltitudine di interessanti implicazioni.

Ad esempio, sembrerebbe che Grillo sia portavoce del MoVimento 5 Stelle® solo nella misura in cui il MoVimento stesso è dominato dai fanatici del Grillo-pensiero; in altre parole, Grillo è portavoce di sé stesso e di chi per lui (leggi Casaleggio), ed il MoVimento non ha un'anima propria, ma esiste in quanto ‘appoggio di massa’ al Grillo-pensiero.

In quest'ottica, ha senso che Grillo possa voler uscire di scena nel momento in cui il MoVimento dovesse arrivare ad esprimere in pratica un pensiero diverso dal suo. Qualunque portavoce probabilmente si troverebbe in difficoltà ad annunciare proposte, atti che sono in contrasto con le proprie scelte.

Ma la minaccia di Grillo ha una portata molto più ampia: dovesse uscire dalla politica, il MoVimento si troverebbe probabilmente a dover cambiare nome e simbolo, registrati da Grillo stesso (e dubito che Grillo darebbe loro permesso di usare ancora il suo simbolo, decaduta la natura di ‘appoggio di massa’ al suo pensiero.)

Conclusioni

Vi sarebbe molto altro da dire sui ruoli all'interno del M5S, ma per amor di brevità e pertinenza al tema concluderò qui. Come ho già detto altrove, il MoVimento 5 Stelle si trova in questo periodo in una fase interessante (per chi guarda da fuori) quanto importante (per chi vi sta dentro): l'opportunità di dimostrare di essere un vero MoVimento con delle proprie idee, maturo e pronto a portare avanti le proprie istanze ogni volta che ne abbia la possibilità, piuttosto che semplicemente un'accozzaglia di fanatici pronti a seguire il loro Non Leader senza curarsi di come il suo pensiero cambi opportunisticamente con le situazioni (l'ultima, di cui qui non ho ancora parlato: articolo 67 sì quando Fini sega Berlusconi, articolo 67 no quando i suoi possono segare lui).

In questo contesto, la minaccia/promessa di Grillo di dimettersi da ciò che finora ha sostenuto di non aver mai fatto, oltre ad essere un importante spiraglio sulla realtà della sua posizione, potrebbe anche diventare una splendida occasione per rendere il MoVimento ciò che dovrebbe essere, almeno sulla carta.

Ci sarebbe quasi da sperare che lo prendano in parola e lo mettano alla prova. Non sarebbe male poter finalmente parlare del MoVimento e delle sue idee senza doversi preoccupare di come Grillo le stia cavalcando per sé —o per chi per lui (leggi Casaleggio).

Oblomov mar 12 mar 2013 09:57:00 CET permalink
Il Movimento 5 Stelle alla prova del fuoco

Il risultato più interessante delle elezioni politiche di qualche giorno fa non è, in sé e per sé, lo strepitoso successo del Movimento 5 Stelle (che abbiamo già visto), quanto piuttosto quello (ancora tutto da vedere) del come il Movimento riuscirà a gestire questo proprio successo.

In questo momento, il Movimento (specificamente nelle persone dei suoi rappresentanti in Parlamento) si trova davanti ad una scelta ‘semplice’ (la più semplice di tutte, una scelta binaria: dare o non dare la fiducia al governo che potrebbe emergere dall'attuale situazione di stallo), eppure piuttosto impegnativa.

La cosa più interessante emersa finora è che il Movimento non è una informe massa di uniforme pensiero, cosa che depone sicuramente a favore della salute (nonché della sanità) del Movimento. Vi sono, in particolare, quelli favorevoli alla, diciamo così, ‘apertura’ nei confronti di Bersani e della sua coalizione, e quelli assolutamente contrari.

Non dare

Il primo e più importante esponente della posizione del ‘non dare’ è Beppe Grillo stesso, in questo articolo (nei commenti al quale trova spazio e voce anche la corrente opposta).

Nello specifico articolo, come già osservato da molti in Rete, la cosa più grottesta e quasi contraddittoria è questa affermazione che il M5S non darà la fiducia al governo, ma voterà a favore di eventuali leggi che seguano il manifesto del M5S stesso. La cosa non è grottesta tanto per il fatto di non essere un do ut des, ma un semplice “dammi dammi dammi”, quanto perché sembra ignorare due cose molto importanti.

La prima è che senza un appoggio, anche solo esterno, al governo Bersani, tale governo semplicemente non ci sarebbe, a meno di un'alleanza di Bersani con il centrodestra, suicidio politico (come ho già detto) del PD.

(Verrebbe quasi da pensare che questa ostruzione verso il PD sia intenzionale proprio per spingere il PD al suicidio, cosa in cui Grillo spera ardentemente, per poter ottenere alle prossime elezioni una vittoria schiacciante. In altre parole, sembra una scelta più per gli interessi di Grillo (e di chi per lui, vedi Casaleggio) che per quelli di chiunque altro.)

La seconda cosa su cui quell'articolo di Grillo sorvola bellamente è che leggi non le fa il governo, ma il Parlamento. E qualunque forza politica presente in Parlamento può proporre le leggi in questione. In altre parole, il M5S in Parlamento non ha motivo di aspettare che ‘Bersani’ proponga leggi che perseguano gli obiettivi del manifesto del Movimento: i rappresentati in Parlamento del M5S potrebbero (anzi, oserei dire dovrebbero) prendersi carico loro stessi di proporre tali leggi.

Sembrerebbe quindi quasi, dall'esposizione di Grillo, che il M5S non dovrebbe partecipare attivamente alla politica del Paese, ma sempicemente come ‘osservatore esterno’, senza responsabilità dirette, e con l'unica funzione di appoggiare o ostacolare iniziative di altri, a seconda della loro affinità con il manifesto del Movimento. Su questo apparente atteggiamento tornerò più avanti.

È importante notare che l'opposizione alla fiducia ad un governo Bersani non è posizione solo di Grillo (Casaleggio ed il loro echelon): la stessa posizione è tenuta anche da una larga fetta di aderenti al Movimento stesso, tra cui si distinguono, se vogliamo così, due “estremi”.

Grillini

Da un lato abbiamo i fanatici grillini, membri del Movimento totalmente incapaci di iniziativa personale, pronti ad accettare ogni e qualsiasi direttiva venga dall'alto (da Grillo & co.), a difendere ogni loro posizione, nonché a cambiare posizione con lo stesso entusiasmo non appena la posizione “dall'alto” cambi anch'essa.

Sono questi gli affezionati belluini che invadono i blog che osano dire alcunché ‘contro’ Grillo, a difesa del loro eroe (manifestando peraltro nel frattempo scarsa comprensione del testo, scarso controllo della lingua italiana e spesso una crassa ignoranza delle cose di cui si parla, come ad esempio gli aspetti più elementari della logica, o i meccanismi tecnici della politica). Sono facilmente riconoscibili grazie alla loro incapacità ad andare poco più oltre degli slogan gridati da Grillo.

Delusi

All'altro estremo, ma sempre dalla stessa parte, troviamo invece i ‘delusi’, i transfughi, coloro che hanno votato il M5S per ‘protesta’, per punire la loro usuale “parte politica” (più spesso il PD che il PDL, ma comunque a noi qui interessano solo quelli che hanno voluto punire il PD, appunto).

Sono persone a cui di Grillo in sé e per sé non importa molto, se non per il fatto che abbia organizzato una “nuova” alternativa, qualcosa che ha permesso loro di non astenersi, senza comunque votare nessuna delle due altre maggiori forze politiche, e che magari credono nello “svecchiamento” della politica.

Ma sopattutto, appunto, hanno voluto punire (il PD), per averli traditi negli ultimi venti anni, e sono anzi rimasti delusi dal fatto che a seguirli in questa loro spedizioni ‘punitiva’ siano stati in “così pochi”.

Ovviamente, la punizione non è stata sufficiente, se la coalizione di Bersani è comunque riuscita ad arrivare ad una maggioranza relativa (e quindi assoluta, grazie al premio) alla Camera.

Per costoro, un appoggio del M5S ad un governo Bersani sarebbe un tradimento della fiducia che hanno voluto dare all'alternativa: il loro obiettivo è la punizione del PD, e finché il PD non sarà sufficientemente punito (ad esempio sparendo dalla faccia della politica italiana) non bisogna demordere.

Dare

Ma veniamo ora all'altra parte del Movimento, quella che invece ritene che un appoggio esterno ad un governo Bersani sia una cosa da prendere in considerazione.

A giudicare dai commenti al suddetto articolo di Beppe Grillo, è gente che ha vissuto con entusiasmo il successo del M5S e proprio in considerazione di questo successo ritiene che sia opportuno rimboccarsi le maniche e cominciare a ‘sporcarsi’ le mani con la politica vera.

Le osservazioni fatte nei commenti sono a volte sorprendentemente banali, dove la sorpresa non è nella loro banalità, ma che nonostante la loro banalità debbano essere fatte per correggere il vaffanculismo grillino, come ad esempio sul fatto che prima di parlare delle votazioni sulle singole leggi occorre dare la fiducia, e che non dare la fiducia significa forzare il PD a cercare un appoggio nel PDL.

Certo sarebbe interessante vedere quanti di quei commenti vengano da appartenenti al Movimento e quanti siano invece esterni al Movimento stesso (tra coloro che si dichiarano ve ne sono da un lato come dall'altro). È comunque un dato importante che non solo quei commenti non siano stati censurati (cosa al quale Grillo non è purtroppo estraneo), ma sono anche i più votati. Possiamo leggere anche questo come un buon segno per la salute (e la sanità) del Movimento.

La prova del fuoco

In questi giorni, in sostanza, il Movimento dimostrerà se è vero quanto dicono le malelingue (o “la propaganda mediatica della vecchia politica”), oppure no. Ricordiamo che la suddetta “propaganda mediatica” punta a mostrare il Movimento come una semplice estensione ‘di massa’ del volere politico di Grillo (e Casaleggio), incapace di prendere decisioni indipendenti, incapace di affrontare qualunque tema senza attendere (e seguire) le direttive dall'alto, nonostante il tambureggiare su democrazia, una testa un voto e compagnia bella.

Ad appoggiare questa tesi, la suddetta “propaganda” del “vecchio sistema” porta documentati esempi di scarsa trasparenza nell'apparato decisionale, “editti bulgari” su chi può apparire in televisione, quando e di cosa può e non può parlare, testimonianze di gente che ha avuto esperienza all'interno del Movimento per poi preferire scapparsene, quando non ne è stata direttamente espulsa per mancata adesione al Grillo-pensiero.

Tutto questo, dicevamo, è una semplificata sintesi di quello che “propaganda” del “vecchio sistema” dice. Queste affermazioni sono ovviamente bollate, dai sostenitorei del Movimento, come falsità (anche quando ben documentate) diffuse con l'unico scopo di sminuire la dirompente forza rivoluzionaria del Movimento: il Sistema ha ‘paura’ di Grillo e —non potendo ignorarlo— si difende diffamandolo. Questa la tesi grillina.

Grillini vs Movimento 5 Stelle

Forse nessun momento come quello attuale sarà indicativo più di ogni altro della vera natura del M5S: è semplicemente una massa di grillini| incapaci di esprimere altro che il Grillo-pensiero, o è effettivamente un Movimento democratico, capace di agire anche contro il Grillo-pensiero, pur riconoscendo in Grillo un capace e meritevole catalizzatore?

Per inciso, la risposta a questa domanda sarà non banale, in quanto intervengono almeno due strati nelle decisioni che prenderà il Movimento: uno, che potremmo definire ‘di base’, è quello del dibattito all'interno del Movimento stesso per giungere alla decisione finale sul dare o non dare l'appoggio esterno (o con partecipazione diretta) ad un governo Bersani; l'altro è quella dell'azione dei suoi rappresentanti.

Peraltro, mentre una decisione finale a favore della fiducia al governo Bersani indicherebbe con ben poche possibilità di dubbio la capacità del Movimento di agire indipendentemente dal Grillo-pensiero, non è detto, viceversa, che una decisione finale contro la fiducia al governo indichi una posizione del Movimento succube al Grillo-pensiero: dopo tutto, se una posizione contraria a quella di Grillo ne è evidentemente indipendente, una posizione che corrisponda alla sua potrebbe ugualente esserlo (indipendente).

Nella valutazione delle future azioni del Movimento sarebbe quindi utile sapere non solo quanti sono d'accordo Grillo, ma anche perché lo siano: quanta è gente che è sempre stata d'accordo con lui, cambiando come una banderuola al vento seguendo la mutevolezza del Grillo-pensiero, difendendolo anche nelle sue contraddizioni, e quanta è gente che è anche stata capace di prendere le distanze da certi aspetti contraddittori del Grillo-pensiero, e che però su questa posizione si trova d'accordo con lui?

La ‘stratificazione’ dei livelli decisionali del Movimento è importante per capire secondo quali criteri agiranno i suoi esponenti in Parlamento: si limiteranno a seguire le direttive di Grillo, o attenderanno una consultazione (democratica) dell'intera base del Movimento? Nel secono caso, come verrà presa la decisione? Si voterà sul dare o non dare la fiducia, ed i rappresentanti in Parlamento voteranno compatti seguendo la scelta della maggioranza della loro base? O, in un certo senso più democraticamente, esprimeranno al loro interno la molteplicità di opinioni interna al movimento (ad esempio, se il 60% degli iscritti al M5S deciderà per dare la fiducia, il 60% dei rappresentanti in Parlamento voterà la fiducia)?

Ed infine, se vi sarà effettivamente la consultazione, chi vi potrà partecipare, e chi verificherà il corretto espletamento della votazione?

Atteggiamenti

Vorrei infine spendere due parole su una questione che è legata al dilemma «Siamo uomini o grillini?» che il Movimento si trova ad affrontare in questi giorni, una questione che è quella dell'atteggiamento di Grillo e del Movimento.

Nei commenti al già citato articolo in cui Grillo propone (o impone) che il M5S non dia la fiducia ad un governo Bersani, alcuni tra i commenti più votati rimproverano a Grillo un comportamento ipocrita e da “primadonna”: dopo anni di insulti di ogni tipo buttati a tutte le parti politiche, infatti, l'articolo sembra scritto come se Grillo si fosse personalmente offeso per i presunti insulti di Bersani, e come se fosse questo il motivo per non dare appoggio al governo Bersani.

Personalmente, non mi trovo d'accordo con questa accusa di ipocrisia rivolta a Grillo, pur trovando generalmente il suo atteggiamento puerile e superficiale. Nello specifico, non condivido l'accuasa di ipocrisia perché, se è vero che Grillo ha praticamente costruito l'intero proprio personaggio politico sull'insulto —con una certa continuità con la propria precedente figura di comico— è anche vero che Grillo non ha poi porto la mano a nessuno degli insultati.

D'altronde, è invece incontestabile il protagonismo di Grillo in quell'articolo. Il Movimento dovrebbe forse non dialogare con chi accusa Grillo? Ad una conclusione del genere si può giungere solo se si ritiene che il Movimento sia semplicemente un'estensione del Grillo-pensiero; altrimenti, le critiche mosse a Grillo non sono necessariamente critiche mosse al Movimento, e possono semmai essere un incentivo a rimarcare questa indipendenza. Ma non sorprende che questa differenza tra Grillo e il Movimento sia qualcosa che Grillo stesso cerchi in tutti i modi di offuscare e far dimenticare.

Ma ben più grave del protagnismo di Grillo è, a mio parere, il tipo di atteggiamento politico che trapela nelle ultime righe dell'articolo, e sono lieto di vedere che anche in questo caso tra i commenti all'articolo vi siano critiche in tal senso.

Come già detto sopra, infatti, dall'articolo di Grillo trapela un atteggiamento sostanzialmente passivo nei confronti della politica. E no, non è adducibile come scusa il fatto che in un eventuale governo Bersani il M5S è solo una delle forze d'opposizione.

Una forza politica che ha davvero a cuore l'interesse del Paese piuttosto che una propria manìa di protagnismo non può avere un atteggiamento così passivo in alcuna circostanza. Deve, invece, cercare di assumere un ruolo attivo in ogni occasione che gli venga presentata.

Ogni singola forza politica presente in Parlamento può attivamente proporre. È evidente che una forza politica di maggioranza avrà la strada spianata sia per la calendarizzazione, sia nelle possibilità di vedere approvate le proprie proposte, ma questa non può essere una scusa per non provare nemmeno.

Questa, dopo tutto, è proprio la differenza tra una forza politica che ha interesse a cambiare il Paese, ed una che ha invece come unico obiettivo quello di vincere le elezioni per un egoistico primeggiare.

(E per inciso, queste considerazioni prescindono dal particolare attuale equilibrio in Parlamento: se anche la coalizione di Bersani avesse avuto la maggioranza anche al Senato, e non avesse quindi avuto bisogno di aprire al M5S, le considerazioni si applicherebbero tali e quali.)

Il mio timore (se così si può definire) è che i rappresentanti parlamentari del M5S possano non avere, diciamo, la spina dorsale o il coraggio necessari per proporre attivamente nuove leggi nell'ambito del manifesto del M5S, a prescindere da quanto l'ambiente in cui si troveranno a muoversi sia loro (s)favorevole; purtroppo, l'atteggiamento più passivo suggerito delle parole di Grillo non li aiuta certamente in questo senso.

Mi auguro però sinceramente (per loro in primis, e per tutto il Movimento) che nonostante la loro ingenuità ed inesperienza i parlamentari del M5S si sappiano comunque fare carico della responsabilità che comporta il (tentare di) portare avanti le istanze del Movimento stesso. È questa, dopo tutto, la migliore occasione che hanno per dimostrare la serietà dell'impegno del Movimento, oltre le belle parole.

Oblomov gio 28 feb 2013 12:50:00 CET permalink
Pensieri sparsi sulle politiche 2013

Seguiamo la moda del momento e parliamo delle politiche di febbraio 2013 (non è detto, dopo tutto, che quest'anno siano le ultime). Parliamone a caldo, prima che le grandi decisioni siano prese. Scrivere un articolo serio, argomentato e tutto servirebbe solo a far andare avanti le cose prima che l'articolo stesso sia finito.

(No, niente, non ce la faccio, devo scrivere sempre e comunque troppa roba, come si fanno a buttare lì semplici appunti senza nemmeno un briciolo di considerazioni? È già due ore che scrivo ed ancora ne avrei …)

I risultati

C'è gente che si sorprende del fatto che Berlusconi (con l'appoggio della Lega) riesca ancora a prendere il 30% circa dei voti, come se la memoria corta degli italiani e le capacità mediatiche di Berlusconi fossero una sorpresa. A mio parere gli è anzi andata peggio di come gli poteva andare.

C'è gente che si sorprende del fatto che Grillo riesca già a prendere il 25% circa dei voti, come se l'entusiasmo per il nuovo che promette di essere diverso e mandar via il vecchio sia una novità. (Ricordiamo a tal proposito i risultati di Berlusconi nel 1994, sempre per la suddetta questione della memoria storica.) Il fatto che il suo Movimento abbia anche solide basi qualunquiste, populiste e (non tanto cripto)fascistoidi aiuta anche a far presa, soprattutto tra i giovani. (Ma un'analisi più dettagliata del M5S sarà rimandata ad altra sede.)

Da un punto di vista puramente numerico, la maggioranza relativa dei votanti ha optato per la coalizione che appoggia Bersani (32% a senato, contro il 31% per Berlusconi e il 24% per Grillo, con risultati alla camera che danno un 30% a Bersani, 29% a Berlusconi e 26% a Grillo).

Ovviamente, a queste (risicatissime) maggioranze numeriche nazionali non corrisponde una identica distribuzione dei seggi, grazie all'intervento dei premi di maggioranza in entrambe le Camere, e della natura regionale delle ripartizioni al Senato. Il risultato effettivo è che nessuna delle tre maggiori forze politiche ha i numeri per formare un governo (stabile) da sola.

A complicare la faccenda interviene la scadenza a maggio del mandato del Presidente della Repubblica: Napolitano non ha quindi la possibilità di sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni, strategia che si sarebbe potuta altrimenti attuare nel caso in cui le suddette forze politiche non siano in grado di accordarsi su un governo; in tal caso, l'Italia rimarrebbe senza governo fino ad elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Le prospettive

L'impossibilità per una sola forza politica di appoggiare un proprio governo in Parlamento implica di necessità una qualche forma di intesa tra diverse forze politiche (da sottolineare qui è che l'intesa va cercata soprattutto perché il governo trovi l'appoggio del Senato: in teoria, la coalizione di Bersani, con 340 seggi grazie al premio di maggioranza, non dovrebbe avere problemi alla Camera).

(Nel seguito, per brevità, coagulerò la coalizione che appoggia Bersani in PD e quella che appoggia Berlusconi in PDL.)

Le possibilità che si possono prefigurare (a parte quella dello stallo fino all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica) sono almeno tre (ricordiamo che con la maggioranza alla Camera possiamo assumere che sia il PD a ‘guidare’ la cosa):

  • un governo di “unità nazionale” formato da PD e PDL (potenzialmente almeno 229 voti al Senato);
  • un governo di “larghe intese” che veda associati PD e M5S (potenzialmente almeno 167 voti al Senato);
  • un governo PD con l'appoggio esterno del M5S

(Escludo il caso del PD con l'appoggio esterno del PDL perché dubito sinceramente che il PDL sia disposto ad appoggiare il governo senza una fetta della torta. Nelle suddette considerazioni non è incluso Monti perché il solo suo appoggio sarebbe insufficiente.)

PD e PDL

Questa è la soluzione prevista da Grillo (“Faranno un governissimo pdmenoelle - pdelle.”). Direi piuttosto auspicata, e non dovrebbe sorprendere che sia quella su cui lui speri: la soluzione sarebbe infatti il tipo di suicidio politico (soprattutto per il PD) che darebbe al suo Movimento la spinta necessaria per sperare di vincere, da solo, le prossime elezioni.

Anche per il PDL questa sarebbe certamente la soluzione migliore, in quanto l'unica che potrebbe dare loro un ruolo attivo, non limitato a mettere i bastoni tra le ruote ad ogni iniziativa degli altri.

L'unico a perderci, con questa soluzione, sarebbe il PD. Peraltro, un governo del genere difficilmente avrebbe lunga durata: più che altro, potrebbe fungere da governo ponte fino all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, ed eventualmente alla proposizione di una nuova legge elettorale (anche se non può non venire il dubbio che una tale coalizione potrebbe venir fuori con una legge elettorale anche peggiore della presente).

Purtroppo, è proprio per la sua potenziale brevità che questa soluzione potrebbe allettare Bersani, nel caso in cui il M5S rifiuti ogni altra soluzione: l'unica alternativa sarebbe infatti il vuoto governativo fino a nuove elezioni, una soluzione che per horror vacui, stupidità, o insistenza di Napolitano, il PD si potrebbe trovare a scartare nonostante il vuoto governativo sia, per loro, una soluzione migliore dell'alleanza con il PDL.

PD e M5S

Più interessante, sana e produttiva sarebbe una soluzione che veda il PD con il M5S, in una delle due configurazioni possibili: con un semplice appoggio esterno, oppure direttamente coinvolti nel governo. Una soluzione del genere rischierebbe di essere utile quasi a tutti: al PD, al M5S, ma soprattutto agli italiani. Proprio per questo non mi illudo sul fatto che possa essere seriamente presa in considerazione.

Il principale ostacolo a questo tipo di soluzione viene (non stranamente) dal M5S: è una soluzione di compromesso, ed un movimento il cui leader punta al tutto per tutto, alla sostituzione della ‘vecchia politica’ con la propria, difficilmente avrebbe la saggezza di gestire la cosa, ed ancor meno di sceglierla.

Per di più, al M5S fa molto più comodo stare all'opposizione che rischiare responsabilità dirette: un equivalente nazionale del caso Pizzarotti sarebbe abbastanza disastroso. Il M5S non ha nessuna fretta di imparare sulla propria pelle che mettere in pratica le belle idee del Movimento è più problematico di quanto si possa sperare, o che gli effetti saranno meno gradevoli di quelli auspicati. Meglio lasciare che gli elettori rimangano nella loro bolla di ideali finché possibile.

(Non che io pensi che sia facile tirarli fuori dalla bolla: da quel che si vede in rete, i supporter del M5S —o quanto meno i più vocali tra loro— hanno lo stesso tipo di approccio fideistico, da tifoseria calcistica, dei sostenitori di Berlusconi, che continuano a votarlo nonostante l'esperienza degli ultimi vent'anni.)

Come ho già detto, nonostante questi (a mio parere insormontabili) ostacoli, sono dell'opinione che la soluzione che veda un appoggio del M5S al PD, o un suo coinvolgimento nel governo, sia la migliore. Non è difficile capire perché: da un lato il M5S ha effettivamente ancora quella freschezza che può aiutare il PD a ricordarsi cosa significa ‘essere di sinistra’ e, perché no, ‘essere onesti’; dall'altro il PD può insegnare al M5S che gestire un Paese è un po' più complesso che succhiare le matite, lavarsi con le biowashball e indagare sulle scie chimiche.

La seconda idea, ovvero che il PD possa insegnare qualcosa al M5S, farà ovviamente ribrezzo a larga parte degli elettori del M5S, che la vedrà come una ‘corruzione’ della loro pulizia con il marcio della vecchia politica; ma è purtroppo tristemente vero che, nelle poche effettive idee che il Movimento ha in programma, alcune sono semplicemente pericolose; non per la ‘casta’, non per la ‘politica’, non per il ‘Potere’, ma per tutti: non sono ‘rivoluzionarie’, non sono ‘sovversive’, sono semplicemente idiote, e senza un freno (che in questo caso sarebbe appunto il PD) sarebbero deleterie per ogni singolo italiano.

Purtroppo, come ho già detto, il M5S non avrebbe comunque la forza psicologica di gestire una situazione del genere: è attualmente in assetto di marcia, e sarebbe capace di silurare anche le migliori proposte semplicemente per la necessità, che sente primaria, di affondare il PD ed andare al governo.

(Sarei ben lieto mi si provasse che ho torto, ma è altresí innegabile che accettare di appoggiare il PD significa già sporcarsi le mani con il vecchio modo di fare politica: il M5S dovrà quindi scegliere tra un'integrità all'ideale e la prima ‘prova del fuoco’ nazionale. Buona fortua, e che scegliate la cosa più giusta.)

Bersani, il Partito Democratico e la sinistra

Per finire, qualche riflessione sul PD e su Bersani. È interessante notare quanti, nel PD, stiano criticando l'operato di Bersani, chiamando a gran voce per le sue dimissioni. È interessante, dicevo, ma non sorprendente: Bersani è in questo momento il capro espiatorio della propria ala politica, ed in quanto segretario del proprio partito non può non esserlo.

Si assegna in sostanza a Bersani la principale responsabilità per la mancata vittoria, o sconfitta che dir si voglia, di queste elezioni; a riprova del fallimento di Bersani si porta non solo la sua incapacità di ottenere una maggioranza stabile, ma anche il dato grezzo (8 milioni e mezzo di voti), nettamente inferiore a quelli di Veltroni (12 milioni di voti), dimenticando, a quanto pare, che nonostante i suoi 12 milioni Veltroni perse, senza alcuna ambiguità, le elezioni.

In realtà, qualunque confronto tra Veltroni e Bersani è pesantemente invalidato dalla presenza, in questa tornata, di un M5S che cavalca pesantemente lo scontento politico (non diversamente da come fece Berlusconi con la sua discesa in campo). Purtroppo, chi fa nota di questa cosa è generalmente anche chi sostiene che il PD avrebbe avuto maggiori speranze proponendosi esso stesso come ‘nuovo’, per esempio dando maggior risalto a Renzi e ai suoi ‘rottamatori’.

Sinceramente, mi permetto di dubitare fortemente che il PD avrebbe potuto fare di meglio in queste elezioni, chiunque avesse avuto a capo. È facile stare lì a trovare cose da criticare, nel messaggio, nei modi, nella qualunque, ma la verità è molto più semplice: il PD ha un bagaglio storico di errori, sconfitte ed occasioni perdute da cui non si può liberare semplicemente cambiando segretario.

Per di più, a prescindere da quanto gli errori e le occasioni perdute siano stati sinceri e da quanto siano stati intenzionali, è un dato di fatto che l'elettorato “di sinistra” è sempre stato sostanzialente nelle proporzioni che abbiamo visto anche stavolta. Piaccia o non piaccia, la sinistra senza il centro in Italia non ha mai avuto speranza di salire al governo da sola, e l'unica cosa che il PD è riuscito a dimostrare, nel 2008 con Veltroni e stavolta con Bersani, è che la strategia di fondersi con l'ala mancina della vecchia Democrazia Cristiana non è stata nemmeno una soluzione vincente, in quanto i voti guadagnati con la fusione sono stati praticamente uguali a quelli persi da chi non condividea l'idea di allargarsi così al centro (cosa che solo Veltroni con il suo ‘sogno americano’ poteva non prevedere).

Volendo usare l'ormai lisa metafora della coperta, la “sinistra” italiana è sempre stata troppo corta, perdendo a sinistra quando si sposta al centro e perdendo al centro quando si sposta a sinistra. Nel disperato tentativo di stiracchiarsi verso il centro, l'unico risultato che ha ottenuto è stato di perdere per strada pezzi sembre più sostanziosi della sinistra reale, e Renzi, in questo senso, avrebbe rappresentato semplicemente l'ennesimo allontanamento da una posizione di sinistra già molto remota; è possibile, non lo nego, che una sua candidatura al posto di Bersani avrebbe almeno parzialmente arginato l'esodo dal PD al M5S, ma è altrettanto probabile che questo arginamento sarebbe stato bilanciato da una ulteriore perdita della base esistente.

C'è qualcosa di grottesco nel vedere gente lamentars perché il PD non è più il vecchio PCI, ed allo stesso tempo sostenere che avrebbe preferito Renzi, perché almeno avrebbe vinto. Se il PD non piace perché non è abbastanza rappresentativo della sinistra, che senso ha auspicare un suo ulteriore spostamento a destra, nella speranza di una vittoria? Non è proprio questo il tipo di pensiero che ha portato il PD alla sua attuale lontananza dalla sinistra?

No, non credo proprio che il problema del PD sia Bersani. Il problema del PD è proprio l'eredità storica della sua migrazione: è grazie ad essa, ed alla proria ‘verginità politica’, che il M5S ha potuto raccogliere facilmente i consensi di giovani e delusi (peraltro, tanto da una parte quanto dall'altra).

Oblomov mar 26 feb 2013 14:50:00 CET permalink
Grillini cretini

Ho provato. Giuro, ho provato. Mi sono trattenuto, mi sono dedicato ad altro, mi sono concentrato su tutte le altre cose che avevo da scrivere. Ma oggi non ho resistito. Stamattina c'è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ed ora mi ritrovo qui a scrivere parole che ho provato in tutti i modi ad evitare di dire.

Voglio dire, in sé e per sé che ci siano grillini cretini non è una novità, ogni partito o ‘movimento’ ha i suoi elettori cretini, questa non è certa una novità ed è un banale corollario delle famose leggi della stupidità umana descritte da Cipolla.

Ora, io non ho mai avuto particolare stima degli elettori del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ed associati, per una serie di fattori (qualunquismo, populismo, complottismo, facile retorica, atteggiamenti fascistoidi) di cui moltissimi hanno parlato e su cui io stesso, probabilmente, mi ritroverò a scrivere in altri momenti.

Ma per queste elezioni (febbraio 2013), ho la sensazione che si sia, in qualche modo, toccato il fondo. A stupirmi per la loro immensa stupidità sono due casistiche che non sono solo indice della stupefacente ignoranza degli elettori in questione, ma aprono anche i cancelli a conseguenze più gravi.

I due fattori in questione sono quello della matita e quella della foto, che vado qui a presentare per poi discuterne i problemi.

Matita elettorale

La questione della matita elettorale ha radici nel timore per i brogli elettorali e nel già citato complottismo che aleggia nel Movimento.

L'idea di base è il timore che i voti marcati con le matite (ufficialmente) copiative date ai seggi siano facilmente manipolabili, ad esempio cancellando il segno, ‘sbiancando’ quindi il voto e potenzialmente alterandolo in un voto per un altro schieramento.

La soluzione proposta è quella di umettare la mina della matita, per renderne il segno indelebile (falso, nonché potenzialmente poco igienico, benché non invalidante).

Ma c'è chi si è spinto oltre, portando al seggio penne e pennarelli indelebili con le quali marcare la scheda, rischiando così di rendere nullo il proprio voto.

Foto al voto

La seconda questione è quella delle foto del voto, una violazione del segreto elettorale con potenziali conseguenze penali.

Sarebbe interessante capire quali meccanismi psicologi abbiano portato i soggetti in questione a compiere un simile gesto, anche se si può supporre che fosse semplicemente entusiasmo, ma il sospetto non può che cadere soprattutto sulla crassa ignoranza.

Problemi elettorali

Le due ‘iniziative’ grilline qui sopra discusse hanno due problemi evidenti, entrambi connessi alla questione della segretezza del voto, questione che meriterebbe un discorso a parte, ma che nel mondo politico italiano ha radici che affondano nello strettissimo legame tra politica e criminalità organizzata.

C'è un motivo per cui in cabina non sono ammessi strumenti di registrazione, ed è lo stesso motivo per cui sulla scheda elettorale non sono ammessi altri segni che quelli specificamente richiesti dal voto (croce —e nient'altro che croce— sul segno della lista, e —prima del porcellum— eventuale voto di preferenza): il voto deve non essere riconducibile in alcun modo al votante.

Questa è infatti la prima, e più semplice forma di protezione contro il cosiddetto ‘voto di scambio’: tu mi voti e io, eletto, ti farò un favore (ma ovviamente voglio essere sicuro che tu mi abbia votato), strumento con la quale la criminalità organizzata ha tenuto (e tuttora spesso tiene) sotto controllo larghe fette delle politiche locali e nazionali. È per questo motivo che le schede elettorali con voti ‘riconoscibili’ (ad esempio, a penna piuttosto che a matita) sono considerate non valide. È per questo che fotografare il proprio voto è reato penale.

Che elettori grillini e rappresentanti del movimento, persi nel loro entusiasmo e nelle loro paranoie complottiste, non siano a conoscenza di questo risvolto, non sarebbe tanto un problema: alla fin fine, significherebbe semplicemente qualche voto in meno per il Movimento.

Provo però ad immaginarmi le scene al seggio, con gli scrutatori che si trovano davanti queste schede invalidate dal segno a penna, e cominciano a dichiararle nulla, e gli osservatori del Movimento che gridano e protestano, nonostante la causa prima del prolema sia la loro ignoranza, la loro stupidità.

Mi immagino già i blog dei grillini che gridano al complotto: «Ecco, ci escludono perché siamo la forza politica innovatrice!»

No, vi escludono perché siete cretini.

Oblomov lun 25 feb 2013 15:20:00 CET permalink
Sogno #8

Sogno che un articolo (realmente) sottomesso ad una rivista scientifica (anzi, sottomesso ad una seconda rivista scientifica, consorella più applicata di quella a cui era stato sottoposto inizialmente) è stato arbitrariamente trasformato in un ebook da mettere in vendita come materiale didattico a 3 euro (o dollari, non ricordo), per esempio per il mio corso.

Nel sogno, invece della tipica mail con i commenti dei reviewer mi arriva una mail con una nota dell'editor, anzi specificamente dell'editor della prima rivista cui l'articolo era stato sottomesso, tranne che il nome è leggermente diverso, e che in allegato alla mail c'è questa bozza della versione ebook del testo del nostro articolo, solo che nel sogno non è veramente il testo originale, ci sono un sacco di modifiche, un intero paragrafo di sole foto che nulla hanno a che vedere con il contenuto dell'articolo, ma che in qualche modo noi avevamo infilato nell'articolo, e capitoli che sono certo non siano scritti da noi, anche se qualcuno tocca temi su cui io ho fatto ricerca in passato.

Sogno che penso che devo scrivere all'editor per chiedere se non sarebbe possibile, invece, con opportune modifiche al testo, prenderlo comunque in considerazione per la pubblicazione su rivista, magari rendendo lo stile meno colloquiale (e il pensiero nel sogno va ad espressioni del tipo “dude, remember to eat your spinach” che ho riscontrato rileggendo l'introduzione.

Per fortuna anche mia moglie dorme male e ci svegliamo.

Oblomov ven 05 ott 2012 05:05:00 CEST permalink
Ci piacevano i fuseaux

Tornando alla macchina dal lavoro siamo passati, io e mia moglie, sul marciapiede opposto ad un panificio la cui commessa stava sulla porta a fumare. Mia moglie l'ha guardata a lungo, perplessa, per poi chiedermi incredula se la giovane in questione fosse in mutande.

In realtà, la commessa non era in mutande, ma indossava un paio di fuseaux (attillati) di colore chiaro (rosa, probabilmente). Credo che così mia moglie abbia finalmente capito perché ai tempi del liceo i ragazzi fossero grandi fan dei fuseaux indossati dalle ragazze: era la cosa più vicina al vedere nude le nostre compagne di classe cui potessimo aspirare.

Oblomov mer 22 ago 2012 22:33:00 CEST permalink
Un cassonetto pieno di libri

Domenica, giorno di grandi pulizie. Dopo un viaggio ai cassonetti (200m in salita e ritorno) per l'indifferenziato, mi incarico delle montagne di carta che si sono accumulate in casa nostra, cominciando con un altro viaggio ai cassonetti (200m in salita) in compagnia del nostro bidone per la raccolta differenziata della carta.

Arrivare in cima e scoprire il cassonetto pieno non mette di buonumore. Dopo l'iniziale momento di scoraggiamento e qualche imprecazione, scopro però che a riempire il cassonetto fino all'orlo non è la tipica carta straccia, ma sono libri.

Libri. Il cassonetto è pieno di libri. Segue un momento di incredulità e sorpresa. Infilo la mano nella larga bocca del cassonetto, tiro fuori qualche volume, poi qualche altro volume, insomma fino a quanti penso di poterne riportare a casa ammassati sul coperchio del fido bidone. Occhieggio nel cassonetto, c'è di tutto: agende, carpette, libri di fantascienza, gialli, mi sembra di intravedere qualche fumetto, altra letteratura, qualche libro molto voluminoso e difficile da identificare.

Ancora sconvolto dalla sorpresa —ed un po' incazzato per non essermi potuto liberare della carta— torno a casa per annunciare alla moglie che sta preparando la cena che la carta non potremo buttarla oggi, perché il cassonetto è pieno. Di libri.

Che genere di libri? — Mah, guarda, ne ho preso qualcuno. — Andiamo subito a prendere gli altri!

Così, la nuova sorprendente scoperta prende priorità su tutto: si molla la preparazione della cena (e del pranzo del giorno dopo), per andare a cercare di recuperare quanti più libri possibile. È in questo genere di situazioni, dopotutto, che si riscopre la grande affinità di pensiero.

Ne approfittiamo per portare su il bidone per la raccolta differenziata del vetro, per cogliere due piccioni con una fava (svuotarlo, ed avere un capiente contenitore per tenere i libri). Ma dopo il primo viaggio, ci rendiamo conto che l'impresa è titanica: non possiamo andare avanti così. Ci affacciamo allora in casa dei miei, dopo troviamo solo mio padre (peccato, ci avrebbe fatto comodo ulteriore manovalanza), la cui reazione alla notizia è “vediamo quante casse posso liberare” (casse da reimpiegare, ovviamente, nel recupero dei libri). E qui si vede che certe cose sono di famiglia.

Alla fine ci vogliono due macchine, tre ore e quattro persone per completare l'operazione di salvataggio: quando ormai la nostra nuova Panda sembrava non volerne più, è infatti arrivata mia madre, in macchina, subito intercettata in cima alla via per comunicarle la notizia e chiederle di rimanere lì per far sì che potessimo usare anche la macchina dei miei per il trasporto dei volumi che restavano —va be', saranno un'altra manciata di volumi, avrà pensato mia madre. Povera illusa.

E non siamo nemmeno arrivati a prenderli tutti: abbiamo lasciato una decina o poco più di gialli in fondo al cassonetto, ritenendo che dopo ore di recupero, quel fondo non meritasse lo sforzo necessario. Sono grandi, questi cassonetti, eh. E dopo quelli, abbiamo scoperto che in realtà quelli che non erano entrati nel cassonetto della carta erano stati buttati nel rifiuto indifferenziato; ma lì abbiamo desistito.

Il risultato è dato da un tinello (il nostro) e un salotto (dei miei) stracolmi di libri polverosi impilati a caso, da pulire con cura, catalogare, e poi distribuire: qualche doppione in più non fa male, quando ci sono quattro figli a cui lasciare un'eredità anche bibliotecaria, e tutto il resto potrà essere dato a qualche zio appassionato di gialli, o al limite a Mani Tese, che accetta sempre donazioni in buono stato (come questi libri) per il suo mercatino dell'usato.

Riflessioni

Chi mai e perché mai ha fatto qualcosa del genere? Le ipotesi più credibili sono un trasloco e/o la morte di qualcuno; ma la varietà delle opere presenti fa pensare ad una biblioteca di almeno due persone, con interessi diversi: figli che si disfano dei libri dei genitori?

È un'idea che (come si può capire dallo sforzo comune fatto da me e dai miei per recuperare il recuperabile) a noi risulta aliena, ma che purtroppo non è tanto incredibile. Rimane da chiedersi perché buttarli nella spazzatura piuttosto che donarli a qualche biblioteca, o a qualche ente (come il già citato Mani Tese); erano davvero tanto di fretta da non poter cercare a chi darli, o semplicemente non avevano nessun interesse?

Personalmente propendo per la seconda, anche se non posso fare a meno di lodare la scelta di buttarli nel cassonetto della carta, e la folle pazienza necessaria per infilarli uno ad uno (a meno anche loro non abbiano trovato il modo, come noi abbiamo fatto per il recupero, di aprire la serratura del coperchio del cassonetto).

Ancora, c'è qualcosa di tragicomico nel trovarsi a ‘rovistare’ tra i cassonetti per recuperare libri. Davvero la sopravvivenza della letteratura è ormai al livello del barbonismo?

E sì, pensiamo che solo un pazzo potrebbe fare una cosa del genere (buttare i libri). Ma a ben pensarci, siamo forse meno pazzi noi (anche se sono sicuro che c'è chi ci capirà) a perdere tanto tempo e fare tanta fatica per recuperare quei libri, per non parlare di quello che ci aspetta ancora per ripulirli e decidere cosa farne?

Il peso dell'età

Oggi mi sono ritrovato a guidare, dopo più di due anni e mezzo, la Panda dei miei. La Panda vecchio modello, del 2001 o giù di lì, non è mai stata l'archetipo del comfort, ma l'età dello specifico automezzo in questione ha aggiunto alle normali spigolosità del modello una serie di extra dovuti alle condizioni ormai pietose ed alla scarsa manutenzione: sedile guidatore praticamente senza imbottitura, pedali lenti ma arrugginiti, leva del cambio con la plastica di copertura scollata.

Guidarla fino a Pedara e ritorno è stata un'esperienza molto significativa, faticosa, fisicamente impegnativa, che mi ha lasciato polpacci e collo indolenziti. Mi chiedo quanto questi deleteri effetti siano ascrivibili alle peggiorate condizioni del veicolo, e quanto piuttosto alla mia maggiore età, nonché l'abitudine ormai presa con la nuova Panda, che in quanto a comodità, nonostante le apperenza, dà tranquillamente punti anche a veicoli ben più sofisticati.

Non nascondo che questa sofferente scomodità mi ha causato un sentimentale dolore, ricordarmi quanto la spartaneità del vecchio modello fosse qualcosa che mi attirava, ai tempi. Fa quasi venire voglia di tornare a provare un veicolo di quella generazione, ma tenuto come nuovo, per vedere quanto del dolore e della sofferenza sia dovuta all'età del veicolo, piuttosto che alla mia. Fa quasi venire voglia. Quasi.

Oblomov dom 12 ago 2012 00:46:00 CEST permalink
Bundestag, leggi e git

Qualche giorno fa ho fatto una scoperto che mi ha quasi commosso ed almeno un po' esaltato: il Bundestag, il parlamento federale tedesco, ha un account su github.

Cosa mai dovrebbe farsene un'organizzazione pubblica statale di un account su un servizio online il cui scopo è facilitare la gestione dello sviluppo collaborativo di progetti (per la stragrande maggioranza di casi software) open source?

Prima ancora di andare a vedere in dettaglio cosa fossero i due progetti mi sono detto: guarda un po', non sarebbe bellissimo la usassero per gestire il loro corpus iuris, come era stata mia idea qualche tempo fa?

E bingo, è esattamente quello il motivo: l'account ha infatti attivi due repository, uno dei quali raccoglie gli strumenti per facilitare la gestione dell'altro, un repository che raccoglie le leggi della federazione tedesca.

In realtà, le leggi tedesche sono già online, su un sito appropriatamente chiamato Leggi in Internet. Qual è allora lo scopo del progetto su github? Lo spiega il README del progetto (per comodità personale, qui tradotto dalla sezione in inglese):

All German citizens can easily find an up-to-date version of their laws online. However, the legislation process, the historic evolution and the updates to laws are not easily and freely trackable. The reason is that laws are only published in their most recent version and changes to laws are not available in a machine-readable format. This should change: the current state of laws will be stored in this repository under Git version control. This allows the power of Git to be applied to the legislation process. Integrating the whole history of German law changes in Git is the ambitious goal.

I cittadini tedeschi possono facilmente trovare online una versione aggiornata delle loro leggi. Tuttavia, il processo legislativo, l'evoluzione storica e gli aggiornamenti delle leggi non sono facilmente e liberamente ripercorribili. Il motivo è che le leggi sono solo pubblicate nella loro versione più recente, e i cambiamenti alle leggi non sono disponibili in versione elaborabile dalle macchine. Questo deve cambiare: lo stato attuale delle leggi sarà memorizzato in questo repository sotto controllo di revisione con Git. Ciò permette di applicare il potere di Git al processo legislativo. L'integazione dell'intera storia dei cambiamenti delle leggi tedesche in Git è l'ambizioso obiettivo [di questo progetto]

Inutile dire che, leggendo quelle parole, mi sono sentito molto orgoglioso, anzi orgoglione, dacché è alquanto difficile che a qualcuno nel Bundestag l'idea si venuta leggendo le mie riflessioni sull'argomento: l'idea, dopo tutto, non è nuovissima (si pensi ad esempio al progetto Estrella, di ben più ampio respiro, che lavora su interoperabilità ed accessibilità dei sistemi legislativi da una decina d'anni).

Vi è però qualcosa di magico nella scelta specifica di Git e Markdown fatte dal progetto messo su dal Bundestag: vi è una sensibilità nella scelta degli strumenti che è evidentemente sorella della mia.

Il progetto Estrella ed i suoi svariati frutti (sui quali non mi dilungherò) sentono pesantemente il peso dell'informatizzazione dei primi anni di questo millennio, quando XML era la parola magica (anche se spesso più come buzzword che come scelta legata a profonde riflessioni) della gestione automatica delle informazioni: pur rimanendo validi come risultati, scarificano in qualche modo l'umanità dei prodotti alla loro elaborabilità informatica.

Il progetto del Bundestag, per contro, parte da una riflessione in qualche modo opposta: combina strumenti e formati semplici, umani dalla cui fusione nasce un prodotto che ha quel tanto di elaborabilità da poter rendere umanamente fruibili le informazioni combinate più interessanti (nello specifico, oltre al contenuto attuale delle leggi, anche il come e il quando dei loro cambiamenti).

Non mi interessa, in questo contesto ed in questo momento, accendere un dibattito sulla superiorità di un meccanismo rispetto all'altro, che peraltro richiederebbe un dettagliato confronto in base alle possibili applicazioni.

Dopo tutto, l'unica cosa che mi preme veramente evidenziare in questo momento è quanto abbia apprezzato la sorprendente scoperta di questo progetto. Ed allo stesso modo, quanto fosse poco sorprendente che un progetto del genere venisse sfornato dalla Germania. Chi mai si aspetterebbe qualcosa del genere prodotta in Italia, per dire?

Storia di un titolo

Nello scrivere l'articolo sull'andare di corpo, ho avuto non poche difficoltà nella scelta del titolo. Non per una questione di pruderie, quanto per le molteplici possibilità con diversi giochi di parole che mi sono venute in mente, nonché le straordinarie scoperte sul lessico latino fatte alla ricerca del titolo migliore.

Inizialmente, mi ero orientato su qualcosa che si appoggiasse a defæcatio, parafrasando il noto proverbio exscusatio non petita, accusatio manifesta; l'idea era quindi che il titolo terminasse in defæcatio manifesta, eventualmente con una opportuna scelta per la premessa, al fine di rendere più evidente il nesso con il proverbio.

Non trovando una buona idea per la premessa ed insoddisfatto dalla semplice conclusione delle due parole, avviato ormai sulla strada del latino, ho pensato di rivolgermi alla classica forma dei titoli delle opere che ci sono state tramandate, con un iniziale concetto di de defæcatio, terrificante per la balbuziente allitterazione.

E qui il colpo di genio: togliamo il de da defæcatio! De fæcatio sarebbe un'ottima scelta, nascondendo brillantemente defæcatio nel titolo stesso, senza dirlo. Ma quanto sono bravo. Senonché.

Se non che, fæcatio a quanto pare in latino non esiste. Benché la cosa sia a posteriori ovvia, ricordandosi i più elementari criteri di formazione delle parole latine derivate, sul momento la scoperta mi ha indubbiamente lasciato alquanto deluso, soprattutto perché venuta con allegati una serie di fattoidi che inizialmente ho trovato quasi scoraggianti.

Ho scoperto così che la defæcatio come da noi intesa è un termine tardo, che non si trova nel latino classico, dove faeces indicava la feccia (piuttosto che le feci).

(A sproposito, sto scoprendo ora che murga, il termine con cui nella Magna Grecia si indica la feccia dell'olio d'oliva, non è italiano. Che modi sono?)

È così quindi che, deluso e depresso, mi sono accontentato di un banale de cacatio. E posso dirlo che non regge minimamente il confronto con le altre mie brillanti idee?

Oblomov dom 29 lug 2012 07:53:00 CEST permalink
Numeri puri

Come per tutti gli individui di sana inclinazione, per me il bagno è principalmente una sala lettura; e come certamente un po' tutti, sul trono mi dedico, in mancanza di materiale di lettura più convenzionale, all'appasionante attività di studioso delle etichette dei prodotti da bagno.

Sul nostro lavandino spicca in questo momento un dentifricio COOP “alito fresco” che annuncia

FORMATO
CONVENIENZA
100ml + 25 =
125ml

Bah, direste voi, artimetica elementare giusto per dire che ti vendono 125ml di prodotto al prezzo di 100ml.

SBAGLIATO!

La cosa da notare di quell'etichetta è che è sbagliata! Non si può sommare un volume (100ml) con un numero puro (25) ottenendo un volume (125ml). I volumi si possono sommare ad altri volumi, i numeri puri ad altri numeri puri, così come le lunghezze ad altre lunghezze e i tempi ad altri tempi. L'addizione è un'operazione che richiede omogeneità tra gli operandi. 25 cosa, radianti1?

Quella “dimenticanza” (pateticamente giustificabile forse con questioni tipografiche) è un gravissimo errore.


  1. perché proprio i radianti? perché sono i numeri puri con cui chiunque abbia una scolarizzazione completa è sicuramente entrato in contatto: essendo il rapporto di due lunghezze, sono grandezze adimensionali, benché usate per misurare l'ampiezza gli angoli. ↩

Oblomov gio 19 lug 2012 08:52:00 CEST permalink
Sogno #7

Sogno che viaggiamo su un aereo i cui posti sono delle microcamere, con tanto di lettino invece del sedile e due cappelliere per posto. Il servizio è di lusso, anche se i camerieri (sì, camerieri) mi sembrano molto giovani.

Arriviamo a destinazione, scendo dall'aereo con troppa fretta, ma sarà solo in vista del banco dei transiti, quando una hostess di terra mi chiede se è quello il mio bagaglio, che mi accorgo di aver dimenticato il trolley a bordo.

Torno sui miei passi, e l'aereoporto è immenso, anche se starei attraversando solo la zona arrivi dell'aeroporto di Roma. Esco dove il pulmino mi ha lasciato, e ovviamente non c'è nessun servizio che mi possa riportare sull'aeromobile.

Ci sono invece tre o quattro macchine parcheggiate sotto gli alberi, ciascuna con tre persone in uniforme ed in varie pose d'attesa: seduti su un sedile ma con le gambe fuori, in piedi poggiati alla macchina; tutti hanno l'attenzione rivolta dall'altro lato della strada, dove da un furgoncino stanno scaricando casse per portarle dentro un edificio che sembra una scuola.

Sono gli inservienti del carico/scarico bagagli, e quando chiedo loro se possono accompagnarmi all'aereo mi rispondono che la zona al momento è bloccata per motivi di sicurezza, stanno scaricando l'argenteria. Mi indirizzano quindi a uno degli agenti, e questi mki accompagna, spiegandomi che tanto ormai hanno finito, e mi racconta che si trattava dell'alberghiero, i cui studenti hanno prestato servizio a bordo.

Risaliti sull'aereo, l'agente mi accompagna a cercare il mio posto, dove finalmentre trovo il mio trolley; ma nella cappelliera (che è molto più in alto del solito, gli spazi di quest'aereo sono immensi, persino i corridoi tra i posti/microappartamenti sono quasi aeroportualia) intravedo oltre al trolley anche la grande valigia gialla, decisamente fuori norma per il bagaglio a mano.

Mentre mi chiedo come sia arrivata lì, faccio finta di non vederla, visto che l'agente è ancora lì accanto a me; peraltro sono convinto che la valigia sia vuota.

Recuperato il trolley, mi rimane da trovare la moglie, che si trova ovviamente nel posto accanto al mio, ovvero nel microappartamento 'dietro' il mio; ignara dell'atterraggio dell'aereo e delle mie avventure, è sdraiata nel suo lettino, a leggere.

Oblomov mar 03 lug 2012 06:40:00 CEST permalink
Manteo/4

Per il ritorno, decidiamo di evitare l'affanno di cinque ore di macchina con il rischio di perdere l'aereo, e spezziamo il viaggio in due tappe, fermandoci la sera prima in un albergo sull'autostrada nei pressi di Washington, D.C. per poi raggiungere l'aeroporto il giorno dopo.

L'albergo in cui pernottiamo, un Best Western, riscuote la mia approvazione: camera spaziosa, uso intelligente degli spazi per bagno e lavandino, asciugamano piegata a forma di cigno sul letto, wireless funzionante.

Per cena, usciamo a fare due passi in giro (le uscite delle highway americane abbondano sempre sia di posti dove dormire sia di locali in cui mangiare); non troviamo l'indiano suggerito dal GPS del mio collega, ma al suo posto ci attende un ristorante brasiliano da cui si diffondono profumi invitanti di carne arrostita.

Scopriamo che il ristorante è con buffet a prezzo fisso: ci si serve liberamente da una tavolata che offre insalata, gamberoni, zuppe, riso, frutta, ed in più alcuni camerieri girano tra i tavoli con tagli varî di carne arrostita: salsicce, spiedini, cosciotti; pollo, vacca, maiale: un tripudio di carni, e la qualità non è niente male: alcuni tagli sono decenti, altri davvero eccellenti.

Il risultato è che ci riempiamo fino a scoppiare, ed il giorno dopo (dopo una notte in cui l'abbondanza della cena si fa sentire) partiamo per Washington senza colazione; e visto che per l'aereo se ne parla verso le due, decidiamo per un brunch sul Potomac, soluzione anche questa con buffet e prezzo fisso (ma faccio il bravo e mi contengo).

Per il volo di ritorno ci siamo concessi il lusso della classe ‘Economy Premium’, intermedia tra Economy e Business: poltrone più comode, cuffie decenti, servizio migliore, prese di corrente per portatili e gadget USB: in sette ore di volo, la differenza si sente, anche se sono abbastanza stupido da non provare a dormire, con il risultato di arrivare a casa (da Parigi via Roma) con qualcosa di più di 24 ore di veglia. In cambio, riesco a resistere fino a sera ed a dormire poi ininterrottamente fino alle sette del giorno dopo; ma forse è un metodo un po' troppo drastico per evitare il jetlag.

Oblomov mar 19 giu 2012 20:48:00 CEST permalink
Manteo/3

Il bello di questi workshop è che sono veramente produttivi: un pugno di persone raccolte in una stanza a lavorare ad aspetti diversi dello stesso codice, con feedback continuo sugli obiettivi da raggiungere e quelli raggiunti, riescono ad andare molto lontano anche in tempi brevi. È questa l'idea dietro i coding sprint di molti progetti open source (e.g. quelli di KDE).

È anche vero che il lavoro svolto è molto diverso da quello che mi trovo ad affrontare durante l'anno, e forse per questo motivo è anche più rilassante; non si tratta più di inventare nuove metodologie e/o di scoprire perché non funzionano (come ci si aspetterebbe): il lavoro è incentrato su esigenze più pragmatiche, aspetti scientificamente secondari, ma comunque importanti ai fini della operabilità del software.

Se da un lato questi sono aspetti più ‘noiosi’, meno originali, è anche vero che sono pure meno frustranti: se le cose non funzionano, si sa che il problema è nel codice (piuttosto che nel limbo della domanda ‘modello sbagliato o implementazione non corretta?’), e lo sviluppo procede più rapidamente.

Mi chiedo se questo tipo di lavoro e questo modo di lavorare mi piacciano perché sono uno stacco da quello che faccio ‘ufficialmente’ il resto dell'anno, o se è intrinsecamente più gradevole e soddisfacente, e se dovrei quindi cercare qualcosa di questo tipo.

Oblomov mar 19 giu 2012 18:10:00 CEST permalink
Manteo/2

Se lo scopo di questa visita è il lavoro, non mancano le occasioni di svago. Si arriva in ufficio (comodamente collocato esattamente di fronte alla locanda che ci ospita) la mattina dopo colazione, magari ancora con la tazza del té o caffé in mano, si lavora produttivamente fino ad ora di pranzo (intorno all'una), si raggiunge a piedi uno dei locali che danno sulla laguna, si pranza, si torna passando a prendere un caffé/smoothie/milkshake/scone in un coffee shop vicino, si stacca da lavoro tra le cinque e le sette, si va fuori a cena.

Le giornate sono produttive, ma non mancano le occasioni di svago: si va al cinema a vedere Prometheus, si fa un giro in barca nella laguna, si passa una serata a fare due chiacchiere, ci si astiene da un bagno dell'oceano per cavalloni alti tre metri (ma si salva il secchiello perso da una bambina).

Gli altri partecipanti al workshop sono per lo più utenti Apple, ed attendono con ansia le notizie sul nuovo MacBook Pro, ufficialmente per motivi di lavoro (lavoriamo con schede NVIDIA, e loro hanno dovuto saltare una generazione, poverini, perché aveva una scheda AMD); ma credo che il vero motivo fosse il solito di tutti gli Apple fanboys.

Per inciso, il nuovo display Retina è una cosa che attrae anche me, come spiegherò altrove, ma i Mac (ed i prodotti Apple in generale) continuano a rimanere una piattaforma troppo chiusa per i miei gusti, chiusura che avevamo potuto sperimentare ‘con mano’ giusto due sere prima.

Dopo Prometheus, decidiamo infatti di (ri)vedere anche Alien, con lo scopo di fare gli ovvî confronti del caso, e capire se e come le due storie, ambientate nello stesso universo, sono collegate. Fortunatamente il film è reperibile via iTunes con Netflix, a cui uno dei partecipanti del workshop è abbonato, così possiamo procurarci il film legalmente. Peccato che dopo pochi secondi la riproduzione si ferma lamentand lamentando che la periferica (il monitor della sala riunioni) non è ‘abilitata’.

E poi ci si chiede perché la pirateria sia tanto diffusa.

Oblomov mar 19 giu 2012 15:18:00 CEST permalink
Manteo/1

Mi trovo a Manteo, NC per un workshop: un pugno di persone che si riunisce per lavorare ad un progetto specifico a tempo pieno, senza distrazioni e per un periodo di tempo limitato.

La location è buona: a due passi da un mare interno, poco più distanti dall'oceano, il cielo è blu, l'erba verde, il clima caldo umido, la cittadina silenziosa e (si dice) abitata dai fantasmi della Colonia Perduta.

La nostra residenza è la locanda Cameron House Inn, un vecchio edificio restaurato, mantenuto nello stile dell'epoca senza sacrificio a comodità più moderne (acqua calda corrente, luce elettrica, connessione wireless).

Oltre alla camera il servizio prevede anche prima colazione; ho modo di assaggiare quiche, biscuits with gravy, cookies di vario formato e con vario condimento, frutta (pesche, cantalupo, blueberries, fragole), succo d'arancia e di pompelmo, té, caffé. Cucina domestica, che contribuisce significativamente all'atmosfera pacifica e rilassante di questa visita, in un modo che nessun albergo potrà eguagliare.

Oblomov sab 16 giu 2012 16:20:00 CEST permalink
Manteo/0

Un viaggio infinito, che possiamo far cominciare a Parigi, intorno alle sette e mezzo del mattino, in concomitanza con uno sciopero della RER che rischia di farci perdere l'aereo. L'unico modo per raggiungere l'aeroporto è schiacciarsi come sardine in uno degli sporadici treni che portano alla Gare du Nord, e da qui sperare di beccare in tempo uno degli sporadici treni (fortunatamente meno affollati, a tal punto che c'è chi riesce a metter su una cassa acustica e tenerci compagnia con un po' di musica) che portano a Charles de Gaulle.

La situazione non migliora in aeroporto, dove al drop-off del bagaglio per chi ha effettuato il web check-in è più lunga di quella ai banchi per il check-in regolare. Il che, mi si permetta di dire, non dimostra lungimiranza da parte dell'Air France.

Il volo, d'altra parte, è gradevole, seppur privo di sonno: ma quello è un problema mio, non certo dell'immenso e comodo Airbus A380 (immenso: credo sia il primo aereo a due piani che sia mai stato costruito). In cambio trovo finalmente il tempo di vedere Jurassic Park e Le follie dell'imperatore.

Dopo sette ore e mezzo di volo, vedersi disegnare una bella C gialla fosforescente sul modulo per la CBP dall'ufficiale che controlla i passaporti non è proprio la cosa che uno vorrebbe che succedesse, soprattutto quando il compagno di viaggio ti ha raccontato dell'orrenda esperienza da lui vissuta quando la macchinetta per le impronte digitali non funzionava.

Invece, dopo una seconda coda per avere un controllo appronfondito sui bagagli, va tutto liscio: all fine, come ricordavo, né il cioccolato né il pistacchio macinato portati in dono all'amico che ci aspetta qui negli USA sono classificati come food ai fini della dogana. È un sollievo, anche se rimane il dubbio su cosa abbia causato quella C: la mia faccia da terrorista? la maglietta Knowledge is Power? sfiga (controlli campione ed io ero il milionesimo cliente)?

Usciti infine dall'aeroporto, ci aspettiamo di dover ancora vivere cinque ore di macchina nelle folli autostrade americane, ma la realtà è molto peggio: sono passate le due del venerdì pomeriggio, ora locale, e tutti gli americani (o almeno tutti quelli della zona di Washington, D.C.) stanno tornando a casa, tre ore prima del solito, con il risultato di ingolfare tragicamente quelle immense highways.

Per fortuna ci tiene compagnia una trasmissione di scienza alla radio publica (Science Friday su NPR), che parla di astronomia ed astrofisica, dai telescopi spia di cui il ministero della difesa statunitense si è recentemente liberato donandoli alla NASA al futuro dei voli spaziali commerciali.

(Scientificamente meno interessante, ma sociologicamente più divertente sarà la pubblicità su un'altra radio, con un mantra insistente sull'importanza delle dimensioni, e su questo nuovo prodotto per venire incontro agli uomini meno fortunati, con tanto di strumento di misura per verificare i progressi: e mica vi venderemmo lo strumento di misura, se non fossimo certi del successo! Penis enlargement spam alla radio; alle sei del pomeriggio, perlatro, nemmeno in fascia protetta.)

Una pausa per un pasto veloce intorno alle otto (e per ricongiungerci con gli altri con cui avremmo dovuto viaggiare, se non ci avessero separato attese non preventivate in dogana e traffico folle) ci fanno scoprire che esistono le ali di bufalo, che sono ali di pollo, ma la cui ricetta è originale di Buffalo. Buone, ma ecco, sarebbero state più interessanti se fossero staste effettivamente ali di bufalo.

La nostra destinazione, la Cameron House di Manteo, NC, ci aspetta aperta, con fuori, in attesa nonostante le lunghe ore di ritardo sulla tabella di marcia, il professore che ci ha invitati.

In cambio, il letto è comodo, la stanza (Featherstone) condizionata a temperature non eccessive, ed il mio sonno sarà interrotto solo intorno alle tre e mezzo, per essere poi ripreso fino alle sei.

Oblomov dom 10 giu 2012 11:51:00 CEST permalink
Mai più un libro

Una ragazza, seduta al tavolo accanto al nostro, racconta ai colleghi come suo padre le avesse detto di iscriversi alla Scuola Superiore di Catania, visto che si era laureata così velocemente, e come lei avesse risposto al genitore dicendogli che evidentemente non aveva capito nulla, visto che lei non voleva più vedere un libro in vita sua.

La ragazza in questione aveva la maglietta delle Librerie Mondadori del Gruppo Brancato.

Oblomov mar 05 giu 2012 14:28:00 CEST permalink
Sogno #6

Stanotte ho sognato che Catania veniva sommersa dalla lava, da un'eruzione con smaccate reminiscenze da 1669.

L'evento di allora, dal quale nacquero i Monti Rossi, produsse una immensa quantità di lava che, spazzati via un po' di insediamenti e paesini, raggiunse la città, ne percorse le mura (arrivando in alcuni punti a superarle) e arrivò al mare, spingendovisi dentro per un chilometro.

Nel mio sogno, ambientato in tempi moderni, la lava arrivava in città ancora incandescente, come se la bocca si fosse aperta molto più in basso, o un ingrottamento ne avesse preservato fluidità e temperatura ai livelli eruttivi.

La città veniva presa di sorpresa, ed in men che non si dica le strade erano completamente intasate dal traffico della gente che tentava la fuga, con il risultato da rendere praticamente impossibile la locomozione. Alla naturale congestione del traffico si andava così aggiungendo il contributo essenziale dei disperati che decidevano, viste le circostanze, di abbandonare la macchina lì dov'era e tentare la fuga a piedi.

Purtroppo del sogno non ricordo praticamente nient'altro; ma l'importante è non pensare al fatto che ci si aspetta un'eruzione di fianco entro i prossimi due anni.

Oblomov gio 24 mag 2012 18:27:00 CEST permalink
Archeologia lessicale

Questa domenica ho finalmente deciso di mettere in atto un'altra delle fasi del recupero del vecchio blog, e stavolta è toccata a quello che all'epoca era il Lessico Famigliare, per il quale ho deciso infine per l'opzione “nuova sezione apposita”.

Come nome per la sezione ho infine scelto Ordet, “parola”, chiedendo venia agli estimatori dell'omonimo film di Dreyer, e la sezione sarà incentrata sulla parola come oggetto di studio, ma soprattutto di gioco. Oltre al recuperato Lessico Famigliare ospiterà quindi gli Storpionimi precedentemente piazzati in Oppure.

Oblomov dom 13 mag 2012 12:19:00 CEST permalink
Epici ritorni

I ritorni, si sa, non sono mai semplici. Alcune delle più famose epiche della nostra cultura sono ritorni. E non è difficile capire perché, viste le difficoltà che abbiamo vissuto oggi noi semplici mortali cercando di tornare da Torre Archirafi.

Strade maestre senza alcuna forma di illuminazione, e che terminavano in mezzo al nulla con lavori in corso senza alcuna forma di preavviso. Bivî senza alcuna indicazione su quale fosse la strada principale, e men che mai su dove portasse ciascuna delle possibilità. Incroci folli con decine di spartitraffico, su più livelli.

Indicazioni su come raggiungere l'autostrada omesse un incrocio sì e uno no, forse per lasciare un po' il gusto all'autista di cercare di indovinare quando fosse il caso di prendere una traversa. Alla fine, è stato più semplice seguire la segnaletica per Conforama che non quella per l'autostrada: se non altro, era più segnalato (e per nostra fortuna da un nostro viaggi precedente sapevamo che in realtà le due cose erano grosso modo vicine).

C'è qualcosa di significativo, credo, una qualche nascosta lezione da imparare, nel fatto che sia più semplice raggiungere un grosso negozio di arredamento che il casello dell'autostrada; e possiamo ancora dichiararci fortunati che fosse Conforama e non Ikea, visto che le indicazioni per raggiungere quest'ultima vengono metodicamente manomesse (girate nella direzione opposta o puntate verso il nulla) dalla ‘concorrenza’.

Oblomov dom 06 mag 2012 23:15:00 CEST permalink
Sogno #5

Ho sognato un gioco da tavola da cucina. C'era una fase che era una specie di UNO!, ma con dei conetti con diversi colori e trama (avete presente la trama quadrata dei coni gelato? quella); chi vinceva poteva aggiungere uno studente sotto il proprio controllo in una scuola rappresentata sul tabellone di gioco, e doveva cucinare qualcosa (nella vita reale), credo con ricette fornite nel gioco stesso. Quando la scuola era completamente occupata, intervenivano carabinieri e DIGOS per sgomberarla, e questa era un'altra fase del gioco.

Nel sogno, io arrivavo a metà di una partita in corso tra altra gente, e quindi assistevo come spettatore. Tra i partecipanti al gioco c'era questa tizia che era un tipico da manga, con lunghissimi capelli, tettone, cuffietta, che era la cuoca più brava. Al di fuori del gioco c'erano i camerieri del bar del CUS, solo che per qualche motivo non servivano al bar del CUS ed in qualche modo ero convinto si sarebbero offesi perché sarei andato a mangiare al bar del CUS. Ma cambiavano atteggiamento quando invece veniva fuori che avrei mangiato le ricette preparate durante quel gioco.

L'ambiente in cui tutto questo accadeva era qualche edificio universitario, con due ingressi. Io volevo entrare per andare nel mio studio a lavorare, e provavo da uno dei lati, ma lì la scala era bloccata; anzi, più specificamente, la parte finale era fisicamente scollegata dal corridoio, in attesa che qualcuno dall'altra parte ascoltasse le rimostranze degli studenti, aderisse ad una qualche manifestazione, o qualcosa del genere.

Per raccogliere fondi per questo movimento vendevano patatine o qualcosa del genere, e quando io, indispettito per non essere potuto entrare da quel lato, andavo via per provare dall'altro ingresso, sentivo il tizio con cui avevo interloquito che cominciava un'arringa su come sì è vero che non è con le patatine che si fa la rivoluzione, ma …

Andando verso l'altro ingresso incrociavo una serie di Defender (il colore mutava dal classico verde jeep al blu di quelli dei carabinieri durante il sogno) che andavano verso il posto da cui ero uscito.

A bordo di uno di questi c'era evidentemente uno incapace nella guida, che faceva delle manovre assurde per tentare un'inversione di marcia; trovandomici molto vicino notavo anche una serigrafia in bianco in alto, sopra gli sportelli, con una scritta a proposito del fatto che fosse divertente picchiare gli studenti o i manifestanti, qualcosa del genere.

Nel vedermi passare, questo tizio (che peraltro tutto sembrava tranne un carabiniere: barba incolta, sdentato, sembrava più la caricatura di un redneck) mi chiedeva qualcosa che avevo grosse difficoltà a capire, finché alla ennesima quasi incomprensibile ripetizione in qualche dialetto assurdo mi diceva di chiedere (visto che stavo per entrare dall'altro ingresso) se le scuole del nord avessero gli altoparlanti.

A questo punto io entravo, e mi trovavo in un incrocio tra atrio, sportelli di segreteria, aula studio e mensa, in cui appunto tra gli altri c'erano quelli che giocavano al succitato gioco da tavola da cucina, i camerieri del CUS (che erano quelli che rispondevano alla domanda che riportavo a proposito degli altoparlanti delle scuole del nord), e la tettona manga che voleva che prendessi questo immenso piatto che aveva cucinato durante il gioco.

E per qualche motivo, da quando mi sono svegliato sto morendo dalla curiosità di sapere a quali giochi reali mi sono ispirato per la creazione di questo.

Oblomov sab 05 mag 2012 06:58:00 CEST permalink
Grammar Nazi

Non soddisfatto1 della qualità del logo per i Grammar Nazi come reperibile su Wikipedia o tra i commons di Wikimedia o sull'OpenClipArt, ho deciso di crearne una direttamente io, e devo dire di essere piuttosto soddisfatto del risultato:

Grammar Nazi logo

Grammar Nazi

In effetti, ne sono talmente orgoglioso che ho deciso di condividerlo con il resto del mondo (sempre su OpenClipArt, ovviamente). Del file ne esistono due versioni, una con metadati ed una senza metadati (ne rendo disponibile una senza metadati perché quella con metadati è circa 5 volte più grossa dell'altra).

Buon divertimento.

(In realtà ho già avuto obiezioni sull'estetica e la leggibilità della mia creazione, ma nessun suggerimento pratico su come migliorarlo. Chi avesse qualche idea è pregato di comunicarmela.)

Aggiornamento: ho rivisto i rapporti tra la G stilizzata ed il resto della figura, nella speranza di ridurre, se non eliminare, l'effetto ottico di schiacciamento della circonferenza.


  1. Tra le cose che non mi andavano nelle varie versioni trovate online: sfondo troppo chiaro, testo aggiunto, e soprattutto SVG non molto ‘pulito’ (non quanto può esserlo fatto a mano). ↩

Oblomov gio 19 apr 2012 20:36:00 CEST permalink
(Not so) Happy Wok

Da un paio di settimane le chiavi di ricerca per le (poche) visite a questo sito erano costellate da riferimenti all'Happy Wok di Catania; di per sé questo non è una novità, ma stavolta il locale era associate a parole che indicavano ispezioni, chiusure, problemi igienici.

C'è qualcosa di strano sullo scoprire una notizia (senza dettagli, ovviamente), o quanto meno una “voce di corridoio”, prima che questa sia diffusa o discussa in uno dei tanti siti di “informazione dal basso” e di “controinformazione” emersi negli ultimi anni. Ma questa è una questione da rimandare ad altri momenti.

Ho scoperto l'Happy Wok tramite amici di colleghi, una sera in cui dovevamo discutere di importanti progetti per il nostro futuro senza allontanarci troppo dall'aeroporto.

La proposta del locale non mi rese all'epoca particolarmente felice, perché tre esperienze precedenti di ristorazione cinese in varie parti del mondo (mai in Cina, però) mi avevano lasciato con un senso di nausea il cui trigger non mi era mai stato chiaro: germogli di bambú? germogli di soia? salsa di soia? dado da brodo?

Ma non c'erano molte alternative, e quindi decidemmo di provare comunque questo locale.

L'esperienza fu per me liberatoria oltre che gratificante: dalla possibilità di parcheggio senza caimano1 al menu a prezzo fisso, dalla varietà di scelta del cibo alla quantità, dall'assenza di sensazioni di nausea ai fagottini di Nutella.

Beninteso, nella decina di volte in cui sono andato a mangiare all'Happy Wok la scelta non è mai stata guidata dalla qualità: nessuno dei piatti era preparato in maniera sopraffina, ma dovendo scegliere tra spendere una ventina di euro in uno dei famosi ristoranti giapponesi “di classe” sparsi per Catania, mangiando sì e no quello che poteva contare come antipasto, e spendere lo stesso per una quantità arbitraria di cibi di qualità meno sofisticata, ma che comunque non rientrano tra i miei preferiti, la scelta è sempre stata ovvia.

Peraltro, mangiando all'Happy Wok non ho mai avuto problemi di intossicazione, anche se la possibilità di strafocarsi senza ritegno ha causato qualche problema al mio non più giovane stomaco.

In definitiva, oltre alla continua minaccia per la mia linea, principale ragione per il mio ridurre le visite al locale dopo l'iniziale entusiasmo, una ulteriore componente dissuasiva fu il cominciare ad emergere dei parcheggiatori (ovviamente locali, in contrasto con la quasi totalità degli inservienti del ristorante, di evidente origine asiatica, sebbene la mia scarsa conoscente dei fenotipi di quelle parti mi impedisce di dire con certezza se cinesi, giapponesi, koreani o cosa).

Fin dalla prima visita all'Happy Wok mi sono chiesto come potesse vivere un locale del genere. Per la mia prima cena in loco, il posto mi parve sproporzionatamente capace, troppo grande per le poche persone che lo visitavano. In altre occasioni, d'altra parte, mi sono dovuto ricredere, viste le folle oceaniche che vi ho trovato in giorni meno feriali, folle di gente di ogni sorta; il fatto che il locale fosse spesso frequentato da famiglie asiatiche, peraltro, ne deponeva a favore (anche se non ho mai escluso la possibilità che questi fossero semplicemente parentado degli inservienti).

Non ho mai avuto dubbi sul fatto che l'esistenza stessa del locale fosse strettamente legata a qualche mafia; e l'assenza di posteggiatori le prime volte mi aveva fatto fortemente sospettare che il locale fosse un centro di riciclaggio di denaro per qualche clan di mafia cinese; piuttosto, il mio dubbio era su che tipo di rapporto ci fosse con la mafia locale, che tipo di accordi si fossero raggiunti.

Quando cominciarono a spuntare i primi posteggiatori in zona, ho assistito a scene interessanti, con i posteggiatori fermi fuori, ed un tizio con caratteri nettamente asiatici che invece invitava la gente a parcheggiare nel vasto parco del locale —gratis. Nelle ultime visite, i posteggiatori locali erano dentro.

Era un po' come assistere ad un braccio di ferro, ed era evidente che la mafia esterna stava perdendo terreno, cedendo alle pressioni della mafia locale. E questo, nonostante il successo strepitoso del locale facesse sí che fosse sempre pieno, da gruppi di americani venuti da Sigonella a numerose famiglie del quartiere popolare di San Giuseppe La Rena.

La notizia delle ispezioni e della chiusura dell'Happy Wok per i problemi igienici riscontrati non mi ha sorpreso. Non mi ha sorpreso perché un posto che offre tanto cibo a basso costo da qualche parte sta prendendo scorciatoie; solo un ingenuo sarebbe stupito sul fatto che le prenda anche nel reparto cucina e igiene.

Ma non posso dire di non avere il sospetto che la cosa sia stata motivata più da calli pestati a Famiglie di un certo peso che a denunce da parte di clienti qualsiasi. Non sarebbe certo il primo caso dalle nostre parti di forze dell'ordine “pilotate” da amici cui qualcuno ha dato fastidio.

Certo sarebbe interessante sapere cosa troverebbero ispezioni a tappeto in tutti i locali del catanese, incluso quel nuovo ristorante asiatico con buffet a prezzo fisso che con la chiusura dell'Happy Wok ha perso l'unico concorrente …


  1. nel nostro lessico famigliare, il posteggiatore abusivo, per la tendenza a danneggiare le macchine (tipicamente tagliando/sgonfiando le ruote) a chi posteggia senza pagare. ↩

Oblomov mer 11 apr 2012 08:49:00 CEST permalink
Manuali di comprensione del testo

Oggi ho scoperto che esistono manuali sulla comprensione del testo. Testi su cui si dovrebbe studiare per affrontare esami sulla comprensione del testo. Che è un po' come imparare, che so, l'arabo o il cinese su un testo in arabo o in cinese. Da autodidatti.

Voglio dire, se non sei capace di comprendere i testi che leggi, come puoi pretendere di imparare a comprendere i testi che leggi leggendo un testo?

Oblomov gio 05 apr 2012 22:24:00 CEST permalink
Calendario 2012

Ah! Quanti di voi possono vantare una moglie/compagna che regala calendari con le donnine ignude? (Specificamente, questo.)

Oblomov mar 03 apr 2012 21:28:00 CEST permalink
Lungo crine

Ho deciso che sto bene col capello lungo e la barba completa.

Beninteso, sono sempre stato abbastanza orgoglioso della robustezza del mio crine: quando molti giovani si trovano già ventenni a combattere con calvizie incipiente e recessioni frontali, ben oltre i trenta io combatto con il problema opposto: folti capelli e crescita veloce. (Minore fortuna ho avuto sul fronte cromatico, con le prime striature bianche già ben visibili anni fa.)

Ma, vuoi per abitudine estetica vuoi per abitudini acquisite in tempi in cui avevo meno controllo del mio tempo e delle mie scelte, ho sempre vissuto l'andata dal barbiere come una necessità, e più specificamente una faticosa, pesante, ma necessaria quanto periodica incombenza.

Ultimamente sono però giunto alla conclusione che in realtà crine abbondante e barba commensurata mi stanno piuttosto bene, sono il look che mi dona di più.

Il vero problema è prendere le giuste abitudini con shampi, pettini, rasoi e forbicine per assicurare che il look che mi dona non mi trasformi in una spaventosa palla di pelo. Ma ho la netta sensazione che sia più facile prendere queste abitudini che sacrificarmi all'altare della saltuaria, faticata discesa dal barbiere.

Oblomov mar 03 apr 2012 17:27:47 CEST permalink
Non è vero, ma ci credo

Laviamo un pesante copriletto, ed approfittiamo del bel tempo per stenderlo fuori. Il giorno dopo è già asciutto, ma ci scordiamo di ritirarlo. La Sicilia orientale viene falciata da una bufera che fa notizia sui giornali nazionali: muretti, alberi, cartelloni abbattuti dal maltempo, scuole chiuse.

Il nostro copriletto è stato steso bene: dopo la bufera è ancora là, infradiciato dalla pioggia, sporco di terriccio, ma solidamente ancorato ai fili della biancheria. Lo ritiriamo la sera per ripassarlo in lavatrice.

Il giorno dopo, il dubbio: stenderlo fuori, approfittando del sole che sembra avere vinto sulle nuvole di pioggia, o mettersi al sicuro stendendolo dentro? Decidiamo di tentare la sorte.

Alle 10 riprende a piovere, il copriletto viene frettolosamente ritirato. Smette di piovere, per il resto della giornata farà bel tempo.

L'importante è non essere superstiziosi.

Oblomov ven 24 feb 2012 10:50:00 CET permalink
Virili bufere

Dice che gli uomini sono come le bufere di neve: vengono all'improvviso e non sai mai quanti centimetri dovrai aspettarti, né quanto dureranno.

Mi sembra quindi che al nord in questo periodo hanno tutto tranne che da lamentarsi: per gli standard virili, questa bufera mi sembra decisamente sopra la media.

Oblomov sab 11 feb 2012 19:21:00 CET permalink
White Latinorum

Non so se le stesse abitudini usino anche nel resto del mondo, ma a quanto pare nella zona vicino al mio luogo di lavoro usa molto “dibattere” graffiti. C'è stato un periodo in cui ogni giorno, scendendo a lavoro, trovavo sovrascritti i graffiti del giorno prima sulla fiancata di una scuola con nuovi graffiti, in una praticamente quotidiana alternanza politica che sostituiva insulti ai fascisti con insulti ai comunisti e viceversa. Giusto il giorno in cui avevo deciso di cominciare a fare un reportage hanno pulito tutto e smesso di scrivere.

In cambio, i graffiti dalle parti della Villa Bellini sono ancora lì, e possiamo assistere a risposte come la seguente:

white power black penis

White Power, Black Penis

Forse non il massimo dell'originalità, ma aiuta a ricordare quello che ho sempre sostenuto, ovvero che il razzismo nasca sostanzialmente da un complesso d'inferiorità sessuale.

La successiva (subito accanto anche geograficamente) è molto più interessante: non tanto per l'enorme fallo nero che circonda il graffito, quanto soprattutto per la profonda ignoranza che rivela.

nobis über alles

Nobis 卐 Über Alles

Siamo passati dal “muri bianchi popolo muto” al “muri sporchi popolo scemo”. Dico, si può essere così scemi da manifestare pubblicamente la propria ignoranza proprio di quella cultura e tradizione di cui ci si considera portatori e difensori? Se proprio vuoi rifarti all'Impero romano al punto da usarne la lingua, almeno usala correttamente, non mettendo lì il latinorum che ti suona meglio.

Gasa(u)to

In questi giorni in cui in Sicilia si soffrono gli effetti del discutibile e sospetto dispiegamento di “Forconi” ed i distributori di benzina si ritrovano in secco per lo sciopero degli autotrasportatori e per i blocchi autostradali, avere una macchina a metano aiuta moltissimo: il metano viene infatti distribuito in tutta Italia (ad eccezione della Sardegna, dove infatti non è disponibile) dalla rete metanodottica nazionale, e non dalle autobotti, con il risultato che (a meno che il distributore stesso non scelga di scioperare) è ‘sempre’ disponibile.

Devo dire che dà una certa soddisfazione non essere direttamente implicato nell'angosciante lotta all'ultima goccia di carburante, spernacchiare le lunghe file di chi si affanna sperando che il distributore non vada in secco prima che sia il loro turno (anche se che palle quando la fila blocca il traffico).

Sono tutto gasa(u)to dalla soddisfazione!

EasyJet pour Paris

Volo EasyJet per Paris Charles de Gaulle. Refuelling durante l'imbarco, i passeggeri sono invitati a rimanere seduti con le cinture slacciate. Che la richiesta delle cinture slacciate sia una questione di sicurezza è abbastanza ovvio: se si dovesse dover abbandonare l'avion in emergenza, è meglio che le cinture siano slacciate. Ma la concorrenza dell'annuncio del refuelling mi fa pensare che possa essere per timore che esploda; e mi chiedo: ci sarebbe il tempo di abbandonare l'aereo, in tal caso?

Le hostess hanno una grande propensione per il parlare francese anche ai passeggeri che si rivolgono loro in italiano. Il noto nazionalismo francese, semplice distrazione, o cosa?

Oblomov mar 17 gen 2012 19:48:00 CET permalink
Proviamo a uscire e rientrare

Qualche giorno fa (quasi una settimana) il nostro cordless ha deciso che la sua base non esisteva più. Agganciato alla base si caricava, ma diceva che la base non esisteva. Premere il pulsante di chiamata sulla base, staccarne la spina, aspettare qualche secondo, riagganciarla, ricontrollare le impostazioni del cordless … niente da fare, base inesistente.

Per fortuna in casa nostra c'è anche un telefono fisso (che non ha visto molto utilizzo in questo anno, tranne appunto questi ultimi giorni), quindi il problema di cambiare la base o il cordless è stato rimandato a data da destinarsi.

Oggi, con quel mezzo pensiero del cambio da fare, ho voluto controllare se la rubrica del telefono fosse effettivamente sul cordless o nella base (è nel cordless). Mentre lo tenevo in mano, ho pensato: ma, e se lo spegno?

Ho spento il cordless, l'ho riacceso, ha subito ritrovato la base. Ma è possibile che “proviamo a spegnere e riaccendere” sia ancora la risposta giusta per risolvere i problemi con la tecnologia moderna? Vogliamo quindi dover sempre dare ragione all'ingegnere informatico?


Aggiornamento: la novità è che ora, quando facciamo una chiamata con il cordless, alla chiusura riceviamo subito una telefonata dal nostro stesso numero. Mi sa che per un po' ci terremo questo simpatico quanto inspiegabile effetto; poi magari proverò a spegnerlo e riaccenderlo un'altra volta (è più divertente che provare subito se risolve il problema).

Oblomov sab 24 dic 2011 18:09:00 CET permalink
È grave? #2

Leggo il titolone di un recente articolo su Repubblica.it:

Il senso della vita nelle parole di Gesù

e la prima cosa a cui penso è una specie di frullato dei due film dei Monty Python che si contendono la passione dei grandi fan del gruppo (non a caso di parla di sensisti e brianisti).

Oblomov sab 24 dic 2011 09:10:00 CET permalink
Cucine pericolose

L'aspetto più pericoloso della nostra cucina non è la perdita di gas che ci costringe a tenere il rubinetto chiuso quando non cuciniamo, bensí gli esperimenti di mia moglie che non riescono bene, ma nemmeno male: adesso ad esempio ci ritroviamo (anzi: mi ritrovo) con una torta al cioccolato, originariamente destinata ai suoi colleghi, ma sfortunatamente non lievitata e quindi abbandonata sul tavolo della cucina.

Per fortuna devo alzarmi ogni volta che voglio prenderne una fetta. Per sfortuna sono un po' annojato (per ora siamo riusciti a limitarci a due, bravo grazie).

Oblomov ven 23 dic 2011 17:15:00 CET permalink
Ancora archeologia

Nella stesura del secondo esempio di certe riflessioni mi sono accorto che mi avrebbe fatto comodo ripescare quell che sul vecchio blog avevo cominciato a raggruppare sotto la rubrica Terza Rivoluzione Industriale.

Stavolta il lavoro di pulizia e omogeneizzazione è stato più faticoso del previso, in buona misura per il numero di articoli coinvolti (una decina), alcuni dei quali spaventosamente vecchi, ma anche per questioni tecniche: è incredibile quante cose facessi a mano per la limitatezza della piattaforma di allora, e quanto sia più semplice ed ordinato lavorare invece con calma nella nuova (soprattutto le note a piè di pagina; ma anche la possibilità di link a Wikipedia con pochissime righe mi ha permesso grande compattezza nella pulizia). È anche vero che avrei potuto spiattellarli dentro così com'erano: ma perché semplificarsi la vita se si può essere perfezionisti?

Ora gli articoli si ritrovano per lo più in fondo (essendo del 2009, quacuno persino antecedente) alle riflessioni, con l'eccezione di uno che ha trovato un posto più adatto nella polvere della sezione dedicata alla tecnologia.

Rimane la domanda: dove dovrei invece infilare la vecchia rubrica Lessico Famigliare? (Soprattutto la serie del Nuovo Conio, che mi piacerebbe continuare.) Tra le possibilità ci sono Oppure, Ludica, Ars, ed una nuova sezione apposita. Scelte difficili.

Oblomov mer 21 dic 2011 17:57:00 CET permalink
Città più sicure #1

Stasera hanno scippato mia madre, In una delle piazze più centrali della città, di fronte ad una chiesa. Non c'è che dire, Berusconi può ben essere orgoglione delle sue “città più sicure”. Peccato che cose del genere a Catania non succedevano dai tempi precedenti la ‘primavera catanese’; quindi ringraziamo felici gli undici anni di amministrazioni di centrodestra (due Scapagnini, una Stancanelli) che hanno felicemente demolito, col sostanzioso contributo di due governi Berlusconi, una città in cui finalmente si era ricominciato a vivere.

Oblomov dom 23 ott 2011 20:55:00 CEST permalink
Il milionesimo cliente

Sembra che tutti oggi vogliano regalarmi qualcosa. All'uscita del supermercato ci fermano allo stand Coca-Cola per regalarci un bicchiere di vetro ogni due bottiglie della suddetta bevanda: abbiamo fatto spesa grossa per una festa, ci allontaniamo con sei bicchieri omaggio e una lattina degustazione a testa.

Tornando a casa ricevo un SMS della Vodafone che mi fa sapere che essendo loro cliente da più di 10 anni ho diritto a premi speciali nel nuovo sistema Vodafone YOU che sostiusce il vecchio Vodafone One.

Non c'è due senza tre: quale sarà la prossima azienda a farmi un omaggio oggi? (Forse sarei dovuto passare dalla Tre per una SIM per il mio nuovo giocattolino …)

Oblomov sab 01 ott 2011 15:02:00 CEST permalink
Sogno #4: notte prima degli esami

Sono arrivato con un'ora di anticipo, ma mi sono distratto, persino un po' appisolato. Di soprassato riprendo coscienza: è già passata più di un'ora, quasi due, da quando l'esame doveva cominciare. Mi vengono a cercare. Vengono a dirmi che il laboratorio riservato per gli esami è chiuso a chiave, che non riescono a trovare il tecnico, che altri hanno dato loro informazioni contrastanti sulla disponibilità dell'aula.

Mi aggiungo a loro, ripercorriamo insieme la strada inversa, risentiamo le stesse notizie contrastanti; chiedo dove sia il tecnico, mi dicono che è nel suo ufficio, al piano di sotto (al piano di sotto? ma non era allo stesso piano del laboratorio?); sto per cominciare a scendere le scale, intravedo intanto la porta —ancora chiusa— del laboratorio, ci sono fuori altri studenti che aspettano (strano, ricordavo molte meno prenotazioni); mentre risalgo chiedo dove possa essere finito il tecnico, mi dicono che è dietro di me, mi volto e vedo il suo bel faccione napoletano. Manca meno di un'ora alla fine della prenotazione.

Come farò a fare l'esame in tempo? Cosa diavolo si fa in questi casi?

Mi sveglio davvero. Chi ha detto che la notte prima degli esami un professore dorme meglio dei propri studenti?

Oblomov ven 30 set 2011 06:33:00 CEST permalink
Riflessioni di una notte di pioggia

Quando una bufera nottura ti sveglia, e non ti basta girarti dall'altra parte per tornare a dormire, vi sono due possibilità: puoi alzarti e dichiararti conclusa la notte, una scelta più facile alle cinque che non alle tre e mezzo, o puoi restare a letto in attesa che torni il sonno, cercando qualcosa con cui passare il tempo.

Per esempio, puoi distrarre i muliebri terrori spiegando come si può sfruttare il trascorrere del tempo dal lampo al tuono per determinare la distanza tra noi e l'evento.

Supponiamo che un evento (un fulmine, per esempio) produca due segnali che si propagano a velocità diversa (ad esempio, un lampo che si propoga a velocità c ed un tuono che si propaga a velocità s). Questi due segnali percorrerrano la stessa distanza d in tempi diversi, che possiamo chiamare tc e ts.

I tempi stanno tra loro in rapporto inverso alle velocità. Se quindi ad esempio c > s, sappiamo che sarà tc < ts; anzi, poiché c tc = d = s ts, possiamo dire che s : c = tc : ts

Usando le proprietà delle proporzioni (che tutti ovviamente ci ricordiamo, dai tempi delle medie) otteniamo allora, con due semplici passaggi

  • s : (c - s) = tc : (ts - tc)
  • c s : (c - s) = c tc : (ts - tc)

Chiamiamo ora ∆t = ts - tc il tempo trascorso tra la percezione dei due segnali (esempio, vedere il lampo, sentire il tuono) e ricordiamo che c tc = d; possiamo quindi trasformare l'ultima proporzione in c s : (c - s) = d : ∆t, da cui possiamo ricavare la distanza d come d = ∆t c s/(c - s), che possiamo anche scrivere come d = ∆t s/(1 - s/c).

Nel caso in cui una delle velocità sia molto più grande dell'altra (ad esempio, se c è circa un milione di volte più grande di s), il rapporto s/c diventa molto piccolo (per esempio, un milionesimo) e può quindi essere trascurato: in tal caso, d ≃ ∆t s. La velocità del suono nell'aria è circa 340 m/s, e quindi un fulmine dista 340 metri per ogni secondo che intercorre tra il lampo e il tuono: dopo 3 secondi siamo già oltre il chilometro.

Quando le due velocità non sono così diverse, la distanza si ottiene moltiplicando la formula semplificata per 1/(1 - s/c); ad esempio, se c ≃ 2 s, il fattore è 2, se invece c ≃ 10s il fattore è 10/9, ovvero 1,1…: potrebbe essere questo il caso per un rumore sentito poggiando l'orecchio al terreno, e lo stesso rumore sentito poi in aria: se tra quando lo si sente per terra e quando lo si sente per aria passano 10 secondi, il rumore è stato prodotto a 4 chilometri di distanza.

Secondo me è così che facevano gli indiani.

Oblomov mar 27 set 2011 20:43:00 CEST permalink
È grave? #1

Sinceramente, non capisco tutto questo gran parlare del culo della Johansson (NSFW). Per quanto gradevole, non mi sembra nulla di trascendente. Per dire, non mi sembra meglio di quello di mia moglie. Sono strano io, sono solo fortunato, o sono gli altri che esagerano?

Oblomov mer 14 set 2011 14:44:00 CEST permalink
La ricerca del mio valore

Scopro in questi giorni che lo stipendio annuo minimo (lordo) per qualcuno con le mie competenze tecniche (non specialistiche) si aggira (nel resto del mondo civilizzato) intorno ai novantamila euro l'anno: al netto di tasse e contributi, più del doppio del mio stipendio annuale da assegnista di ricerca, con in più il vantaggio di contributi per la pensione seri, e non evanescenti come quelli del precariato universitario. Se a questo aggiungiamo le mie competenze specialistiche, si va tranquillamente ad uno stipendio almeno doppio.

Ed in tutto questo non si considera il fattore forse più importante (nonché più difficile da quantificare), ovvero quello della ricerca, il cui valore va ben oltre quello di qualunque competenza tecnica, pur non potendo non essere considerato un “investimento ad alto rischio”, data la non sempre certa ottenibilità del risultato sperato. Il fattore che, in campo universitario, dovrebbe essere quello maggiormente tenuto in considerazione.

Ed in certi campi (come ad esempio in quello in cui la svolge il sottoscritto) più che in altri, condurre ricerca richiede una sana commistione sia di competenze tecniche alquanto specifiche, sia di quella fantomatica attitudine alla ricerca che dovrebbe essere valutata, ad esempio, durante l'esame d'ingresso per il dottorato.

Ricordo ancora un professore americano che nell'introdurre il suo corso sulla fluidodinamica computazionale diceva, tra le altre cose, che per poter svolgere bene ricerca in tale campo occorreva essere dei bravi fisici, dei bravi analisti numerici e dei bravi programmatori.

Certo è che se lo stipendio di chi conduce ricerca è commensurato al valore e delle competenze tecniche impiegate e della ricerca condotta, l'unica conclusione cui si può giungere è che nel nostro contesto il valore della ricerca toglie a quello delle competenze.

La ricerca, in Italia, ha un valore negativo. Sarà per questo, forse, che la stanno affossando, cercando in tutti i modi di sopprimerla definitivamente.

Oblomov lun 12 set 2011 22:40:00 CEST permalink
Il paradosso di Oslo

Un fondamentalista cristiano di estrema destra, massone, nazionalista e xenofobo ammazza un centinaio di persone, buona parte delle quali inseguendole una ad una con metodico sangue freddo, sparando quante volte necessario per avere l'impressione che siano effettivamente morte.

Dopo le primissime reazioni con un gran vociare contro Isla̅m, arabi ed immigrazione (prima di scoprire che il terrorista era un ariano cristiano), le nobili anime xenofobe italiote hanno deciso di salvare capra e cavoli condannando senza troppo clamore il gesto, e giustificandone le motivazioni.

Sì, è vero —si legge dagli articoli sul Giornale a firma di Magdi Allam (un individuo che della propria conversione al cristianesimo ha fatto un business, con interessato beneplacito della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana) alle parole di Borghezio— il gesto di Breivik è stato un gesto estremo, magari eccessivo, ma il pensiero che ci sta dietro non è sbagliato: occorre difendere la nostra identità culturale cristiana dall'invasione dei barbari, dal multiculturalismo, dall'Isla̅m. È quindi colpa di questa perversa tendenza al multiculturalismo, all'apertura agli altri (ed in particolare ad arabi e mussulmani) se poi succedono queste cose.

Un modo di ragionare, questo, tutt'altro che raro da trovare in giro. È colpa dei negri se i razzisti li massacrano. È colpa dei gay se gli omofobi li ammazzano. È colpa delle donne se gli uomini le stuprano. Il colpevole non è l'aggressore, ma la vittima.

Un modo di ragionare, questo, che porta a decaloghi antistupro in cui la difesa delle donne passa dalla soppressione della loro libertà: attente a dove andate (specie se non accompagnate da un valente cavaliere), attente a cosa indossate (non vorrete mica provocare l'appetito sessuale di qualche aggressore). Dopo tutto, nessuno ha mai stuprato una donna in burka che sappia camminare i suoi bravi tre passi dietro il proprio padrone.

Oops.

Non so perché, ma mi sembra che questi xenofobi ragionino esattamente come quelli che non vorrebbero tra i piedi.

Oblomov gio 28 lug 2011 09:43:00 CEST permalink
In the land of Chupa Chups (almost)/3

Tra tutte le conferenze a cui sono stato finora, questa è sicuramente la meglio organizzata. Ricca di eventi (cene, visite museali, visite turistiche naturalistiche), si è rivelata anche la più curata nei dettagli, dall'elenco dei nomi dei partecipanti raccolti in un unico grande tabellone alla penna USB da 2GB con dentro gli abstract, passando per la borsetta in cui tenere i soliti fogli, foglietti e fogliettini che vengono in genere distribuiti a questi eventi, e senza dimenticare la matita e la supposta penna biro con nastro per appenderla al collo.

Non sono stato l'unico a notare questa superiorità qualitativa della conferenza rispetto alle altre: non ho mai sentito ringraziare tanto spesso gli organizzatori (l'organizzatrice, nel nostro caso) ed i suoi collaboratori. Anche in questo l'esperienza è stata molto istruttiva.

Non ho amato troppo la preferenza per pescados e mariscos ai pranzi organizzati, a differenza di altri che ne sentivano da tempo la mancanza; ma non mi ha certo fatto male fare un break dalle mie carnose preferenze alimentari. D'altra parte, è evidente che il cibo di mare sia abbastanza diffuso a Santiago, benché non la città in sé non sia proprio sul mare.

Le visite turistiche monumentali hanno coinvolto il museo dell'università (con particolare attenzione alla relativa Biblioteca Americana), la cattedrale (inevitabilmente) con tanto di visita sul tetto (interessante: complimenti alla relativa guida che spiccava, purtroppo, sulle altre per la padronanza della lingua inglese), e la non lontana Città della Cultura, un pugno nello stomaco architettonico che, una volta spiegato, si scopre avere un suo perché, che lo rende non dico più bello, ma quanto meno interessante. Abbiamo la fortuna di incrociare un'esposizione di cartografia antica con tanto di “prima mappa della Galizia misurata col metro”; un capolavoro di un paio di secoli fa in cui persino la quota delle montagne è quasi corretta: scopriamo che il matematico e geografo che vi aveva lavorato aveva sfruttato, assistito dal fratello, la differenza di pressione tra cima e fondo per determinare l'altezza. La scienza vince di nuovo.

Da Santiago non poteva ovviamente mancare una visita a Fisterre o Finisterræ, pretesa punta estrema del fu mondo conosciuto e chilometro zero del Cammino. Il Signore ha benedetto la nostra visita con una bella giornata di sole, mentre a Santiago pioveva di brutto. Siamo tornati in città con tre ore di ritardo sul programma per una visita ad una cascata con annessa centrale idroelettrica ed una puntata (forse inizialmente non programmata) all'horreo più grande della Galizia; visita quest'ultima probabilmente colpa del sottoscritto: lungo l'andata avevo infatti notato queste specie di casupole a pianta rettangolare che sembravano più altarini di dimensioni spropositate che granai (loro originaria nonché corrente funzione).

E mi chiedo: quante cose si potrebbero organizzare per conferenzieri catanesi, se si volesse essere altrettanto brillanti?

Oblomov dom 10 lug 2011 14:55:00 CEST permalink
In the land of Chupa Chups (almost)/2

La colazione in albergo consiste di un bicchiere di succo d'arancia, té o caffé (con leche; a Santiago il café è di default con leche, probabilmente perché è in stile ‘acqua sporca’ —pardon, americano— e quindi sostanzialmente imbevibile senza additivi), croissant e/o tostadas (fette di pane tostato) su cui spalmare burro e marmellate, a scelta tra fresa (decisamente fragola), melocotón (che direi una pesca) e ciruela (che a suono avrei detto ciliegia e sembrerebbe piuttosto una prugna).

A sorpresa, quando ti portano il pane tostato, ti chiedono se vuoi anche l'olio d'oliva. Sembra strano, ma a ben pensarci perché dovrebbe essere peggio che spalmarci il burro? Come con le fritture, è probabilmente più una questione di abitudine che d'altro.

Nonostante Santiago non sia in sé e per sé quella che si potrebbe dire una città di mare (come lo è ad esempio Catania, per dire), il cibo di mare sembra molto diffuso: pesci, frutti di mare, aragoste e granchi grossi così.

E polpo. Polpo dappertutto, polpo dovunque, con interi esercizi dedicati al polpo (la prima volta che abbiamo visto una pulperia, passandoci davanti di sfuggita sull'autobus che ci portava in città dall'aereoporto, ci siamo chiesti se davvero potesse essere quello che sembrava). Peccato che per un catanese leggere di pulpo a Feria faccia pensare più che altro a puppu d'`a fera. Ma tant'è.

Per fortuna (per i non troppo amanti del pesce) si trova anche prosciutto, salsiccia, filetto e quant'altro. La vera domanda è ora: in quale locale possiamo trovare una buona scelta di piatti più tipici (tapas, paella e tortillas) ben fatti, senza che ci spennino come turisti?

Nel frattempo (as)saggiamo.

In the land of Chupa Chups (almost)/1

La prima impressione che si ha, arrivando all'aereoporto di Santiago de Compostela da Madrid, è che ci sia qualcosa di strano. Non si riesce ad identificare subito il problema, ma mentre la navetta ti porta verso la città, tra cartelloni, cartellini e segnaletiche varie si comincia a delineare chiaramente: ci sono troppe X, troppe Z, e troppe poche J.

Il fatto stesso che l'Avenida in cui si trova il mio albergo sia intitolata a Xóan Carlos piuttosto che a Juan Carlos e che ci si arrivi passando per la Praza Roxa piuttost che dalla Plaza Roja mi chiarisce piuttosto rapidamente che in Galicia ci tengano alquanto, alla loro lingua.

Nei giorni successivi, tra cartelli bilingui che pubblicizzano rebajas/rebaixas e mesón restaurante, si ha la sensazione di una nazione indecisa tra il portoghese ed il guascone, per finire, nolenti più che volenti, con il castigliano. L'abbondanza di sc nella pronuncia e qualcosa di ufficiale sul Portogallo del Norte sulla sede della Xunta non sminuiscono l'impressione.

La seconda cosa che salta agli occhi sono le ore. Arriviamo a Santiago che è quasi mezzanotte, ed in giro è pieno di sedicenni. L'albergo mi informa che la colazione è dalle 7 alle 12. Il programma della conferenza prevede il pranzo dalle 14 alle 16. Andiamo a cena alle 21 e nei posti più affollati ci sono solo 4 gatti che fanno l'aperitivo.

Siamo in una regione che si trova praticamente sotto la Gran Bretagna, ma che è costretta ad un'ora di anticipo sul fuso orario; e che se ne frega bellamente, spostando tutti gli impegni sociali in modo da correggere per le effettive ore di sole piuttosto che per quelle dettate dall'orologio (del re).

Il clima è pazzo: fa caldo al sole, ma il vento soffia direttamente dall'oceano, e fa scendere drasticamente la temperatura. Meglio avere sempre almeno una camicia a portata di mano.

La città non è costruita in pianura, ma non ha nemmeno una topografia pedemontana, con pendenze ben determinate. Invece, una cascatella di colline fa sì che per andare dal punto A al punto B si debba percorrere un bell'alternarsi di salite e discese, almeno fino all'Alameda ed alla città vecchia, tuttora suggestiva nonostante i negozietti di souvenir e Chupa Chups che si incontrano ogni cinque metri.

Oblomov dom 03 lug 2011 13:48:00 CEST permalink
Crinipondura

Nonostante i ricchi pasti serali degli ultimi due giorni, stamattina mi sono svegliato con una bilancia che mi misurava quasi due chili in meno. Poi mi sono ricordato cos'altro è successo nel frattempo.

capelli e gelato

Prima

sbarbato

Dopo

Oblomov gio 30 giu 2011 13:52:00 CEST permalink
Segni di una civiltà fantasma

Catania non è quello che si potrebbe definire una città ‘civile’. Il catanese tipico è rozzo (anzi, grezzo), volgare, ignorante, aggressivo, presuntuoso, egocentrico e miope, con una smaccata preferenza per difendere un piccolo interesse personale anche a costo di perdere.

Il catanese tipico è quindi anche in particolare un berlusconiano d'eccellenza: nel 2000 Scapagnini, o Sciampagnini come è meglio noto al pubblico catanese, vinse le elezioni perché ‘la gente’ votò ‘Bellusconi’. La città, che nei sette anni precedenti era finalmente riuscita ad emergere da una vita di nerume, disservizi e coprifuoco alle 22 per entrare in un periodo di vivacità notturna, eventi culturali, parchi verdi, servizi pubblici (quasi) funzionanti, strade (quasi) pulite, circolazioni rotatoria, è andata avanti per inerzia quanto ha potuto, per poi scivolare indietro senza possibilità di arresto; con un'oculata strategia di favori e senza nessun beneficio in termini di servizi il buco nel bilancio catanese ha raggiunto proporzioni da bancarotta, e l'unica cosa che ha salvato il comune dal commissariamento è stata un po' di insana rendicontazione creativa (‘alla Tremonti’).

Ma i catanesi sembrano preferire così, senza luce nelle strade quando il comune non può pagare l'ENEL, con le montagne di spazzatura quando il comune non può pagare per la nettezza urbana, con i parcheggi scambiatori vuoti perché il comune non può pagare la manutenzione del parco macchine (figuriamoci ampliarlo) per i trasporti pubblici, con le studentesse universitarie danno collaterale1 delle sparatorie tra bande davanti alla caserma dei carabinieri, mentre poliziotti e militari vanno in giro a farsi le passeggiate per ‘rendere le città più sicure’.

(Brillante idea, quella dei militari a far servizio di polizia, del ministro La Russa, catanese, che evidentemente ha dimenticato come nel periodo della “primavera catanese” (l'amministrazione Bianco2) gli unici morti per arma da fuoco, dopo anni in cui Catania era diventata famosa per essere tipo Far West da film, erano a capodanno per la coglionaggine di chi festeggia con le pistole invece che con i fuochi d'artificio. Ma è anche vero che a quei tempi Berlusconi governò solo nella seconda metà del 1994.)

In questa città, in cui tagliare la strada, passare con il rosso, percorrere le strade controsenso e fermarsi con la macchina senza nemmeno accostare in seconda fila di parcheggio, ogni minimo segno di cortesia (stradale e non) e di civiltà sembra quasi un sogno.

Ci sono esperienze come quella dei ragazzi di Monte Po (uno dei ‘quartieri satellite’ di Catania, molti abitanti, pochi servizi, miniera per la micro e macrocriminalità e poche realtà che cercano di contrastarla, tra queste raramente l'amministrazione comunale), che riescono a farsi dare in gestione ed a restaurare il campetto comunale (cf. prima e dopo).

E poi ci sono i piccoli gesti che dovrebbero essere quotidiani e naturali, ed invece sorprendono.

Come l'autista della macchina in fila dietro di me al semaforo giallo lampeggiante, per le strade vuote della Catania delle 6 del mattino: nessun colpo di clacson, nemmeno un colpetto di abbagliante. Difficile credere che fosse nativo di una città come questa, dove a semaforo rosso ti suonano se non fai rombare il motore appena scatta il giallo per i pedoni.


  1. ricordavo erroneamente che la ragazza in questione non si fosse salvata. Mi si è giustamente fatto notare invece che si è ripresa e le cose promettono bene ↩

  2. a scanso d'equivoci, non si vogliono qui tessere le lodi del sindaco in questione, né tanto meno lo si vuole idolatrare. Tutt'altra che limpida e pulita, e men che mai disinteressata, la sua amministrazione spicca solo per il netto contrasto con le precedenti e le successive. ↩

Chiamami Dash, sarò il tuo cellulare

Nonostante la mia intensa passione per la tecnologia, sono sempre stato alquanto refrattario nei confronti dei cellulari. Per intenderci, ho avuto il mio primo cellulare (un Philips Xenium 9@9 poco più di dieci anni fa (marzo 2001), come regalo di laurea. Chissà altrimenti quando (se mai) ne avrei avuto uno.

Il secondo cellulare mi è stato regalato qualche anno dopo (dicembre 2003, se non vado errato), quando il primo era ormai caduto a terra talmente tante volte da avere l'antenna (esterna) in frantumi ed una ricezione basata sostanzialmente sullo stare sulla punta del piede destro, tenendo la gamba sinistra ad arco con la rispettiva mano, stendendo il gomito destro in fuori, rivolti verso nord, recitando tre volte il nome segreto dell'Antico.

Il nuovo cellulare era uno di quei Nokia 2100 con le piastrine colorate intercambiabili. In meno rispetto al primo aveva l'attivazione vocale (mai usata), in più di essere praticamente indistruttibile: la struttura esterna in plastica era molto resistente agli urti ed il cellulare reagiva alle cadute dissipando l'energia d'impatto aprendosi nelle sue componenti, senza riportare danni significativi.

Erano i tempi in cui dicevo «ops, ho dimenticato l'orologio in macchina», giacché la funzione primaria del cellulare era di indicare l'ora ed eventualmente farmi da sveglia o ricordarmi gli appuntamenti, ma anche da cronometro quando andavo a correre.

Grazie alla sua indistruttibilità, quel cellulare è durato quasi sei anni, sostituito, ancora funzionante ma con la tastiera praticamente cancellata e di difficile utilizzo (nonché un'antenna interna che cominciava comunque ad accusare gli effetti delle innumerevoli cadute e di qualche involontario bagnetto), da un Nokia 2630 regalatomi nel settembre 2009.

Questo terzo cellulare è stato (e rimane tuttora) quanto di più vicino io abbia avuto a quello che oggigiorno si considera uno smartphone: possibilità di installare applicativi Java (mai usata), possibilità di fare fotografie (da me sfruttata un paio di volte), connettività bluetooth (anche questa da me sfruttata un paio di volte).

Proprio la connettività bluetooth mi ha fatto perdere l'abitudine, da me tenuta fino al secondo cellulare, di lasciare tutto (SMS ed indirizzi) sulla SIM, ripulendo quando necessario vista la scarsa capacità della scheda in questione.

Qualche giorno fa, ho dimenticato il cellulare in palestra dopo la corsa, ma ho avuto al fortuna di trovare gente onesta e civile che, dopo avermi avvisato del ritrovamento, ha lasciato il cellulare ai custodi. E non sembrano aver fatto telefonate di lungo corso, perché il mio credito non è calato in maniera sensibile.

Purtroppo, il giorno stesso del recupero del cellulare, lo stesso ha avuto ben due volte, a breve distanza di tempo l'una dall'altra, un classico incidente cui tutti i mie cellulari vanno facilmente incontro, soprattutto in primavera: il salto nel vuoto dalla tasca della camicia. Ed il 2630 ha facilmente dimostrato la sua inferiorità al più stupido ma più resistente 2100 perdendo completamente la funzionalità del display.

Mi sono ritrovato così con un cellulare funzionante ma di fatto inutilizzabile, con immagazzinati decine di messaggi e qualche numero di rubrica, ed il cui recupero, al costo di circa €40, è stato sconsigliato dagli stessi tecnici della Nokia causa obsolescenza del prodotto in questione.

Mia moglie ha quindi optato per regalarmi un nuovo cellulare, della classe di quelli del 2100: piccolo, economico, plasticoso e quindi (si spera) indistruttibile, minimalista. Il mio nuovo cellulare, da oggi ufficialmente in funzione, è un Nokia 1616 (anzi tecnicamente un 1616-2, non so quale sia la differenza), che si distingue dal mio vecchio e duraturo 2100 sostanzialmente per tre fattori: ha una torcia elettrica (comoda in notturna), ha un auricolare (utilizzabile anche con la radio FM integrata), e non ha alcuna forma di connettività.

Devo dire di essere rimasto alquanto sorpreso da questa scoperta: benché paradossalmente io abbia vissuto senza problemi l'assenza di connettività dei miei cellulari precedenti, proprio quest'ultimo cambio, e l'effettuato recupero di SMS e rubrica dal cellulare rotto tramite bluetooth, mi hanno fatto riflettere sulla comodità di avere un modo per collegare computer e cellulare: se per buona parte degli altri Nokia, anche senza infrarosso, anche senza bluetooth, c'era sempre la possibilità di una connessione via cavo (al modico prezzo di “più-costoso-del-cellulare”), quest'ultimo modello in mio possesso sembra non avere nemmeno quella.

Da un lato, questo cellulare mi piace perché promette di avere una durabilità pari a quella del mio vecchio 2100. Dall'altro, la totale assenza di connettività mi rende cauto e guardingo. Per intanto la cosa che farò sarà vedere se posso farmi un piccolo upgrade dalla mia vecchia SIM 16K ad una nuova SIM 128K, in modo da poter riprendere con fiducia la mia vecchia abitudine di tenere tutto lì.

Questo cellulare stile “l'ho preso nel Dash” sarà eccellente per l'uso quotidiano. L'unica cosa che mi manca è un modo per potermi periodicamente scaricare i messaggi ed eventualmente sincronizzare la rubrica. Mi rimane solo da scegliere se appoggiarmi a qualcuno dei miei parenti più stretti per l'occasione o se invece provvedere indipendentemente.

Una cosa su cui sto però riflettendo seriamente è la seguente: mai più Nokia. I passi compiuti da Nokia negli ultimi anni verso piattaforme aperte ed interoperabilità (Linux sull'N900, l'acquisto della Trolltech, il consorzio con Intel per Meego) mi facevano ben sperare per il suo futuro.

Ma non solo il recente contratto con la Microsoft per la distribuzione di smartphone Nokia con Windows Mobile manda tutto in fumo; scopro che anche gli esistenti celluari Nokia non tanto smart sono meno amichevoli di quanto ci si sarebbe potuti aspettare dai recenti passi della società: dalla difficoltà a scaricare contatti, messaggi, note e calendari senza usare la loro “PC Suite” all'inutile mancanza di funzionalità per modificare le voci “Proprio numero” sulla SIM, mi è proprio caduta dal cuore.

E poi dico, perché un cellulare che ha funzionalità che vanno oltre quelle telefoniche e messagistiche dovrebbe rifiutarsi di funzionare senza una SIM inserita? (Ma questo è un problema che, temo, non hanno solo i Nokia.)


Ok, comprata la nuova SIM 128K scopro che la vecchia rimane a me e che quindi nel caso dovessi procurarmi un nuovo cellulare potrò tenere attivo per le funzioni sveglia/orologio/cronometro/torcia l'attuale 1616 mettendoci dentro la SIM scaduta.

In alternativa, avendo detta SIM il buon vecchio logo Omnitel, potrei incorniciarla come cimelio storico, o metterla in un museo.

Portare il cavallo al fiume

Quando meno di due anni fa mio padre comprò il computer nuovo e decise di sostituire il preinstallato Windows Vista con un ormai obsoleto Windows XP su cui continuare ad usare i vecchi programmi (per Windows) a lui indispensabili nonché familiari, espressi il suggerimento di approfittare della tabula rasa per iniziare la migrazione verso Linux: migrazione da me ormai effettuata da parecchi anni e che ero riuscito a far compiere a vari membri della famiglia (tra sorelle, consorti e genitrici).

L'idea era quella di usare Linux come sistema operativo principale, appoggiandosi eventualmente ad un Windows installato in una macchina virtuale gestita comunque da Linux per quei programmi per cui fosse indispensabile l'utilizzo non solo dello specifico programma (ad esempio per mancanza di un equivalente per Linux che avesse pari funzionalità nell'uso che ne fa mio padre), ma anche dello specifico programma sotto Windows (e non ad esempio nell'ambiente di compatibilità WINE sfruttabile con successo per una vasta gamma di programmi di cui non esiste una versione Linux).

Benché concettualmente non fosse opposto all'idea, il genitore decise comunque di continuare sul proprio proposito di usare Windows XP come sistema principale, decidendo però di lasciare una larga fetta del disco fisso non utilizzata, per metterci poi Linux “in futuro”. Sperando di poter far durare la propria installazione di Windows più a lungo, prese i soliti provvedimenti (sistema operativo sempre aggiornato, antivirus a tenergli compagnia) con in più il buono proposito di installare solo i programmi indispensabili per evitare l'appesantimento del sistema classicamente riscontrato con la continua installazione/disinstallazione di programmi: un proposito favorito dalla crescente diffusione delle applicazioni portatili

Ma come ben si sa, la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni: l'installazione di mio padre ha sofferto, nel corso della sua tutto sommato breve vita, di un numero non indifferente di problemi, legati a calante qualità dell'antivirus nonché ad un eccesso di fiducia nei confronti della applicazioni portatili di cui sopra.

I risultati sono stati un susseguirsi di rallentamenti, instabilità, problemi di rete ed altri malfunzionamenti, in occasione dei quali mio padre veniva a chiedermi consiglio ed aiuto.

E sinceramente, di tutto questo io mi sono stancato sempre più, e le mie risposte si sono progressivamente avvicinate ad un immancabile «hai voluto la bici? adesso pedala». Dopo tutto, la principale scusa per non usare Linux era la presunta necessità di dovermi venire a chiedere aiuto per la non familiarità del nuovo sistema, cosa che avrei comunque preferito di gran lunga alle richieste di assistenza per i problemi di Windows.

Se preferite Windows perché è così facile da usare da non richiedere aiuto, allora non chiedetene. O accettate di sentirvi rispondere a male parole.


A conclusione del tutto, l'installazione di Windows di mio padre ha finalmente dato forfait qualche giorno fa. Definitivamente ed irrecuperabilmente. E finalmente mio padre s'è convinto. Ho speso qualche giorno per aiutarlo a configurare Linux, la macchina virtuale con Windows dentro ed opportune interfacce tra le due.

Ed ora vediamo se mio padre avrà la pazienza di imparare gli equivalenti in Linux dei programmi che era solito usare in Windows, limitando l'uso della macchina virtuale a ciò che non può girare altrove, senza fare troppo affidamento sulla copia di riserva della macchina virtuale Windows pronta a prendere il posto di quella in uso nel caso desse problemi.

Non certo il caldo

Svegliarsi intorno alle 4:30, 5 del mattino per un fischio continuo che proviene dalla ‘sala server’ (detta anche ‘lo studio’) non è gradevole. E non lo è non solo perché svegliarsi intorno alle 4:30, 5 del mattino non è gradevole già di per sé, ma anche, e nel mio caso soprattutto, perché vuol dire che c'è qualcosa che non va.

La mia prima idea era che a fischiare dovesse essere il gruppo di continuità, ma in realtà la lamentela era emessa dal server stesso, totalmente inchiodato, senza nessun tipo di risposta né via rete né a monitor. Un riavvio dopo, sembra tutto sistemato.

Tutto fa sospettare un surriscaldamento (peraltro, è da ieri sera che saltuariamente sento un sospetto di puzza di plastica bruciata che però non riesco a localizzare, e che sento un po' ovunque in casa, anche in cucina, per dire). Ma le condizioni climatiche certo non aiuta: siamo ai minimi (finora) per quest'inverno, ed il nostro condominio è pure rimasto senza kerosene.

È anche vero però che la ventolina della CPU non ha più quella corsa liscia e silenziosa di qualche anno fa, quindi è possibile che si fosse inchiodata per l'occasione. Dovrò mettere su un sistema di monitoraggio, mi sa.

Colgo l'occasione per aggiornare il sistema (downtime per downtime, almeno rendiamolo produttivo) e il driver nouveau non mi funziona con la scheda video. Comincio ad avere qualche sospetto: mi è già successo, dopo tutto, che lo slot PCI della scheda video andasse a bunga-bunga e causasse casuali lock-up di sistema. Spero non si stia ripresentando la scena. Ma il fatto che dopo una ventina di minuti di uptime il sistema sia morto di nuovo mi fa ancora sospettare in quella direzione.

Vedremo.

Oblomov dom 27 feb 2011 10:03:00 CET permalink
Sogno #3

In questo sogno vado a Milano (col treno, e non so bene o non ricordo per quale motivo); mentre passeggio per questa via (una via larga, a scaloni, come dubito che ne esistano a Milano e che mi fa pensare più a qualche grande ponte veneziano) incrocio la fan di Berlusconi che lo celebra alla fine di questo video, in compagnia di alcune altre persone; io salgo le scale, loro scendono.

Non so bene con quale coraggio, le faccio la seguente domanda: cosa penserebbe se vedesse con i propri occhi Berlusconi massacrare un cagnolino a mazziàte? Intravedo un genuino interesse per la domanda, ma non tanto nella signora quanto in una sua amica, probabilmente coeva, un po' più alta e con una testa un po' più rotonda. Questa amica ci guida (me e la signora) fuori dalla folla della scalinata, facendocela risalire per un po' e separandoci dal resto del gruppo con cui stavano scendendo.

Ci ritroviamo in una larga piazza, e mentre la signora sembra persa nella contemplazione di qualcosa, girando un po' sognatrice, io mi intrattengo con l'amica, che mi dice di averci allontanati dal gruppo perché le altre due (più giovani) signore erano giornaliste di La7. Parlo con quest'amica della signora, della quale ho la sensazione che sia più moderatamente berlusconiana, quanto meno disposta ad ascoltarmi pazientemente.

Le dico che ho avuto la sensazione che la signora non fosse una semplice sostenitrice di Berlusconi, ma che ne sembrasse piuttosto follemente innamorata (l'amica annuisce) al punto da non poter giudicare dati, fatti, informazioni, non dico obiettivamente (perché nessun essere umano può farlo), ma almeno con un po' di coscienza, a mente fredda. Le dico di quanto questo sia pericolo, a prescindere dalla qualità o meno di Berlusconi specificamente, e non solo per la signora in sé, ma anche per i 60 milioni di persone le cui vite sono influenzate dalle scelte elettorali della signora stessa.

L'amica mi ascolta senza interrompermi, senza “ma va là”, senza disprezzo, a volte annuisce. Non mi dà un'opinione né su Berlusconi né sulle mie idee, ed alla fine mi invita a parlare con la signora. La raggiungo, in un angolo di folla, per porgerle nuovamente la domanda: quale sarebbe la sua reazione se vedesse con i propri occhi Berlusconi ammazzare un cane a legnate. Sottolineo che è una domanda ipotetica. La signora non risponde, resta con quel suo atteggiamento incantato, sognante, astratto.

Ci incamminiamo non so verso dove, forse la stazione. Un ometto, probabilmente non di origini italiane, con una tuta da inserviente di non so cosa, grigioverde con un grosso quadrato bordeaux sulla schiena, spinge la mia enorme valigia, più alta di lui, di quelle che camminano praticamente da sola su quattro rotelle poste su uno dei fianchi corti. Non capisco bene perché. La signora mi spiega che ho i biglietti per Como, e quindi tutte le valigie vanno insieme, ma io non devo andare a Como, devo solo raggiungere la stazione successiva per poi prendere il terno per tornare a Catania.

Oblomov mar 08 feb 2011 05:15:00 CET permalink
Sogno #2

Ho sognato di strane convivenze con colleghi dell'INGV, in quella che era il nostro appartamento ma non era il nostro appartamento.

Ho sognato che ero in bagno come sono normalmente queste notti, con soltanto la canottiera indosso, e che non potevo tornare a letto perché stavolta c'erano appunto i colleghi di cui sopra. Ho sognato che decidevo di fare la doccia per avere la scusa per uscire dal bagno in accappatoio.

Ho sognato che la collega era al telefono con un albergo che le diceva che loro organizzavano serate, che avevano musica fino a tarda notte, e roba del genere.

Ho sognato che la porta del bagno si chiudeva non (solo?) a chiave, ma con una di quelle levette che compiono mezzo giro bloccando la porta infilandosi in una fessura dell'infisso, e che la chiusura sembrava funzionare un po' sì un po' no.

Ho sognato che mentre mi spogliavo per fare la doccia (ed ero vestito di tutto punto) c'era accanto a me Dottoressa Dania che perché mi potesse trovare attraente dovevo rassodare la pancia, ed io che le spiegavo che era già passato il tempo in cui si potesse porre rimedio in modo efficace alla mia ciccetta.

Ho sognato sapevo che la Dottoressa Dania si sarebbe voluta comunque infilare con me sotto la doccia, quindi subito dopo essere entrato io bloccavo pure quella (perché anche la doccia aveva il suo blocco a levetta, stavolta di quelle che scorrono in orizzontale) e la Dottoressa ci rimaneva male e lo manifestava.

Ho sognato che mentre facevo la doccia Dottoressa Dania rimaneva lì in bagno, e credo che parlassimo di qualcosa, ma non ricordo bene di cosa, forse sempre di questioni di corpi. Ricordo che stavolta in bagno c'era anche Azalais, della quale si percepiva bene la gelosia benché non la manifestasse (verbalmente).

Ho sognato che mentre finivo dalla doccia e ne uscivo, la Dottoressa Dania non c'era più, e che mi ritrovavo a raccontare del mio disinteresse nei suoi confronti, del mio non trovarla particolarmente attraente; spiegazioni che non erano una scusa e che comunque non sarebbero servite a sopire la gelosia di Azalais.

Mi sono svegliato (grazie anche al contributo dei botti per la Santa) identificando senza difficoltà le pendenze che nel sogno avevano trovato spazio: andare all'INGV, tornare a fare ginnastica, vedere cosa fare di quella famosa offerta per 12 weekend gratis, scrivere l'articolo sul blogging erotico. Fossero tutti di così facile interpretazione …

Oblomov dom 06 feb 2011 06:11:00 CET permalink
Metamorfosi da corridoio

Tra gli innumerevoli regali di nozze che in casa nostra devono ancora trovare posto si trova(va fino ad oggi pomeriggio) una riproduzione della famosa Metamorphosis II di MCE, separata in 4 fasce distinte.

Metamorphosis II

Finalmente incorniciate (separatamente per ovvî motivi logistici), le fasce hanno trovato posto. Dopo lunghe riflessioni e discussioni, ha prevalso l'idea di disporle in corridoio, orizzontalmente affiancate (mantenendo quindi nei limiti del possibile la continuità del progetto originale) sopra le porte lato nord.

Coincidentalmente, il quadro va così dalla cucina al bagno.

Ah, e se pensate che non sia facile già mettere un solo quadro dritto, provate a pensare a quattro quadri affiancati, lunghi più d'un metro ciascuno.

Oblomov sab 05 feb 2011 20:37:00 CET permalink
Opera 2010

Anche quest'inverno ho avuto la fortuna di vincere al concorso che Opera promuove ogni anno per l'avvento. Se quello del 2009 era stato vinto per perizia tecnica (una domanda sull'HTML), quest'anno si è vinto più per caso (non è facile prevedere il percorso di Babbo Natale).

Oggi ho ricevuto il pacco dono; affogati nel solito assortimento di dolciumi vari, i regali di quest'anno sono una custodia per cellulare (che abbiamo appena scoperto essere giusto giusto della misura del nuovo giocattolo della moglie) ed un portachiavi apriscatole apribottiglie.

cellphone cover and keychain

(Si lo so, immagine sfocata etc. Se mi gira ne farò di migliori.)

Oblomov ven 28 gen 2011 11:08:00 CET permalink
Nessuna decenza

Non hanno più nessuna decenza, nemmeno un briciolo di dignità. Il capo rimane invischiato in un caso di prostituzione minorile? Subito una proposta di legge per abbassare retroattivamente il limite per la maggiore età.

C'è da ringraziare che non si sia scoperto che ha ammazzato qualcuno, altrimenti avrebbero depenalizzato pure l'omicidio.

Oblomov sab 22 gen 2011 21:26:00 CET permalink
Esprit de la douche

Ché a me le idee migliori vengono sotto la doccia, un'ora dopo quando mi sarebbero servite.

Oblomov ven 21 gen 2011 20:54:00 CET permalink
Archeologia personale

Approssimandosi il momento della pubblicazione della terza (e forse anche della quarta) puntata di Gan'ka, sono andato a ripescare le due precedenti dal mio vecchio blog sul Cannocchiale, ed insieme ad esse ho riportato in Oppure anche la maggior parte dei contributi all'omonima rubrica del suddetto vecchio blog, dando così avvio ad un processo che asintoticamente coinvolgerà l'intero contenuto del vecchio blog.

(In realtà ho già provveduto al ripescaggio di tutti gli articoli del vecchio blog, con tanto di commenti; ma la loro importazione sarà dettata da questioni di pazienza, completezza delle funzionalità del wok, e chissà cos'altro.)

Ho un certo interesse a mantenere l'integrità dei vecchi contenuti, ed ho limitato gli interventi alla correzione di qualche evidente errore di battitura, ed alla riscrittura di un po' di markup (virgolette, apostrofi, corsivi).

Ovviamente, nel risistemarli li ho riletti. Poco da dire, per lo più, ma a mente fredda non è difficile capire quanto sia stato rischioso pubblicare certe cose. Non riesco nemmeno a mettere a fuoco la parola giusta per descrivere la sensazione generata da quel raccontino (e penso che ci starebbe bene un tag apposito): raccapricciante? angosciante?

Oblomov lun 03 gen 2011 10:06:00 CET permalink
Fuori forma

Tra i molteplici sintomi dell'invecchiamento e della decadenza della forma fisica non avrei mai immaginato di poter annoverare crampi alle dita di una mano.

Non so se nello specifico si possa parlare di Repeated Stress Injury nel senso tecnico del termine, ma è sicuro che l'aver aiutato la moglie a preparare la torta caprese è la principale causa dei dolori che sento ora per lo più alle ultime due dita della mano destra nel fletterle.

Mi sono accorto dell'incipiente problema già durante la prima fase, lo sminuzzamento di una tavola di cioccolato fondente per prepararlo alla fusione; il successivo montaggio a neve ferma degli albumi, ad una velocità più bassa del normale per un'infondata paura di smontamento non ha certo aiutato, e quando infine ho proceduto con la miscelazione degli albumi montati con il resto dell'impasto, le proteste delle dita hanno raggiunto il culmine.

Ed io ero uno che suonava il pianoforte e la chitarra classica, non è che le mie dita non conoscessero lo sforzo continuo. Ma è anche vero che non solo è da un po' che effettivamente non sono sottoposte a questo tipo di lavoro, ed è vero pure che quando si suona le dita non rimangono contratte nella medesima forma per periodi tanto lunghi. Forse non è solo la vecchiaia, o la mancanza di forma, allora.

Oblomov dom 02 gen 2011 22:36:00 CET permalink
Deployment

Conoscendomi, so che rimandare significherà probabilmente rendere il wok pubblico solo chissà quando, se mai. Quindi tanto vale cominciare l'anno con una per me inusuale proattività: diamo inizio alle danze, sapendo che i primi tempi saranno pieni di malfunzionamenti e disfunzioni.

Oblomov sab 01 gen 2011 16:10:00 CET permalink
Qualcuno voleva la guerra civile

Dopo una mattinata passata tra pacifiche ma rumorose manifestazioni studentesche, la capitale di una nazione cosiddetta civile viene messa letteralmente a ferro e fuoco.

Non si capisce come i facinorosi della famosa area antagonista della sinistra anarchica vicina ai centri sociali, alimentata dal clima d'odio, siano arrivati a Roma talmente in forze e così ben equipaggiati. Almeno stavolta hanno avuto il buon gusto di non accettare passaggi direttamente dalle camionette della polizia, come avevano invece fatto a Genova; peccato che qualcuno si sia dimenticate di rimettersi in divisa prima di aiutare le forze dell'ordine a picchiare qualche manifestante. Viene solo un po' il sospetto che l'unica cosa che abbia salvato gli studenti questa mattina fosse il fatto che tra loro, stavolta, oltre ai classici fuori corso e fancazziti, ci fossero anche quelli delle medie.

Nel frattempo, grazie a qualche mutuo pagato all'opposizione, qualche parco nazionale offerto agli autonomisti austriaci ed a qualche promessa al CEPU, l'“interesse dell'Italia” viene salvato insieme al governo del fare gli interessi di si sa fin troppo bene chi. L'interesse dell'Italia, che, ricordiamo, è stato realizzato con le seguenti mosse strategiche:

  • demolizione della scuola pubblica e salvataggio di quella privata, mentre quei comunisti culattoni del resto della Comunità Europea scoprono che nelle scuole pubbliche si insegna e si impara meglio che in quelle private;
  • incartamento dell'università pubblica (salvo decretino finale per certificare il potere dei baroni) ed eliminazione degli sprechi, tipo la ricerca; abbiamo bisogno di spettatori, non di gente che pensi;
  • aumento della spesa pubblica del 5% nonostante i pesanti tagli;
  • aumento dell'evasione fiscale;
  • aumento del debito pubblico;
  • perdita di decine di milioni di euro del servizio radiotelevisivo pubblico, che si permetteva di fare affari con quel comunista di Murdoch; perdita di qualche altra centinaio di milioni di euro nel passaggio ad altri metodi di trasmissione che, per quanto obsoleti, erano quelli su cui aveva già investito l'azienda del premier (e soprattutto sui quali non c'era la concorrenza del Murdoch di cui sopra);
  • investimenti importanti nel campo del trasporto del gas, soprattutto dalla Russia, grazie alla grande amicizia del premier con il burattinaio dell'ex Paese comunista per eccellenza; dove per importanti si intendono i costi sostenuti dall'ENI, non certo le garanzie sui suoi investimenti, giacché i termini dell'investimento prevedono prezzi bloccati, guardacaso in un momento in cui il gas scende vertiginosamente e casualmente il premier si scopre ad avere (stavolta a titolo personale) investimenti su alcuni giacimenti di gas russo;
  • la protezione giudiziaria di tutti quegli onesti imprenditori che, dopo anni di evasione fiscale, corruzione, processi e condanne in Italia e all'Estero, vicini ormai alla bancarotta, privi della protezione dell'ormai sfaldato partito che da decenni proteggeva i loro interessi, hanno infine deciso di scendere in politica, ovviamente nell'interesse del paese, aggregandosi ignari alle teste di ponte della Mafia.

Ma l'atto più utile compiuto da questo “governo del fare” è stato eliminare non so quante migliaia di leggi inutili, ottenendo tra gli effetti collaterali, l'abolizione del reato per banda armata. Casualmente il ministro imputato alla Semplificazione è il leghista Calderoli, e casualmente qualche decina di leghisti erano imputati proprio di quel reato.

Ma la cosa più interessante in tutto questo è che la banda armata non è più reato. Adesso si può legalmente:

promuove[re], costitui[re], organizza[re] o dirige[re] associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici

dove, per chiarire:

si considerano associazioni di carattere militare quelle costituite mediante l’inquadramento degli associati in corpi, reparti o nuclei, con disciplina ed ordinamento gerarchico interno analoghi a quelli militari, con l’eventuale adozione di gradi o di uniformi, e con organizzazione atta anche all’impiego collettivo in azioni di violenza o di minaccia.

C'è qualcuno che vuole la guerra civile, e non solo tra gli anarco-insurrezionalisti dell'area antagonista vicina ai centri sociali.

Be careful what you wish for …

Oblomov mer 15 dic 2010 08:12:00 CET permalink
Sogno #1

Di questo sogno ricordo soprattutto due fasi.

In una la mia Sorella Minore mi chiedeva quale distribuzione (Linux) fosse la più adatta per tre server e cinque client con webcam, ed io capivo che voleva mettere su un servizio di chat erotiche, e io le rispondevo che non avevo idea, visto che non avevo mai messo su un sistema del genere, e non ne avevo nemmeno mai fruito.

Nell'altro episodio beccavo per caso un tizio che aveva sequestrato un neonato. Entravo in un bagno pubblico, andando verso gli stalls vedevo questo bambino piiiiiiiiiiiiccolo in posizione semifetale (schiena verso di me) su questo asciugamano sul pavimento, con l'asciugamano che lo avvolgeva a metà (lasciando tutta la schiena scoperta, appunto). E sentivo l'acqua tirata in uno degli stalls e pensavo non guardarlo negli occhi e invece lo guardavo negli occhi e lui aveva gli occhi all'ingiù, con delle lunghe occhiaie.

Io uscivo dai bagni pubblici perché mi accorgevo che erano quelli femminili, ed entravo invece in quelli maschili che erano di fronte, e andavo a urinare in uno degli stalls col gabinetto invece che in un orinatoio, anche se mi pare che il gabinetto fosse alla giapponese. E mentre ero lì vedevo (gli stalls erano di quelli aperti sopra e sotto e la mia testa era abbastanza alta da emergere da sopra) lo stesso tizio che entrava, e si andava ad asciugare le mani al ventilatore, gesto che peraltro aveva già fatto prima, e ci guardavamo nuovamente negli occhi, e lui adesso faceva il giro come per mettermisi di fronte (gli stalls erano in mezzo alla stanza, non contro il muro) ed io pensavo adesso mi spara e sentivo l'impotenza di poter reagire e pensavo se avessi una pistola potrei sparargli prima che lui spari a me, e io dicevo «non dirò niente, non dirò niente», ma lui mi sparava lo stesso, allo stomaco, anche se penso che la ferita non potesse essere molto grave anche perché il proiettile era stato rallentato dalla parete di compensato dello stall, ed io mi rannicchiavo per il dolore, solo che poi mi rialzavo, vedevo un tizio che entrava, alto e con un fisico asciutto ma muscoloso, in tuta blu con maglietta bianca ed il classico borsone da palestra, e io dicevo «questo tizio ha sequestrato un neonato!» e il nuovo arrivato lo prendeva per la testa e lo sbatteva fuori.

Poi ho rivis(su)to la scena in cui mi sparava, forse con alcune varianti, al momento dello sparo, poi mi sono svegliato che dovevo andare in bagno, disturbato di stomaco, ma non volevo fare rumore per svegliare mia moglie, e poi ho sentito che anche lei era sveglia nonostante l'ora piccola (ma solo un paio prima della sveglia), quindi le ho raccontato il sogno, poi lei è tornata a dormire ed io mi sono alzato.

Oblomov dom 14 nov 2010 05:30:00 CET permalink