È incredibile notare la differenza di qualità tra Panda kopanda (1972) e Totoro (1988), ed ancor piú tra Il circo sotto la pioggia (1973) e Ponyo (2008).

Sia ben chiaro che non parlo delle capacità dei rispettivi registi: anche se è vero che gli antecedenti in questi confronti sono di Isao Takahata, mentre i conseguenti sono di Hayao Miyazaki, non trovo affatto che il primo sia inferiore al secondo, e non è a questo che mira il confronto.

Peraltro, lo spunto nasce dagli evidenti paralleli —chissà, forse persino gli intenzionali richiami: tra Totoro ed il papà Panda1, tra l'allagemento nel Circo e quello in Ponyo. Paralleli che non possono sorprendere, vista la grande amicizia tra i due artisti, e la stretta collaborazione che ha segnato gran parte della loro produzione (d'altronde, i due mediometraggi degli anni '70 sono essi stessi frutti di questa attiva collaborazione, essendo il soggetto e le sceneggiature di Miyazaki).

Alla base della differenza vedrei piuttosto la crescita artistica (e, diciamocelo, anche economica) che i fondatori dello Studio Ghibli hanno avuto la capcacità (e la fortuna) di sviluppare nei decenni trascorsi dagli anni '70.

Per gli amanti dello Studio, Panda ed il suo sequel non hanno moltissimo da offrire, dal punto di vista artistico. Vuoi per la fretta (per cavalcare l'onda della passione per i panda nata in Giappone in quel periodo), vuoi per la penuria di mezzi (eh sí, l'aspetto economico non può essere trascurato), vuoi per l'ancora mancante contributo di Kazuo Oga (che sarà poi determinante in gran parte delle opere Ghibli, a partire proprio da Totoro), la realizzazione lascia molto a desiderare, con colori piatti ed animazioni poco fluide e spesso limitata ai personaggi principali.

D'altronde, si tratta di due mezz'orette senza impegno —foss'anche solo per completezza— godibili soprattutto se passate in compagnia del pubblico adeguato (sono mediometraggi decisamente per bambini2).


  1. ancor piú se si pensa che nel progetto originale di Totoro la protagonista era una singola ragazza, poi “sdoppiata” nelle due sorelle Satsuki e Mei. ↩

  2. a patto, però, che non siano bambini troppo facili allo spavento: con i miei non sono mancati gli «ho paura, ho paura» nelle scene di “tensione” che anche queste animazioni riescono a regalare. ↩